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«La Xylella non è lontana rischio anche in Capitanata»

Di Gioia agli agricoltori: «Buone prassi agricole per scongiurare il contagio»

«La Xylella non è lontana rischio anche in Capitanata»

di MASSIMO LEVANTACI

La programmazione agricola pugliese punta molte delle sue carte sull’affermazione dell’olio di qualità, nonostante l’allarme Xylella e il rischio di un’espansione del batterio killer dal Salento ad altre zone. «Siamo sotto attacco» ammette l’assessore all’Agricoltura, Leonardo Di Gioia, «si tenta di trasferire sul piano mediatico gli effetti devastanti della Xylella sulla produzione olivicola, sapendo che non è così». E’ il momento di fare una difesa comune del prodotto principe della salubrità agricola delle nostre campagne (al netto delle sofisticazioni che avvengono anche qui), l’appello agli agricoltori a seguire le «buone prassi agricole» non sembra occasionale. Ma l’assessore davanti a una nutrita platea di olivicoltori foggiani – durante il convegno di chiusura attività del primo anno dell’organizzazione di produttori Oliveti dauni – ha voluto parlar chiaro: un rischio Xylella non è scongiurato nemmeno nelle zone al momento non coinvolte, come la Capitanata. «La Xylella non è così tanto lontana da noi da non obbligarci a tenere alta la guardia», ha detto l’assessore che ha annunciato «nei prossimi mesi un monitoraggio a tappeto delle aree a rischio e di quelle che potrebbero diventarlo. Capitanata e Bat – ha sottolineato Di Gioia – devono fare attenzione a contenere il fenomeno».

Perchè si raggiunga questo obiettivo l’assessore all’Agricoltura fa leva sull’impegno degli agricoltori e delle organizzazioni agricole a «rianimare il dibattito culturale». «Oggi – insiste Di Gioia – abbiano la possibilità di fare pianificazione su questi temi, tra quattro anni non so se sarà ancora possibile. Così come oggi non possiamo sapere se sarà stato saggio puntare la nostra programmazione agricola sulla valorizzazione e il rilancio di un’olivicoltura moderna e compatibile con l’ambiente. Abbiamo di fronte a noi un bel ventaglio di opportunità, i fondi del piano di sviluppo rurale (1,6 miliardi di euro: ndr) saranno destinati anche in minima parte al ristoro delle zone colpite dal batterio killer, ma invito gli agricoltori a fare attenzione alle buone prassi agronomiche».

La situazione in Puglia si è notevolmente aggravata a causa degli effetti devastanti della Xylella e del Codiro che causa il disseccamento rapido dell’olivo. La Regione è consapevole che «recuperare anni di sostanziali non scelte non è semplice». Per questo l’assessore foggiano ritiene sia arrivato il momento di «assumere decisioni davvero imprenditoriali», modificando «radicalmente la revisione dei meccanismi della produzione e del mercato». Come spiegarlo agli agricoltori non sarà semplice, ma è il momento di provarci. L’Italia, ricorda Di Gioia, si è dotata del primo piano olivicolo nazionale (32 milioni di euro), «la Spagna è già al quarto piano olivicolo». Il Piano di sviluppo rurale può dare un contributo notevole alla causa: «Il settore è tra i primi ad essere implementati ed oggi gode di un quadro certo e snello di opzioni a cui i produttori possono riferirsi». La Capitanata ha i riflettori puntati addosso: «Da provincia-regione sviluppata su produzioni intensive come grano duro e pomodoro, oggi ha l’opportunità – dice il presidente della federazione nazionale Olivicoltura, Donato Rossi – di sviluppare le sue straordinarie capacità anche nella produzione olivicola». La guerra con le multinazionali resta però un nervo scoperto: «Il loro punto di partenza resta l’abbattimento dei prezzi dei nostri prodotti di qualità – insiste Onofrio Giuliano, presidente della Op e di Confagricoltura Foggia – il via libera dell’Ue all’olio tunisino resta un pretesto per far calare i prezzi: cosa volete che siano 35 mila tonnellate di olio importato, rispetto alle circa 300 mila tonnellate di olio che l’Italia importa regolarmente ogni anno? Ma è un gesto politico dirompente, dopo questo accordo nulla sarà come prima».

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