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Passione fatale tra prete e militare
sotto accusa sacerdote lucano

Il carabiniere: «Da lui avance e calunnie». Il prete: «È tutto falso»

Passione fatale tra prete e militaresotto accusa sacerdote lucano

PICERNO - La storia rimbalza dal Salernitano, ma le tracce portano in Basilicata, a Picerno, paese natale di don Antonio Marrese, cappellano militare. Il sacerdote è stato accusato di stalking e calunnia da un carabiniere di Trecase, ora in servizio a Massa Carrara, in Toscana: «Don Antonio mi ha fatto delle avances. Sono esasperato, mi minaccia se non cedo alle sue dichiarazioni». Il militare fa riferimento a una serie di lettere minatorie che, a suo dire, gli avrebbe mandato il prete «respinto». Il fatto sarebbe accaduto a giugno del 2015, quando i due si trovavano a Pisa, nella Brigata Aerea.

La denuncia è finita nelle mani della Procura pisana che vuole vederci chiaro: i carabinieri - come riferisce Giovanna Salvati su Metropolis - hanno perquisito l’alloggio del cappellano dove sarebbero state trovate molte buste bianche, già affrancate, del modello di quelle utilizzate per le lettere calunniose all’indirizzo del militare. Nello stesso appartamento sono state sequestrate una sveglia, al cui interno era nascosta una telecamera, una penna dotata di un dispositivo capace di registrare conversazioni audio, un lampeggiante per auto, di quelli con calamita, e alcune pergamene con la denominazione «Patriarca Latinus Hierosolymitanus», il patriarcato di Gerusalemme dei Latini, che è una sede della Chiesa cattolica immediatamente soggetta alla Santa Sede. A cosa gli serviva tutto questo materiale?

Tra don Antonio e il militare c’è una lunga conoscenza. È stato proprio il cappellano a cresimare il militare. Amicizia fraterna che il sacerdote voleva trasformare in qualcosa di più.

Subito dopo la perquisizione e aver appreso dell’accusa nei suoi confronti, don Antonio si è rifugiato nella sua Picerno. Raggiunto al telefono dai cronisti, il prete smentisce tutto: «Era mio amico, l’ho cresimato: non riesco a capire perchè mi sta facendo questo e soprattutto perchè sta alimentando menzogne».

«La mia unica colpa - sottolinea a Metropolis - è stata quella di aver presentato degli esposti, sono quelle le lettere delle quali si parla tanto, nessuna minaccia, solo esposti con dei fatti. Punto, nessun avances, per amore della verità e di Dio si scrivano cose reali».

Poi aggiunge: «Questo è l’anno della Misericordia, e il Papa ha detto di avere Misericordia, non si tratta di perdonare il mio accusatore ma di cercare di capire perchè così tanto accanimento quando invece esiste il dialogo, il confronto. La verità - continua il sacerdote - è una certezza ed è in quei fatti, e non sono di certo le mie avance ad un militare, peraltro amico fraterno. Sono cose assurde che fanno male e che hanno il chiaro obiettivo di distruggere la mia figura, la mia persona ed il mio ruolo».

picerno il fatto sarebbe accaduto a giugno 2015 quando i due si trovavano nella brigata aerea di pisa

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