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Sabato 26 Maggio 2018 | 01:50

Bisceglie

«La Lama Paterna
va salvaguardata»

Ad ulteriore conferma di tale assoluta necessità: «l’area di che trattasi è una delle ultime, se non l’ultima, delle zone rivierasche del comune di Bisceglie ancora quasi del tutto non contaminate da azioni di tipo antropico»

Lama Paterna

Lama Paterna

di LUCA DE CEGLIA

BISCEGLIE - Nella Lama Paterna, attraversata dal ponte borbonico dell’ex statale Bisceglie-Trani, è stata individuata «una comunità vegetale di interesse comunitario che, ai sensi della direttiva Habitat n. 92/43 dell’Unione Europea, è da sottoporre a tutela e valorizzazione anche sotto il profilo naturalistico e conservazionistico». La scoperta, con l’invito ad una immediata salvaguardia dell’area, è stata fatta da due esperti di livello nazionale dell’Università degli Studi di Bari, ovvero Francesco Saverio D’Amico, ricercatore e docente di Botanica sistematica nel dipartimento di Biologia e Pasquale Montemurro, ordinario di Agronomia generale, docente di Gestione eco-compatibile della flora nel dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e dell’ambiente.

Scandagliando la Lama Paterno è stata appurata la presenza nell’area a ridosso della spiaggia di una comunità di piante alofile ed alo-nitrofile costituita da specie dei generi Halimione, Suaeda, Artrocnemum, Inula, ecc. Quindi vi è una rilevanza botanica ed ambientale, attestata nella relazione finale del 5 marzo che, secondo i due docenti è ancora più rilevante e cioè «se l’osservazione esterna fosse stata effettuata in primavera inoltrata, dal rilievo floristico standard in situ sarebbero emersi ben altri e più importanti caratteri della flora e fitosociologici, che avrebbero potuto così mostrarsi completamente nella loro indubbia rilevanza geobotanica».

Ciò nonostante va rafforzata la guardia riguardo alla tutela dell’area, in cui svetta una torre di vedetta cinquecentesca (minacciata dall’erosione costiera) ed un laghetto naturale recentemente interessato da lavori di manutenzione. Pertanto i professori D’Amico e Montemurro ritengono necessario e doveroso segnalare che «l’area esaminata - ricadente nel Comune di Bisceglie e sita alla foce della Lama Paterna - deve assolutamente considerarsi come zona da sottoporre a tutela e da salvaguardare, ai sensi della normativa comunitaria, evitando obbligatoriamente l’attuazione di qualsivoglia intervento di tipo antropico, che in ogni caso ne altererebbe l’attuale caratteristica paesaggistica di spazio naturale».

Poi ad ulteriore conferma di tale assoluta necessità si aggiunge che: «l’area di che trattasi è una delle ultime, se non l’ultima, delle zone rivierasche del comune di Bisceglie ancora quasi del tutto non contaminate da azioni di tipo antropico e che, per tale specifica peculiarità, al momento essa conserva quasi intatte le sue originali caratteristiche naturali, a totale beneficio degli aspetti paesaggistici del territorio circostante». In sintesi, nell’interesse della collettività e nello spirito della già richiamata direttiva comunitaria, i due studiosi sollecitano ad «intraprendere nell’area in oggetto un più virtuoso percorso che alla salvaguardia sotto il già richiamato profilo naturalistico, associato ad interventi di effettiva e non pretestuosa riqualificazione ambientale, volto alla ricostituzione ed alla intensificazione in particolare della macchia mediterranea, utilizzando materiali di propagazione derivanti da individui di origine autoctona, ad esempio di Phyllirea latifolia l. (fillirea), Myrtus communis L, (mirto), Rhamnus alaternus L. (alaterno), ecc.».
Ne potrebbero derivare prospettive qualificanti. «Qualora la riprogettazione naturalistica dell’area, sita alla foce della Lama Paterna, fosse attuata nei termini a grandi linee prospettati – concludono D’Amico e Montemurro - si potrebbe altresì intravvedere la possibilità di un uso dell’area in argomento, a scopo didattico, per una sua naturale pubblica fruizione».

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