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Sabato 18 Novembre 2017 | 13:04

Inchiesta

Il dipendente barese in pensione
è quasi un «povero assoluto»

Assegno medio mensile di 870 euro lordi, al netto è sotto la soglia Istat

Il dipendente in pensione è quasi un «povero assoluto»

di GIANLUIGI DE VITO

BARI - Spiaggiati. Per l’età, tanto avanti da rendere quasi impossibile un’alleanza tra generazioni. Spiaggiati per la pensione da poveri. Una pensione tanto sottile da rendere ancora più molle il ventre, e da assassinare l’anima di chi attorno a quel ventre è costretto a gravitare.

Leggere tra le pieghe delle statistiche ufficiali dell’Inps è come scartavetrare una vergogna. E quando la lente d’ingrandimento si ferma a Bari e provincia, la zavorra è un cazzotto nella bocca dello stomaco. Una grande fetta dei baresi di città, e di quelli di provincia che fanno parte della platea pensionati, ha assegni mensili da «poveri assoluti». Una povertà economica che quando s’aggiunge alla debolezza del corpo, toglie spazio a energie, a soluzioni, alla nuova voglia di vita. E il dramma dei singoli diventa scacco sociale, collasso economico.

I DATI - Le pensioni vigenti a livello nazionale sono 18.136.850, di cui 14.299.048 di natura previdenziale, vale la dire sono prestazioni economiche che hanno avuto origine dal versamento dei contributi previdenziali (vecchiaia, invalidità, e superstiti) durante l’attività lavorativa. Le altre 3.837.802 prestazioni sono di natura assistenziale e comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegno sociali. A Bari e provincia, con i 24.065 assegni pensionistici di ogni tipo del 2015, lo stock totale 2016 delle pensioni vigenti arriva a 328.376, l'1,81% del totale nazionale, il 29,11% del totale pugliese, e il 5,94% di Sud e isole. E questo la dice lunga sulle proprozioni della torta: la fetta barese non è poi così larga. Specie se si guarda in termini di spesa, cioè a quanto costa erogare le prestazioni pensionistiche: la spesa complessiva annua per la nostra provincia è di 3,08 miliardi di euro, appena l'1,56% del totale nazionale che è pari a 196,80 miliardi di euro. Per le 8.722.052 pensioni vigenti nel Nord si spendono 108,094 miliardi, più del doppio dei 48,664 miliardi spesi per le 5.525.202 pensioni vigenti del Sud e delle Isole.

LO SCACCO - Il grosso delle pensioni è costituito dalla gestione lavoratori dipendenti. È così in Italia, è così a Bari. È proprio osservando il dato di Bari che balza l’evidenza statistica da vergogna. Ma prima, una precisazione. La gestione lavoratori dipendenti è davvero larga. Per intenderci, vi sono comprese anche categorie che hanno un assegno mensile se non robusto, quanto meno dignitoso, come quelli del settore trasporti, telefonia, elettricità, oppure pensionati Inpadai e chi ha maturato la pensione con fondi sosstitutivi e integrativi. Ma è un unverso minimo. È alla maggioranza che bisogna guardare. E il 90% delle pensioni della gestione lavoratori dipendenti nella provincia di Bari nel 2016 riceve un assegno medio pari a 870 euro lordi al mese. Lordi. Una cifra che è di nove punti percentuali in meno rispetto all’assegno medio mensile nazionale che è di 950 euro.

Il cazzotto arriva manovrando il calcolatore Istat sulla soglia di povertà assoluta. Soglia che «rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza», chiarisce l’Istat. E ancora: «Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore» a un determinato valore monetario calcolato in base a numero componenti del nucleo familiare per classe di età, area in cui la famiglia vive, e tipologia di Comune. Bene, considerando una coppia di età tra i 60 e i 74 anni dell’area metroplitana (dunque, di Bari e dei 41 Comuni), il valore monetario che definisce la soglia di povertà assoluta è di 811 euro al mese: appena 59 euro in meno dell’assegno mensile medio per una pensione della gestione dipendenti. Ora, però, va considerato il fatto che l’indicatore Istat è al netto, mentre l’assegno è al lordo: depurato di tasse si scende al di sotto della soglia della povertà assoluta. Se poi il calcolo della soglia lo si fa considerando un nucleo di over 75enni, allora il brivido di gelo è immediato, perché la soglia è di 747 euro: - 147 euro. Nucleo più povero dei poveri.

LE ALTRE CATEGORIE - Le cose peggiorano se si considerano le pensioni medie dei lavoratori autonomi pari a 668 euro lordi mensili (8% in meno del dato nazionale, pari a 724 euro): dai 751 euro lordi mensili di un commerciante (23.333 il totale delle pensioni vigenti dei commercianti) ai 133 euro medi mensili di un lavoratore parasubordinato (2.593); dai 740 euro degli artigiani ( 23.270) ai 532 euro dei coltivatori diretti (16.479).

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Commenti all'articolo

  • revisore

    27 Aprile 2016 - 15:03

    Va precisato che gran parte di artigiani e commercianti han dichiarato molto meno di quanto guadagnato preferendo investire i soldi risparmiati per tasse e contributi in immobili e risparmi.Dunque a quelle misere cifre va aggiunto ben altro.

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