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1° Maggio: Boldrini a Mesagne
«Caporalato vera piaga società»

1° Maggio: Boldrini a Mesagne«Caporalato vera piaga società»

MESAGNE - «Bisogna riportare al centro questo tema che è una vera piaga per la nostra società, una piaga che tocca anche molte donne e forse anche in maniera più spietata». Lo ha detto il presidente della Camera, Laura Boldrini, nel corso di una manifestazione a Mesagne contro il caporalato nella masseria Canali, un bene confiscato alla mafia e gestito da Libera Terra.

«Abbiamo visto - ha spiegato - che sono morte donne sfiancate dalla fatica. Bisogna continuare nell’impegno sia a livello legislativo, e questo lo stiamo facendo, ma anche a livello di ispezioni, di monitoraggio. Ci dev'essere più trasparenza nell’incontro tra domanda e offerta. Dobbiamo avere una banca dati delle aziende agricole, delle liste dei lavoratori agricoli, dobbiamo fare in modo che chi usa i caporali venga punito così come i caporali stessi, perché non farlo va a svantaggio delle aziende sane, le aziende pulite oltre che dei lavoratori e delle lavoratrici».

«I lavoratori e le lavoratrici devono sapere che non sono soli. Non possiamo chiedere eroismo a queste persone. Non possiamo lasciarle sole quando denunciano. Per loro denunciare vuol dire anche perdere quel poco che hanno di lavoro e avere difficoltà a trovarne un altro».

 «E' importante - ha aggiunto - sostenere lo sforzo dei sindacati; la Flai Cgil si sta impegnando molto in questo territorio per riuscire ad assistere anche lo sforzo di chi vuole denunciare. Lo Stato c'è e chi vuole uscire allo scoperto non deve sentirsi solo».

In risposta a una domanda sull'immigrazione e sul rischio di un’ondata che possa interessare la Puglia, la presidente ha risposto: «Nei campi lavorano tutti, migranti e italiani. Non bisogna accettare lo sfruttamento né per gli italiani, né per i migranti. Perché una volta che si prende questa strada non si salva nessuno».

«Noi abbiamo introdotto il reato di caporalato, alla Camera abbiamo anche approvato la legge per la confisca dei beni dei caporali. Al Senato è in discussione un disegno di legge del governo su queste tematiche, principalmente sullo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura. Penso che le leggi le abbiamo fatte e le stiamo facendo. Ma non bastano le leggi. C'è da fare anche di più».

«C'è da fare ispezioni - ha insistito - monitoraggio e sostenere i lavoratori e le lavoratrici che denunciano e dare loro un’alternativa».

«Purtroppo - ha concluso - sono aumentate le morti sul lavoro - e molte di queste anche in agricoltura. Per me è importante oggi essere qui per ascoltare le testimonianze di queste donne che lavorano dieci, dodici, quattordici ore al giorno nei campi e che a volte muoiono di fatica, come è accaduto a Paola Clemente, lo scorso anno, e ha lasciato tre figli e un marito». 

TOLLERANZA ZERO PER CHI SFRUTTA LAVORO -  «Lo sfruttamento non può essere mai tollerato. Troppe volte abbiamo chiuso un occhio, anche due, perché ad essere sfruttati erano i migranti, con la speranza che a noi non sarebbe successo. Non è così: se si accetta questo gioco al ribasso non si salva nessuno».

«Ho sentito troppe volte dire - ha aggiunto - tolleranza zero verso l’anello più debole, verso chi si spaccava la schiena a lavorare. Io invece oggi voglio dire: tolleranza zero verso i caporali e verso quelle aziende che sfruttano il lavoro. Le imprese scorrette danneggiano anche le aziende sane, che ci sono e vogliono rispettare le regole, ma sono in sofferenza di fronte ai disonesti».

VA COMBATTUTO COME LE MAFIE - «Quello che ho sentito oggi dalle donne braccianti pugliesi, è inaccettabile nell’era digitale. Ho ascoltato i racconti di Lucia, Antonia, Maddalena, Vita, Nica e Carmela. Una galleria del dolore: sveglia nel cuore della notte, chilometri e chilometri di viaggio per iniziare a lavorare nei campi alle 5 del mattino e per 10-12 ore di fila. Non possiamo lasciare sole queste donne, non possiamo lasciare solo chi denuncia. Il caporalato e chi se ne avvale vanno combattuti come le mafie». Lo scrive, in un post su Facebook, la presidente della Camera Laura Boldrini raccontando la sua partecipazione, a Mesagne, ad una manifestazione contro il caporalato.

«Ha trovato la forza di parlare anche Stefano Arcuri, il marito di Paola Clemente, morta di fatica la scorsa estate nelle campagne di Andria per raccogliere uva a 27 euro al giorno. Ho voluto celebrare con loro il primo maggio, a Mesagne, in provincia di Brindisi, in una masseria confiscata alla Sacra Corona Unita e gestita da Libera. Durante un’iniziativa organizzata dalla Flai Cgil, ho detto che lo sfruttamento non può essere mai tollerato. Troppe volte abbiamo chiuso un occhio, anche due, perché ad esserne vittime erano i migranti, nella convinzione che a noi non sarebbe mai successo. E invece non è così: se si accetta il gioco al ribasso sul lavoro non si salva nessuno», spiega Boldrini nel post nel quale rimarca: «ho sentito troppe volte dire «tolleranza zero» verso l’anello più debole, verso chi si spaccava la schiena a lavorare ed era senza un permesso di soggiorno. Io invece oggi voglio dire un’altra cosa: tolleranza zero ma verso i caporali e verso quelle aziende che sfruttano le lavoratrici e i lavoratori».

«Le imprese scorrette danneggiano anche le aziende sane, che ci sono e vogliono rispettare le regole, ma sono in sofferenza di fronte ai disonesti», conclude. 

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