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Giovedì 23 Novembre 2017 | 21:40

GRANDE DISTRIBUZIONE in crisi

Auchan Modugno, intesa agrodolce
Ma l'ombra della vendita s'allunga

Niente esuberi, taglio sulle ore e sugli stipendi

Auchan Modugno, intesa agrodolce Ma l'ombra della vendita s'allunga

BARI - In frigorifero i quarantuno «esuberi». Scongelato il contratto di solidarietà: varrà per 139 dei 160 dipendenti. Ma la Pasqua di Auchan Modugno ha un sapore agrodolce. Salvati i posti di lavoro, restano le nubi minacciose di un cambio di mano.

La crisi Si chiama contratto di solidarietà, è uno dei più diffusi salvagenti contrattuali: una pillola amara che consente di evitare il fine corsa, ma che mette a dieta oltre che l’orario di lavoro anche lo stipendio. Due le tipologie di contratto di solidarietà (Cds), a seconda dell’obiettivo dichiarato dall’azienda: il Cds «difensivo» si applica quando la riduzione dell’orario di lavoro è finalizzata ad evitare il licenziamento dei dipedenti, in caso di crisi aziendale; nel Cds «espansivo» la riduzione dell’orario ha lo scopo di favorire l’assunzione di nuovo personale con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Nove volte su dieci, scatta il primo. E così sarà per Auchan Modugno, in caduta libera da tempo, a giudicare dai dati col segno meno sfornati proprio dal Gruppo Auchan. Se nel 2014 il giro d’affari ha subìto una regressione del 12,20%, nel 2015 ha toccato quota - 18,70% e nei primi due mesi del 2016 ha già raggiunto un meno 10,50% rispetto allo scorso anno. Un fatturato infartuato da una serie di patologie: la concorrenza aggressiva anche dei discount, l’aumento dei costi strutturali, la contrazione costante dei consumi. Tutti fattori che hanno come conseguenza un calo di fatturato e un risultato d’esercizio negativo. Non è una questione che riguarda solo Auchan di Modugno, è un malessere che attanaglia in genere la grande distribuzione e che non risparmia quindi nemmeno Auchan di Casamassima.

L’INTESA - Ma la crisi che morde ha piegato di più Modugno dove la galleria commerciale e l’indotto hanno numeri meno competitivi. E da ottobre Auchan suona la sirena d’allarme annunciando ai sindacati la necessità di interventi incisivi e strutturali, in particolare sul costo del lavoro, per cercare di allineare le condizioni applicate dagli altri competitori locali. Mesi difficili durante i quali tra azienda e organizzazioni sindacali è stata sfiorata più volte la rottura. Da una parte, Auchan che ha spesso denunciato di dover fare a meno di 41 lavoratori. Dall’altra parte, la delegazione sindacale, composta dai segretari generali provinciali di Filcams Cgil, Barbara Neglia, Fisascat Cisl, Maria Ruta, e dal segretario regionale Uiltec Uil, Marco Dell’Anna.

Il momento di tensione più alta si è creato quando l’azienda ha annunciato di voler disporre l’obbligo dei trasferimenti in altri ipermercati del gruppo, senza escludere spostamenti fuori regione. Un intervento che avebbe comportato in pratica un licenziamento per rifiuto, visto che la maggior parte della forza di lavoro è inquadrata con contratti a tempo parziale. La prospettiva di andare a lavorare lontano con un salario basso avrebbe indotto i più a mollare.

LE CONQUISTE - Dopo il dialogo a singhiozzo e ruvido, giovedì scorso la svolta. Neglia, Ruta e D’Anna riescono a togliere dal tavolo della discussione il capitolo trasferimenti. E firmano l’ipotesi di accordo, poggiando l’intesa appunto sul contratto di solidarietà. Per un anno, ma con la possibilità di prorogare il Cds difensivo anche fino al 2018, viene evitata la riduzione di personale e il ricorso alla mobilità per 41 lavoratori quantificati come eccedenti. Di contro, 139 dipendenti subiranno una riduzione pari al 30% delle ore di lavoro. In termini di salario, secondo un calcolo alla casalinga, la solidarietà porterà una media di 100/120 euro in meno in busta paga. E in molti casi parliamo di salari inferiori ai mille euro. Dalla solidarietà vengono esclusi tre capi settore, quattordici capi reparto, tre capi turni addetti alla sicurezza e una amministrativa addetta alla gestione del personale. La firma definitiva dell’accordo è prevista per mercoledì 6 aprile. Qualcosa potrebbe essere rimesso in discussione. Ma è quello che i sindacati non s’aspettano. Questo non vuol dire che l’orizzonte è sereno. Anzi.

L’incertezza Certo, aver incassato il blocco dei trasferimenti forzati, e, soprattutto, aver evitato 41 espulsioni dal ciclo lavorativo, non è un dato da poco. Ma, stando a quanto riferiscono fonti sindacali, è un altro il risultato maggiore: aver evitato di legare il contratto di solidarietà a un accordo- ponte perenne. Un accordo sul modello di quello sottoscritto qualche anno fa per i lavoratori impiegati a Casamassima, ma che nel caso di Modugno sarebbe stato proposto come definitivo e non a tempo. L’accordo-ponte proposto avrebbe voluto che alla scadenza dei due anni di contratto di solidarietà, la riduzione di orari e salario diventassero strutturali. Ad Auchan Casamassima scatterà nel 2018, per un periodo a tempo; a Modugno, l’azienda voleva incartarlo subito e «per sempre».

L’aver scongiurato l’inferno perenne non significa aver scacciato le nubi minacciose. I conti, causa crisi, non tornano e si susseguono le voci di una possibile vendita alla catena «Simply» dell’imprenditore triggianese Sgaramella: ha già rilevato l’ex ipermercato Auchan di Bariblu ed è partner del Gruppo Auchan.

Il che lascia tutti inquieti. Non tanto per chi dovesse subentrare e non solo perché la forza lavoro impiegata verrebbe ridimensionata, ma anche perché le clausole contrattuali cambierebbero. Auchan applica ancora il contratto nazionale Confcommercio 2011 (non quello rinnovato nel 2015). I nuovi rapporti di lavoro, visto che sia Auchan sia gran parte dei concorrenti di settore hanno aderito a Federdistribuzione, verranno regolati in base a un contratto nazionale, di Federdistribuzione appunto, che ancora non c’è. Ma che di certo avrà garanzie economiche meno robuste.

La partita è aperta. Il futuro pure.

devito@gazzettamezzogiorno.it

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