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Venerdì 24 Novembre 2017 | 19:44

Il fatto nel 2010

Fotografo ucciso dal figlio
Cassazione: colpito dopo litigio

Il processo di appello bis inizierà il prossimo 19 aprile e sarà finalizzato unicamente a rideterminare la pena di 30 di reclusione inflitta dalla Corte di Assise di Appello di Bari nel 2014

Fotografo ucciso dal figlio Cassazione: colpito dopo litigio

BARI - Nicola Scanni avrebbe ucciso il padre Mario, noto fotografo barese, dopo un litigio, spinto da un "movente di tipo economico o familiare», ma senza premeditazione. E’ quanto affermano i giudici della Corte di Cassazione nelle motivazioni delle sentenza (depositate di recente) con cui nel luglio 2015 hanno confermato la sentenza di condanna di Scanni annullando con rinvio solo parte riferita alla aggravante della premeditazione. L’omicidio venne commesso nella mattinata del 22 agosto 2010 nello studio fotografico della vittima di via Crisanzio a Bari.

Il processo di appello bis a carico di Scanni, imputato a piede libero per l’omicidio del padre, inizierà il prossimo 19 aprile e sarà finalizzato unicamente a rideterminare la pena di 30 di reclusione inflitta dalla Corte di Assise di Appello di Bari nel 2014. Secondo i giudici, quindi, non ci sono dubbi sulla colpevolezza dell’imputato. Tuttavia, non avendo agito con premeditazione, ma trattandosi di «un’iniziativa estemporanea», la condanna a 30 anni di carcere dovrà essere ridotta.

Scanni, difeso dall’avvocato Marco Valente, fu arrestato un mese dopo il delitto ed è stato detenuto nel carcere di Bari fino al dicembre 2011 (per 15 mesi) quando è stato scarcerato dopo l’assoluzione ottenuta in primo grado al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. Sentenza poi ribaltata in secondo grado con la condanna a 30 anni di reclusione. Ora per la Suprema Corte «fermo restando il giudizio definitivo sulla colpevolezza dell’imputato - si legge nelle motivazioni - la sentenza deve essere annullata limitatamente alla premeditazione».

Secondo i giudici della Cassazione, infatti, la stessa scelta dell’arma usata, «uno degli strumenti di lavoro (come un treppiedi fotografico) presenti nello studio privo di intrinseca micidialità», renderebbe l’omicidio «compatibile con un’iniziativa non programmata»

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