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Strada regionale «8»
la variante sospesa

Il nodo degli espropri. La sentenza del Tar non ha chiuso la contesa

Strada regionale «8»  la variante sospesa

di Tiziana Colluto

LECCE - Procedimento di variante ancora valido o senza futuro: il cerino sulla strada regionale 8 è in mano alla Regione, che, dopo la sentenza del Consiglio di Stato a febbraio e quella del Tar di Lecce di due giorni fa, deve capire se l’iter dovrà ripartire da zero.

«Può proseguire», afferma Pierluigi Portaluri, legale che ha rappresentato in giudizio Ccc, il consorzio aggiudicatario dell’appalto. Non la pensano così i proprietari ricorrenti, difesi dall’avvocato Tommaso Millefiori: la variante è tale perché si innesta su un progetto originario che è stato stralciato, poiché sono stati annullati «ab origine» gli atti alla sua base. La querelle, insomma, continua al di là delle aule di tribunale.

Il provvedimento di due giorni fa ricalca l’impostazione già dettata dal Consiglio di Stato, che ha stabilito che gli atti relativi al piano di raddoppio dell’arteria sono viziati in almeno tre punti: non è stata garantita la partecipazione dei cittadini al procedimento di esproprio; la valutazione di impatto ambientale (Via) era già scaduta nel 2011, mentre i cantieri sono stati aperti nel 2013; non sono state rispettate le prescrizioni del decreto sulle infrastrutture del 2001.

È ciò che ha delegittimato l’approvazione del progetto definitivo-esecutivo e la contestuale dichiarazione di pubblica utilità dell’opera. Ed è anche ciò che ha portato il Tar a ordinare alla Regione la restituzione delle aree occupate, circa tre ettari ricadenti nell’azienda agricola Sica. Di più, è stato prescritto anche il ripristino dello stato dei luoghi, con la necessità di riportarli al loro aspetto originario. A meno che, comunque, Bari non opti per l’acquisizione sanante, «di dubbia applicazione in relazione ad opere realizzate senza i prescritti titoli abilitativi», ha rimarcato Millefiori.

Per Portaluri, invece, ciò è assolutamente possibile. E, anzi, a suo avviso la sentenza del Tar è un autentico disco verde alla ripresa del cantiere: «il Giudice salentino – dice - ha stabilito che gli atti del tracciato della variante sono pienamente legittimi, poiché i Comuni hanno rispettato la disciplina statale e regionale vigente in materia. In questo modo la Regione può portare a compimento la realizzazione di questa importante infrastruttura. Positive saranno anche le ricadute di questa decisione sui processi di sviluppo del turismo, che sconta nel Salento un’insufficiente articolazione del tessuto viario».

Secondo i ricorrenti, al contrario, gli atti dei Comuni, di cui pure è stata riconosciuta la legittimità, sono posti a base dei provvedimenti regionali poi annullati, come quello di approvazione del progetto definitivo ed esecutivo e la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera. Dunque, in sostanza, secondo loro, valgono poco.

Un pasticcio che non trova ancora fine quello della strada delle vacanze, che si vuole ampliare per portare i turisti da Lecce a San Foca. Con i lavori a metà e l’iter di variante incerto, fermo all’approvazione della Via del 30 luglio, alla Regione spetta capire, ora, come andare avanti.

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