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Domenica 19 Novembre 2017 | 00:34

Accertamenti cardiologici avrebbero potuto evitare decesso

Morì durante fecondazione
assistita. Pm Bari: diagnosi errata

Morì durante fecondazione assistita. Pm Bari: diagnosi errata

BARI - Avrebbero deciso di continuare l'intervento di fecondazione assistita sulla paziente nonostante subito dopo l’anestesia la 38enne di Bitritto (Bari) Arianna Acrivoulis, poi deceduta, «avesse accusato manifestazioni allergiche consistenti in una brusca caduta della pressione arteriosa, con bradicardia e difficoltà respiratorie».

È quanto ipotizza la Procura di Bari nelle imputazioni formulate nei confronti di due medici Giuseppe D’Amato, ginecologo e direttore del Centro di fecondazione di assistita di Conversano (Bari), e Cosimo Orlando, primario di Anestesiologia della stessa clinica.

Stando alle indagini, coordinate dai pm Luciana Silvestris e Grazia Errede e basate sulla documentazione clinica acquisita e sulla consulenza medico-legale, i due medici avrebbero «omesso di disporre la necessaria valutazione cardiologica prima dell’esecuzione dell’intervento» pur sapendo di trovarsi di fronte ad una donna affetta da obesità e diabete e con lieve insufficienza mitralica. Avrebbero poi omesso di sospendere la procedura nonostante i sintomi sopravvenuti, e anzi avrebbero continuato somministrando ulteriore anestesia fino al decesso della paziente «per aritmia cardiaca».

L’autopsia, eseguita dai medici legali Francesco Introna e Francesco Bruno, ha rivelato infatti che se i due medici avessero fatto accertamenti cardiologici più approfonditi e quindi una diagnosi più precisa, si sarebbe potuto «evitare l’esito infausto».

I fatti risalgono al 10 giugno 2015. All’indomani del decesso e della denuncia della famiglia, oltre all’inchiesta nell’ambito della quale la Procura si appresta a chiedere il rinvio a giudizio furono avviate due indagini amministrative da parte della Asl di Bari e del ministro della Salute che inviò anche gli ispettori nell’ospedale di Conversano

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