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Giovedì 23 Novembre 2017 | 17:56

il personaggio

«Ora sono donna
anche su carta»

La storia di Alessia che in un minuto è in grado di raccontarti tutte le tragedie della sua vita ma anche l’ironia di certi suoi incontri

Alessia

di CARMELA FORMICOLA

Ecco: questa è una bella foto (è quella in pagina). Alessia non gradisce: «Qui stavo piangendo...».
È così, Alessia. In un minuto è in grado di raccontarti tutte le tragedie della sua vita ma anche l’ironia di certi suoi incontri. E poi il coraggio, la forza, la solitudine. E la felicità. Ad esempio quando è arrivato il verdetto dei giudici baresi che hanno sancito il cambio di genere pur in assenza di un intervento chirurgico. È una delle primissime volte in Italia che viene recepito il recente pronunciamento della Corte Costituzionale (la sentenza numero 221 è del novembre 2015): non è più necessario cambiare chirurgicamente sesso, basta che la transizione sia davvero «irreversibile».

Irreversibile?
«Certo, ho capito anni fa di essere donna. Già ai tempi dell’Università».
Perché questo bisogno di veder sancito dalla legge il cambio di genere? Se si sente donna a cosa servono le «carte»?
«Per trovare lavoro, ad esempio. Sono laureata in Scienze Sociali. Per anni ho mandato il curriculum in giro. Lo mandavo al maschile, ovviamente, poi mi chiamavano per i colloqui, mi vedevano e mi mandavano via. Tanto che decisi di iniziare a mandare il curriculum al femminile, però poi leggevano il mio vero nome e mi scartavano lo stesso. Un inferno. Senza lavoro dove devi andare?».
Quindi ha deciso di diventare donna anche a livello burocratico.
«Sì. Ho cercato su Google un avvocato, ho digitato le parole “gratuito patrocinio” ed è comparso il nome di Flaviano Boccasini, di Taranto. L’ho chiamato. Mi ha detto: “Mai fatta una cosa del genere. Proviamoci”. E la settimana scorsa è arrivata la sentenza. Sono felicissima».
Lo saranno anche le associazioni Lgbt, così attive a Bari.
«E chi le frequenta! Quelle sono una setta».
E la sua famiglia? Ha condiviso questa gioia?
«Ah... la mia famiglia. Madonna, non ne parliamo».
Problemi?
«Beh, mio padre, che è un funzionario di un ufficio pubblico, non mi vuole nemmeno incontrare. Quando rientrai a casa, un po’ di anni fa, dopo aver rifatto il seno, mi fece dire da mia madre di chiudermi nella mia stanza quando lui era in casa perché non voleva vedermi».
E sua madre?
«Mia madre è una casalinga. E della mia condizione, della mia trasformazione, della mia vita, non abbiamo mai parlato».

Quindi ha affrontato tutto questo percorso da sola?
«Sì, ho fatto tutto da sola. Anche le varie operazioni, il naso la prima volta, il seno, l’abbassamento della fronte: mi sono presa il borsone e me ne sono andata ogni volta in ospedale. E anche lì: un casino!»
In che senso?
«Non si sa mai in quale reparto mi devono mettere, se in quello maschile o in quello femminile. Alcune infermiere acide mi hanno fatto sempre pesare la cosa, come a dire: sei un problema, che ci vieni a fare qui?».
E i medici?
«No, i medici del Policinico sono stati bravissimi con me. Anche l’ultima volta, quando sono andata ad abbassarmi la fronte, pochi minuti prima di andare in sala operatoria sono scoppiata a piangere e il dottore mi ha detto con grandissima umanità: dai, andrà tutto bene».

Oltre al costo di emozione ed energie, le sarà costato anche un sacco di soldi tutto questo processo: le operazioni chirurgiche ma anche gli ormoni, gli interventi estetici...
«Madonna, un pozzo! Solo una seduta di laser per l’epilazione costa 100/150 euro, e all’inizio ho dovuto farne moltissime. Alcuni interventi sono riusciti a farli solo pagando il ticket, per gli ormoni mi sono industriata, ad esempio ho chiesto a un’amica che aveva la madre in menopausa se riusciva a passarmi le ricette dei suoi farmaci».

Diceva che trovare un lavoro nella sua condizione è stato praticamente impossibile.
«Almeno il lavoro che vorrei fare, l’assistente sociale, per il quale ho preso una laurea. Ma il pregiudizio è feroce: andai a fare una prova scritta per un concorso, fece un compiuto splendido, ero preparatissima. Peccato che uno dei commissari, quando mi vide, mise un puntino accanto al mio nome. Mi arrangio a fare la barista: d’estate lavoro molto nei lidi del Salento. A Bari invece nemmeno la barista riesco a fare».
Perché?
«Perché subito ti guardano e ti giudicano. Una volta mi telefonarono da un bar di Poggiofranco perché una delle ragazze aveva avuto un problema e il giorno dopo serviva d’urgenza una persona. Andai e... mi dissero di tornarmene a casa che eventualmente mi facevano sapere. Mai più sentiti».
Alessia, però, certo, se va in giro in questo modo: tacco 14 di vernice rossa, calze a rete, splendida chioma bionda...
«...»
Cioè, più che altro sembra una escort, altro che assistente sociale.
«Beh, l’escortismo è una cosa necessaria, almeno in questo momento. Ma certo non ho voglia di farlo tutta la vita».
Lavoro pesante? Clienti esigenti?
«I clienti sono perfino simpatici, mi mandano l’sms per augurarmi buongiorno, mi fanno i regali. Ecco: loro sono stati gli unici a farmi gli auguri per la sentenza. Hanno gioito per me».
Che tipo di uomini sono?
«Sposati, tutti. Lo preferisco, hanno orari “normali”, perché la notte girano solo tossici e tipacci e invece loro devono ritirarsi in famiglia. L’8 marzo, ad esempio, ho lavorato moltissimo perché le mogli stavano tutte a festeggiare. I miei clienti sono persone tranquille».
Tranquilli...
«Beh, uno l’altro giorno, è venuto a casa con una valigia, si è travestito da donna e ha voluto uscire con me per andare a passeggio».
Tranquilli...
«Vabbe’, potrei raccontarne mille altre... ma non è di questo che voglio parlare. La sentenza del cambio di genere è il mio nuovo punto di partenza».

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