Giovedì 19 Luglio 2018 | 04:08

storie di foggia

«Vicinz u legn»
il falegname
di vico Sassi

L'artigiano aveva la sua piccola bottega nel cuore del centro storico della città, nei pressi della chiesa dedicata alla Madonna Addolorata

attrezzo di falegnameria

di CARMINE LEO

FOGGIA - Tradizione oggi scomparsa quasi del tutto, ma un tempo molto diffusa, era quella di affibbiare soprannomi alla gente, che veniva poi sempre chiamata con questi nomignoli. I soprannomi a volte si riferivano all’aspetto o al carattere del soggetto interessato, ma più spesso la sua professione, il suo mestiere.
«Vicinz u legn» era il soprannome di un abile artigiano. Vincenzo, detto «u legn», ovvero il legno, dal materiale che lui utilizzava per il proprio lavoro. Non si trattava di un semplice falegname, ma anche di un falegname artista, un piccolo scultore, che si deliziava a realizzare e forgiare modeste opere di legno.
Di aspetto emaciato, molto probabilmente a causa della poca attività fisica, perché passava le sue giornate curvo sui suoi attrezzi da lavoro, punteruoli, seghe, pialle..., «Vicinz u legn» aveva la sua piccola bottega nel cuore del centro storico della città di Foggia, nei pressi della chiesa dedicata alla Madonna Addolorata, esattamente nella breve stradina chiamata vico Sassi, nome che deriva a questa viuzza dall’omonima famiglia e, come si rileva dai catasti antichi della città, aveva qui la sua dimora patronale.

«Vicinz u legn» era un artigiano del legno, che, oltre a fabbricare piccoli mobili, armadi, comodini e consolle, non disdegnava però anche la realizzazione di un corposo repertorio di utensili domestici, soprattutto utensili usati nelle vecchia cucine foggiane; oggetti di uso quotidiano come: forchettoni, spatole, grossi cucchiai, setacci, tavole per lavatoi, quelle composte da tante file dentate di legno e che servivano alla massaie per strofinarci i panni del bucato, ed ancora: «chitarr p’i maccarun», ovvero strumenti rettangolari con corde per tagliare la pasta e preparare i troccoli.
L’artigiano costruiva anche piccoli scarabattoli per contenervi Santi e Madonne della religiosità popolare, ovvero edicole devozionali, come quelle che sempre più raramente si incontrano tra le strade del borgo antico, oggetto spesso di voti alla divinità per una grazia ricevuta.

La bravura dell’artigiano di vico Sassi era conosciuta non solo nel suo quartiere, quello dell’Addolorata, ma un po’ in tutta la città ed anche da qualche particolare committente della provincia, specialmente per gli scarabattoli devozionali.
La memoria di questo personaggio, però, non si è tramandata per queste sue produzioni, ma, soprattutto, per tante altre sue piccole creazioni, che realizzava gratuitamente per i più piccoli.
Infatti, il falegname-scultore, con gli scarti del legno avanzato dalle lavorazioni più grandi, creava anche cavallucci, soldatini, spade, carrettini, bamboline, ecc. per la gioia di veder sorridere i tanti ragazzi che lo osservavano estasiati mentre li forgiava ed alcuni di questi, ormai adulti, hanno ancora cara la memoria di «Vicinz u legn».

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