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INtervista a Carlo Capristo

Nuovo Procuratore Taranto
«Andrò al processo Ilva»

«Mi farò ragguagliare dai colleghi, che so essere preparati e coraggiosi, della vicenda conosco solo quello che ho letto sui giornali»

Carlo Maria Capristo

MIMMO MAZZA
Il magistrato barese Carlo Capristo assumerà la guida della Procura di Taranto poco prima dell'avvio del processo sul disastro ambientale provocato dall'Ilva. La data di insediamento non c'è ancora, ma dopo la votazione del plenum del Csm dell'altra sera, i tempi tecnici di stesura del provvedimento di nomina, passaggio al Capo dello Stato per la firma e dunque l'inoltro al ministro della Giustizia Andrea Orlando per il relativo decreto, dovrebbero comportare un periodo di circa trenta-quaranta giorni, compatibile con il 17 maggio, prima udienza di «Ambiente svenduto».
«Spero di insediarmi a Taranto proprio per quell'occasione – dice alla Gazzetta il procuratore Capristo – perché dovrò seguire quel processo e dunque avrò necessità di conoscere, di sapere. Mi farò ragguagliare dai colleghi, che so essere preparati e coraggiosi, della vicenda conosco solo quello che ho letto sui giornali».
Magistrato dal 13 maggio del 1980, Carlo Capristo ha maturato una vasta ed approfondita esperienza in tutti i settori del diritto penale attraverso l’esercizio delle funzioni requirenti, sia di primo grado (svolte presso le Procure della Repubblica di Brindisi, Bari, Siena) che di secondo grado (quale sostituto procuratore presso la Corte di Appello di Bari), funzioni poi completate dall’esercizio di funzioni giudicanti penali, dallo svolgimento di applicazioni extradistrettuali presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ed a partire dal 2008, dall’esercizio di funzioni direttive quale Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani. Un curriculum di assoluto rispetto per una Procura, quella di Taranto, da anni sotto i riflettori dei media italiani e internazionali tra il caso Scazzi, primo processo mediatico nazional-popolare, e quello Ilva, con i riflessi sociali e giuridici che ancora continua ad avere, a quasi 4 anni dal sequestro degli impianti e dall'arresto di proprietari e dirigenti dello stabilimento siderurgico.
Cosa conosce di Taranto?
«Quando ero piccolo mi capitava di andare con i miei genitori - dice il procuratore Capristo - a trovare degli amici a Taranto. Ricordo ancora con emozione che ogni tanto prendevamo una barchetta per andare all'isola di San Pietro, bellissima, meravigliosa, un luogo davvero incantato. Quella immagine di Taranto continuo ad averla nel cuore, poi per uno come me che ama il mare, Taranto è sicuramente la migliore espressione geografica. Poi c'è il legame tra Taranto e Marina Militare. Ho avuto trascorsi militari, ho avuto e ho ancora amici che lavorano in Marina Militare. Taranto è il fiore all'occhiello della Puglia, e non lo dico per piaggeria, ma perché lo penso davvero».
Le sue capacità organizzative sono state riconosciute dal Consiglio giudiziario di Bari nel parere attitudinale del 3 dicembre scorso, nel quale si legge il plauso per i tangibili e verificabili risultati positivi conseguiti, ricollegandoli alle ottime capacità, direttive, organizzative e relazionali espresse. A Taranto cosa pensa di fare subito?
«Ho già avuto colloqui assolutamente informali con i colleghi di Taranto e altri ne avrò nei prossimi giorni. Uno dei miei primi obiettivi sarà quello di eliminare la divisione in due degli uffici della Procura, con alcuni sostituti nella sede del Tribunale e altri sostituti negli uffici di viale Magna Grecia. È una cosa inconcepibile, non devono esistere colleghi di serie A e colleghi di serie B. Per uno come me che predica il gioco di squadra e agisce sempre in questa ottica, è una cosa impensabile, alla quale spero di riuscire a porre rimedio quanto prima. Ho già sentito il procuratore generale Antonio Mariuccia, con il quale ho avuto un colloquio affettuoso, ma devo dire che con la distrettuale di Lecce il rapporto è sempre stato ottimo. Ricordo il periodo trascorso alla Dda di Bari e i contatti continui, e proficui, con la Dda di Lecce. Conosco molto bene l'aggiunto Antonio De Donno, delegato alla Dda di Lecce, ma conosco e stimo molto anche ovviamente il procuratore capo Cataldo Motta che non ha certo bisogno di presentazioni».
Come chiude l'esperienza di procuratore capo a Trani?
«Personalmente sono soddisfatto del lavoro svolto senza ostentazione e senza falsa modestia. Abbiamo fatto molte indagini, alcune di caratura anche nazionale, e il lavoro svolto ha premiato l'impegno di tutti i miei colleghi. L'impegno è sempre stato sinergico perché quando si lavora, si deve lavorare tutti assieme, utilizzando anche i collegamenti con la prefettura e le istituzioni a favore dell'attività investigativa. Credo sempre nel lavoro di squadra e nella sinergia istituzionale, indispensabili per svolgere indagini di spessore».

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