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Foggia, esplode il caso
del «paziente fai-da-te»

Non c'era il reparto per operarlo e neppure l'ambulanza...

Foggia, esplode il caso  del «paziente fai-da-te»

di Massimo Levantaci

FOGGIA - I medici dell'ospedale «Casa Sollievo della Sofferenza» di San Giovanni Rotondo non sono ancora nelle condizioni di stabilire se il giovane chitarrista di Cerignola riuscirà a riprendere la funzionalità del braccio appena operato. Ma il suo caso fa già discutere. Non per l'incidente stradale in cui è stato coinvolto il 29enne, quanto per le peripezie che ha dovuto superare prima che una équipe medica riuscisse a operarlo.

Il giovane era stato infatti portato al Pronto soccorso degli Ospedali Riuniti di Foggia, dove è stato sottoposto ai primi accertamenti diagnostici. Il problema è che il secondo policlinico di Puglia non è ancora attrezzato con un'unità di Chirurgia vascolare, per cui i medici, una volta completati gli esami ed effettuata la medicazione sull'arto da operare, non hanno potuto far altro che invitare il giovane a rivolgersi a un altro ospedale. E qui comincia la disavventura per il chitarrista che avrebbe atteso «quattro ore» - riferiscono fonti di «Casa Sollievo» - prima di farsi finalmente accompagnare nell'ospedale di San Giovanni Rotondo.

È riuscito nell'impresa facendo ricorso al proprio portafogli, noleggiando a sue spese quella stessa ambulanza che il Servizio sanitario nazionale nel secondo policlinico pugliese non poteva mettergli a disposizione. Una storia inquietante che pone sotto i riflettori le condizioni sempre più decadenti della nostra sanità pubblica che, tra piani di riordino e tagli alle spese, rischia di perdere di vista l'obiettivo primario: curare la gente nel modo più opportuno.

Il primario del Pronto soccorso degli Ospedali riuniti, Vito Procacci, ammette il disservizio, ma si difende così: «L'unica ambulanza di cui disponiamo ci serve prevalentemente per trasportare i pazienti dal Pronto soccorso in altre strutture sanitarie all'interno del policlinico, spesso la utilizziamo anche per portare i pazienti a fare la Tac che si trova in un plesso di fronte al nostro. Il giovane di Cerignola è stato refertato, ma non poteva essere trasportato subito perché non avevamo il mezzo già pronto. A volte disponiamo anche di una seconda ambulanza in casi di emergenza, ma era occupata. Tengo a precisare - aggiunge il dottor Procacci - che il giovane non è stato abbandonato al suo destino e che ha firmato le dimissioni prima di essere lasciato andare».

Sta di fatto che il giovane è arrivato a San Giovanni Rotondo senza cartella clinica, i medici dell'ospedale di San Pio hanno dovuto rifargli tutti gli esami e solo dopo quasi dieci ore hanno potuto finalmente operarlo per ripristinargli il flusso sanguigno ostruito da un'ischemia al braccio. Un tempo lunghissimo: i medici hanno così optato per la soluzione più veloce, «una ricanalizzazione dell'arteria occlusa - informa «Casa Sollievo» - al passaggio tra ascella e omero, utilizzando un'endoprotesi per ripristinare il flusso sanguigno. Si è resa necessaria anche una fasciotomia al braccio per ridurre il voluminoso edema successivo al ripristino della circolazione». Intervento riuscito, ma prognosi riservata. Per «Casa Sollievo» una disavventura che conferma il suo ruolo di ospedale di «territorio», in un momento in cui piano regionale punterebbe a ridimensionarlo. Ma, giochi politici a parte, non è con la concorrenza tra ospedali che si costruisce una buona sanità.

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