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Bullismo, nuove strategie
contro «l'epidemia silenziosa»

Bullismo, nuove strategiecontro «l'epidemia silenziosa»

di GIANFRANCO LATTANTE

LECCE - Troppi casi. Poche denunce. Tanti silenzi. Il bullismo, che gli americani rappresentano come “un’epidemia silenziosa”, preoccupa le famiglie ed interroga le scuole. Di recente le cronache hanno raccontato tre episodi: a Galatone un adolescente è stato costretto a stendersi sui binari da alcuni coetanei che, poi, lo hanno trasformato nel bersaglio di un tiro a segno con un fucile che sparava gommini; a Casarano uno studente disabile è stato legato ad una sedia con nastro adesivo e la scena, filmata con i cellulari, è stata condivisa su whatsapp; a Lecce un ragazzo di colore, figlio di un ex calciatore giallorosso, è stato preso in giro e picchiato da un branco in un parcheggio vicino alla scuola. Un fenomeno che va arginato. E che va combattuto con procedure adeguate. Da qui la direttiva che Maria Cristina Rizzo, procuratore presso il Tribunale dei minorenni, ha inviato alle forze dell’ordine. Una sorta di vademecum, una guida, per orientare gli investigatori su come comportarsi quando le indagini incrociano minorenni sia come vittime sia come autori di un reato. Un intero capitolo della direttiva (in tutto venti pagine) è riservata ai minorenni autori di bullismo.

LE CONDOTTE - «Quando si parla di bullismo - scrive il procuratore - si intende un’oppressione, psicologica o fisica reiterata nel tempo perpetuata da una persona più potente (o da un gruppo di persone) nei confronti di u n’altra persona percepita più debole. Si fa riferimento, comunque, a comportamenti illegittimi offensivi violenti quali prepotenze fisiche (pugni e schiaffi), verbali (minacciare, insultare, prendere in giro) o psicologiche (parlare male di qualcuno, escludere qualcuno dal gruppo). Anche gli atti di vandalismo (rompere vetri, lanciare oggetti) sono una forma di devianza associata al bullismo sia per le ragazze che per i ragazzi. Negli ultimi tempi, grazie alla diffusione delle moderne tecnologie, è emerso il cosiddetto cyber bullismo che consiste nel porre in essere prepotenze, calunnie o violazioni della privacy attraverso l’invio di sms, email o la diffusione di immagini o filmati compromettenti su internet o sui social network.

CYBERBULLISMO - Il procuratore Rizzo, poi, ricorda che sul territorio di Lecce le denunce sporte sono assai poche nonostante la concreta diffusione di condotte illecite qualificabili quali cyberbullismo. Da qui il richiamo ai principali reati commessi dai cyberbulli minorenni: interferenze illecite nella vita privata; diffamazioni; sostituzione di persona; accesso abusivo al sistema informatico; violazione, sottrazione o soppressione di corrispondenza; produzione e diffusione di pornografia minorile.

LA SCUOLA - Il procuratore insiste sul ruolo degli insegnanti e dei dirigenti scolastici. Ecco quanto riportato nella direttiva: «Occorre invitare gli insegnanti, a conoscenza di fatti significativi che tuttavia non ritengano trattarsi di reati, a relazionare comunque per iscritto al dirigente scolastico su quanto appreso, visto o saputo indirettamente, essendo obbligo del dirigente inoltrare richiesta di supporto sul caso all’Osservatorio regionale antibullismo presso l’ufficio regionale scolastico ovvero alla Procura dei minorenni. Qualora ravvisino la commissione di reati hanno l’obbligo di comunicare al dirigente quanto appreso con relazione scritta e protocollata che, poi, dovrà trasmettere senza ritardo alla Procura.

OMISSIONE - Il dirigente scolastico non deve far precedere la segnalazione da accertamenti e indagini disciplinari che potrebbero comportare un inquinamento delle prove e deve rammentare che, in caso di mancata segnalazione in presenza di reati procedibili d’ufficio, si configura l’illecito di omessa denuncia di reato.

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