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Sabato 18 Novembre 2017 | 09:20

archeologia

L'Uomo di Altamura ha un volto
con tanto di capelli, barba e baffi

Il 26 aprile sarà presentata la ricostruzione a grandezza naturale dello scheletro della grotta di Lamalunga, realizzata sulla base di una analisi rigorosamente scientifica dai paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis, fra i più qualificati al mondo

lo scheletro dell'uomo di Altamura

BARI - A oltre 20 anni dalla sua scoperta è ancora là, dove è stato trovato: incastrato nella roccia. Ma ora finalmente L’Uomo di Altamura ha un volto. Il prossimo 26 aprile sarà infatti presentata al mondo la ricostruzione a grandezza naturale dello scheletro della grotta di Lamalunga, realizzata sulla base di una analisi rigorosamente scientifica dai paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis, fratelli, fra i più qualificati al mondo in ricostruzioni paleoantropologiche, nelle quali si combinano dati scientifici e interpretazione artistica.

Sarà inoltre mostrata la ricostruzione 3D del cranio dell’Uomo di Altamura, estratto virtualmente dal suo scrigno carsico nell’ambito dello stesso progetto di ricostruzione. Finora era a disposizione solo la parte frontale, così come appare nelle fotografie: ora, senza spostare lo scheletro, è stato ricucito in laboratorio, al computer, tutto il cranio. E con la ricostruzione ci sono anche capelli, barba e baffi. Un’emozione che non è solo scientifica: attraversa ogni persona che si avvicina all’enigma della evoluzione della specie umana.

«Vederlo mi ha dato un effetto straordinario, molto suggestivo», racconta il paleoantropologo Giorgio Manzi della Sapienza Università di Roma, che insieme al prof. David Caramelli dell’Università di Firenze, coordina il progetto che impegna da tempo un gruppo di ricercatori nello studio e nella raccolta di informazioni scientifiche sul mistero dello scheletro fossile scoperto nel 1993 da alcuni speleologi altamurani e baresi all’interno del sistema carsico di Lamalunga, nel territorio di Altamura, nell’Alta Murgia della Puglia. Un primo e unico frammento dello scheletro, estratto fisicamente nel 2009 da una scapola, ha consentito di raccogliere dati sul Dna, quantificare alcuni aspetti sulla morfologia «e finalmente, in base ad analisi condotte in parallelo nella grotta - racconta il prof. Manzi -, risalire ad una data: è possibile infatti ora collocare cronologicamente l'Uomo di Altamura in un intervallo finale del Pleistocene Medio compreso tra 172 e 130mila anni.

Non a caso lo scheletro presenta caratteristiche morfologiche e paleogenetiche che lo identificano come appartenente alla specie Homo neanderthalensis» combinati con elementi di maggiore arcaicità. E' dunque un «antico» Neanderthal, la specie umana estinta vissuta in tutta Europa tra almeno 200mila e circa 40mila anni fa. Non c'è nulla di altrettanto completo come l’Uomo di Altamura nella documentazione paleoantropologica mondiale che precede la comparsa e la diffusione della nostra specie e riportare lo scheletro in superficie consentirà - assicurano gli esperti - analisi genomiche di grandissimo interesse scientifico. E ora aver realizzato in silicone il viso e il corpo dell’Uomo di Altamura consentirà nuovi studi e nuovi traguardi da raggiungere.

«Non è finita certo qui - annuncia infatti il prof. Manzi - siamo solo all’inizio di un percorso».

L'intenzione è infatti quella di estrarre al più presto fisicamente dalla grotta lo scheletro ancora intrappolato nelle formazioni calcitiche che lo ricoprono, nelle profondità della terra, sfidando percorsi sotterranei quasi inaccessibili.

Il progetto della ricostruzione voluto dal Comune e gestito in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia della Puglia - sottolinea il sindaco di Altamura, Giacinto Forte - "rappresenta una vera e propria anteprima della Rete Museale Uomo di Altamura, di prossima inaugurazione, sulla quale saranno fornite alcune anticipazioni il 26 aprile».

Il completamento della Rete Museale è stato finanziato (1,5 mln di euro circa) con fondi del PO FESR 2007-2013 dell’Ue e della Regione Puglia. L'operazione di ricostruzione iperrealistica dell’Uomo di Altamura - che si è avvalsa di tutti i dati raccolti dai ricercatori in 5-6 anni di lavoro e dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia e di ulteriori verifiche compiute - è costata circa 80-90mila euro e ha impegnato i due esperti palio-artisti olandesi per diversi mesi. L’Uomo di Altamura, così come è stato ricostruito, è stato trasportato in Puglia alcune settimane fa e tra poco tutto il mondo conoscerà il volto del Neanderthal, forse il più antico da cui siano state estratte porzioni di materiale genetico.

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