Venerdì 22 Giugno 2018 | 17:09

lotta alla mafia

Minacce di morte
al sindaco Magrone

L’ex magistrato ha ricevuto questa minaccia di morte dalla moglie di una delle vittime della strage di via Piemonte, avvenuta in stile mafioso il 19 maggio 2013

targa mafiosi uccisi

di CARLO STRAGAPEDE

BARI - «Devi fare la stessa fine di mio marito». Il sindaco di Modugno, l’ex magistrato Nicola Magrone, ha ricevuto questa minaccia di morte dalla moglie di una delle vittime della strage di via Piemonte, avvenuta in stile mafioso il 19 maggio 2013 nella zona Cecilia del quartiere San Paolo.
Alla base della frase, scritta sul profilo Facebook di Magrone, la sua decisione di far rimuovere la targa, fatta affiggere sul luogo del delitto non si sa da chi, che riportava testualmente le parole: «In ricordo di Antonio Romito, Claudio Fanelli, Vitantonio Fiore. Resterete per sempre nei nostri cuori. Gli amici. Bari 19.5.2013».

Lunedì 11 aprile i vigili urbani si sono recati sul posto e hanno rimosso la lapide. La decisione del sindaco non è stata gradita dalla moglie di una delle vittime del triplice omicidio. Che è entrata sul profilo Fb di Magrone e gli ha scritto la minaccia, senza nascondersi. A ricordarla è il diretto interessato: «Il giorno dopo aver fatto demolire la targa, ho letto parole di questo tenore, “ti auguro di fare la stessa fine di mio marito, morirai come mio marito”», accompagnate da epiteti irriferibili.

Magrone non ha voluto diffondere la notizia, trapelata solo ieri mattina dalla Prefettura, dove l’organo periferico del Viminale ha convocato un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, sulla vicenda. «Oggi, 19 aprile - si legge in un comunicato ufficiale -, si è tenuta in prefettura la riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduta dal prefetto, Carmela Pagano, con la partecipazione, tra gli altri, del sindaco del Comune di Modugno, dedicata all’analisi della situazione della sicurezza nell’area metropolitana di Bari e in particolare nel Comune di Modugno. Ad apertura della riunione, il Comitato ha espresso la piena e massima solidarietà al sindaco Nicola Magrone per le frasi offensive rivoltegli nei giorni scorsi sui social network a seguito della rimozione della targa metallica affissa in via Piemonte tra i civici 74 e 76, che “ricordava” l’omicidio di tre appartenenti alla criminalità ivi verificatosi il 19 maggio 2013». La mattina di domenica 19 maggio, Romito, Fanelli e Fiore furono assassinati da un commando.

Fin qui i fatti. Magrone commenta: «Non ho paura. Durante la mia carriera di magistrato ne ho vissute tante». Da qualche anno in pensione dalla «toga», Nicola Magrone, 75 anni, è stato rieletto sindaco di Modugno l’anno scorso, dopo la prima breve esperienza di 15 mesi tra il 2013 e il 2014. Tra gli altri incarichi giudiziari, è stato pubblico ministero a Bari e presidente del Tribunale di Larino (Campobasso). Ha coordinato le indagini sull’assassinio di Palmina Martinelli, la 14enne di Fasano arsa viva nel 1981 (è riacceso il dibattito sulla possibile riapertura del caso) e ha rappresentato l’Accusa al «Processo ai clan» della città vecchia e del San Paolo ai primi anni ‘90.

Riflette il sindaco: «Il fatto più preoccupante, non per la mia persona ma per la nostra società, è che questa donna mi ha rivolto la minaccia senza nascondersi. Insomma ostenta uno status organizzativo inequivocabile. L’aspetto più sinistro di questa vicenda è che l’ostentazione evidente del messaggio e della stessa autrice crea quel clima di possibilità di un gesto che non è detto debba derivare necessariamente da lei. Insomma può creare una cappa giustificativa di un’azione contro di me per chiunque ce l’abbia con me». Domandiamo: querelerà? «No, affatto. La querela crea un “tu per tu” deprimente. Né tanto meno chiederò la scorta e del resto anche quando, da magistrato, l’ho avuta, non l’avevo mai chiesta. Comunque sono grato al Comitato per avermi convocato e per la solidarietà espressa».
Anche il Pd di Modugno esprime «solidarietà al Sindaco per l'aggressione verbale. Lo ripetiamo da tempo, questa città merita un riscatto e ci appelliamo sempre all'unità sui temi cruciali. Come è la difesa di una istituzione, a prescindere dalle posizioni».

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Commenti all'articolo

  • Luisella

    Luisella

    21 Aprile 2016 - 06:06

    Mi sembra di ricordare che il Dott. Magrone fu il primo magistrato che comprese e difese la sedicenne Palmina Martinelli, morta per ustioni.

    Rispondi

  • gianfranco

    gianfranco

    20 Aprile 2016 - 11:11

    Torno a ricordare che, come ha fatto Magrone, altrettanto dovrebbe fare De Caro facendo rimuovere una targa posta su un muro sulla pubblica via, esattamente in via Dei Mille 71, in memoria di un altro delinquente ucciso. Allora: onore ai delinquenti caduti o a chi combatte contro i delinquenti? Sarei per un sit-in dinanzi a questa lapide a sostegno di De Caro che non si esimerà dall'eliminarla!!!

    Rispondi

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