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Oggi l'interrogatorio di De Giorgi

Petrolio lucano, il Capo
della Marina davanti ai pm

E’ atteso per il primo pomeriggio l’arrivo nel Palazzo di Giustizia di Potenza del capo di Stato maggiore della Marina: sarà sentito sul filone siciliano dell'inchiesta

de giorgi

Marina Militare, «corvi», legge navale, «quartierino», petrolio, abuso di ufficio, Potenza, Roma e Augusta: sono queste alcune delle «parole chiave» che oggi faranno da traccia all’interrogatorio dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, indagato nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata.

E’ atteso per il primo pomeriggio l’arrivo nel Palazzo di Giustizia di Potenza del capo di Stato maggiore della Marina, che da alcuni giorni deve «difendersi» anche dalle accuse - «su fatti inesistenti», come li ha definiti seccamente la Marina - contenute in un dossier anonimo recapitato agli stessi pm, al governo e ad alcuni giornali. Negli uffici della Procura di Potenza, De Giorgi si troverà davanti ai magistrati che l’hanno iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di abuso d’ufficio. Il suo nome compare numerose volte nelle migliaia di pagine che compongono i faldoni del cosiddetto filone "siciliano": la sua voce è stata registrata per mesi, in tante intercettazioni. Il «quartierino romano» - il presunto comitato d’affari di cui farebbe parte anche Gianluca Gemelli, il compagno dell’ex ministra dello Sviluppo economico, Federica Guidi - avrebbe «puntato» un pontile del porto di Augusta, snodo fondamentale per i «movimenti» del petrolio. L’ammiraglio dovrà quindi fare chiarezza sul suo ruolo, anche per altre mosse che, nei mesi scorsi, hanno riguardato la Marina militare, ad esempio per favorire - sostiene l’accusa - l’iter e il finanziamento della legge navale.

A prescindere dai chiarimenti che De Giorgi fornirà ai magistrati, la sua carriera sembra ormai arrivata al capolinea: compirà 63 anni, l’età della pensione, il prossimo 21 giugno e il Governo, esclusa una possibile estensione del mandato, si appresta a decidere il successore: l’ammiraglio Valter Girardelli, attuale capo di Gabinetto del ministro della Difesa Pinotti sembra il favorito rispetto all’altro contendente, l'ammiraglio Filippo Maria Foffi, comandante in capo della Squadra navale. La designazione del nuovo capo di stato maggiore dovrebbe avvenire nella prima quindicina di maggio, non prima, nell’ambito di una più ampia tornata di nomine riguardanti anche il comandante generale della Guardia di finanza, i direttori di Aisi, Dis e il capo della Polizia.
Domani l’inchiesta potentina sarà caratterizzata anche dalla ripresa dell’udienza del Tribunale del Riesame. Dopo le prime due posizioni minori esaminate martedì scorso, sarà la volta dei ricorsi delle sei persone ai domiciliari dallo scorso 31 marzo - cinque dipendenti dell’Eni e l’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino (Pd) - e soprattutto del ricorso della compagnia del cane a sei zampe, che chiede il dissequestro di due vasche nel Centro Oli di Viggiano (Potenza) e del pozzo di reiniezione «Costa Molina 2» a Montemurro (Potenza).


Proprio il parere del Riesame sull'istanza dell’Eni potrebbe segnare una svolta per il prosieguo di un’inchiesta, il cui filone Val d’Agri con il presunto smaltimento illecito di rifiuti, dal 19 al 22 aprile, sarà sotto la «lente di ingrandimento» anche della Commissione Ecomafie che oggi ha ufficializzato la missione di quattro giorni in Basilicata e "l'acquisizione abbondante di documentazione» sulla stessa inchiesta. La situazione ambientale e sanitaria della Val d’Agri è stata inoltre esaminata da uno studio dell’Istituto superiore di sanità, consegnato alla Regione Basilicata circa due mesi fa: "E' degna di attenzione - è scritto nelle conclusioni - la situazione riguardante altre patologie non tumorali, ad eziologia multifattoriale, per le quali risultano, eccessi di mortalità e ospedalizzazioni rispetto all’intera regione Basilicata».


E ai vertici dell’Eni il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri (Fi) chiede una «pubblica risposta» sulla vicenda dell’assunzione in una ditta subappaltatrice dell’Eni del figlio dell’ex sindaco Vicino: «La compagnia - domanda Gasparri - si ritiene immune da responsabilità o da condotte opache che avrebbero visto la multinazionale di fatto fiancheggiare alcune realtà politiche in Lucania?».

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