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I licenziamenti della nuova ditta

Don Uva, bufera sull'appalto
mensa: accuse al commissario

Nel mirino l'avv. Cozzoli che insiste sul risparmio e sulle garanzie occupazionali. La replica: le ditta di ristorazione e pulizie vogliono dimezzare il personale

Don Uva, bufera sull'appalto mensa: accuse al commissario

BISCEGLIE - L’appalto per i servizi di ristorazione e sanificazione nella Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie, affidati ad un nuovo contraente dalla gestione commissariale, continua a far discutere ed a generare accuse. Ora intervengono le segreterie regionali dei sindacati di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, che chiedono al commissario straordinario della Cdp, avv. Bartolo Cozzoli, l’accesso agli atti e lamentano di non aver ricevuto, al momento, risposta. Inoltre gli stessi sindacati hanno inoltrato l’istanza alla Procura di Trani ed all’Autorità Nazionale Anti Corruzione.

Va premesso in sintesi il pregresso sul caso. Infatti due mesi fa, contestualmente alla revoca dell’appalto trentennale per tali servizi, che era stato assegnato in passato all’Ambrosia Technologies con sede a Molfetta, il commissario Cozzoli fu aggredito da facinorosi dopo l’adozione di quel provvedimento chiedendogli di annullare la revoca. Ne scaturì l’apertura di un’immediata inchiesta della magistratura. Pochi giorni fa, invece, il sen. Francesco Amoruso, ha chiesto al governo di “garantire chiarezza e trasparenza” riguardo alla gestione commissariale ed in particolare su una delle ditte scelte per il servizio di ristorazione e di pulizia coinvolta in altre inchieste romane. Non è mancata la replica del commissario Cozzoli, secondo cui «la doverosa revoca dell’appalto alla Ambrosia Technologies e l’aggiudicazione a nuovi fornitori hanno consentito un considerevole risparmio di spesa, il mantenimento dei livelli occupazionali e la riduzione dell’abnorme durata dell’appalto (che passa da 30 anni - prorogabili tacitamente per ulteriori 12 - ad un solo anno, limite temporale che consentirà agli eventuali acquirenti dell’Opera di Don Uva di poter liberamente selezionare un nuovo contraente)».

Ora tuonano i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil che oltre all’iniziativa suddetta hanno coinvolto anche l’assessorato regionale alla Sanità. «Nel frattempo, però, i lavoratori sono stati assunti con un contratto ridotto ed a tutele crescenti, aspetto contro il quale i sindacati hanno già deciso di avviare le procedure per l’impugnazione a livello regionale – sostengono Cgil, Cisl e Uil nella nota - la vicenda è quella del mancato accordo con le ditte Pastore Srl e Consorzio Cns sul passaggio del personale impiegato da anni negli stessi servizi».

«Le motivazioni del mancato accordo – spiegano i segretari Manocchio, Ruta e Zimmari – sono da addebitare alla ferma volontà delle società subentranti, in particolare quella che dovrà gestire il servizio di ristorazione, di procedere ad una consistente riduzione dei contratti individuali di ciascun lavoratore, in ragione di un esubero di personale registrato del 40-50%, e del rifiuto alla richiesta delle scriventi di produrre la documentazione necessaria a confermare i numeri comunicati dall’azienda».


Poi gli stessi sindacalisti spiegano: «ci è stato ribadito di non poter consegnare né tantomeno far visionare la documentazione relativa ai capitolati di appalto e alle condizioni economiche con le quali i servizi sono stati aggiudicati, per cui in autonomia, ma senza alcun esito, abbiamo cercato di reperire detta documentazione, però non vi è traccia nemmeno sul sito dell’Amministrazione Straordinaria della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza». Infine, concludono Manocchio, Ruta e Zimmari, «di non riuscire a comprendere la motivazione per la quale le richieste rimangono inevase, ed essendo preoccupati per il danno così consistente arrecato ai lavoratori dei servizi in appalto rinnovano la richiesta di un incontro urgente e, nello stesso tempo, presentano istanza di accesso agli atti».

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