Venerdì 22 Giugno 2018 | 05:20

progetto contestato

«Ci sono altre discariche
lungo il tracciato della 275
100 mln per bonificarle»

«Nel corso degli anni abbiamo raccolto tantissime segnalazioni da parte dei cittadini - denunciano gli ambientalisti - abbiamo confrontato vecchie mappe catastali e incrociato relazioni di enti pubblici che si trovavano impolverate nei cassetti»

strada 275

di MAURO CIARDO

TRICASE - «Non fate passare la statale 275 sul tumore della nostra terra perché è più esteso di quanto possa sembrare».
Il Comitato “Sos 275”, attraverso l’esponente Luigi Russo, snocciola una serie di dati relativi al numero dei siti inquinati e ai costi di bonifica delle discariche, scoperte lungo quello che dovrebbe diventare il letto della statale Maglie-Leuca.
L’ammodernamento dell’infrastruttura prevede l’allargamento delle attuali corsie tra Maglie e Montesano Salentino e la realizzazione di un nuovo asse da qui fino a Leuca con quattro corsie che si ridurrebbero a due all’altezza di San Dana (frazione di Gagliano del Capo).
Da anni è stato stanziato un finanziamento di 288 milioni di euro da parte del Comitato interministeriale e dalla Regione Puglia e prima ancora di iniziare i lavori si sono concentrati i fari delle procure di Roma, Bari e Lecce, dell’Autorità nazionale anticorruzione, della Corte dei Conti e del Ministero delle infrastrutture. Senza trascurare le decine di ricorsi e controricorsi sia al Tar che al Consiglio di Stato.

La scoperta di cave abbandonate in cui erano stati tombati illecitamente rifiuti fino all’inizio degli anni ‘90 ha portato anche all’ispezione con carotaggi di tre terreni ubicati tra Alessano e Tricase, ma gli ambientalisti che hanno raccolto un corposo dossier giurano che le zone inquinate sono molte di più, addirittura più di dieci, tanto che i costi di una loro eventuale bonifica arriverebbero quasi a coprire metà finanziamento dell’opera.
«Proprio così - spiega Russo - nel corso degli anni abbiamo raccolto tantissime segnalazioni da parte dei cittadini, abbiamo confrontato vecchie mappe catastali e incrociato relazioni di enti pubblici che si trovavano impolverate nei cassetti. Ne è venuto fuori uno scenario inquietante, tanto che risulta evidente che il tumore che si trova nella pancia della terra, in quella porzione di Salento che negli anni ‘80 era diventata terra di nessuno, è più esteso di quanto possiamo immaginare».

Tra Castiglione d’Otranto e Gagliano del Capo, secondo quanto evidenziato, una trentina d’anni fa si sarebbe formata una «zona nera» che oggi sarebbe quasi improponibile recuperare se non a costi elevatissimi. Si tratta infatti di cave profonde anche 30 metri colmate da rifiuti industriali e sanitari, terreni depressi dove attualmente viene coltivato l’olivo e campi spianati appositamente dopo uno sversamento cosiddetto “a strati”.
«Se pensiamo che per bonificare seriamente una discarica profonda 30 metri significa rimuovere tutto quanto è stato illecitamente versato - ricorda Russo - che per lo smaltimento occorrerebbe un bando europeo per l’individuazione di un sito di stoccaggio, che bisognerebbe mettere in sicurezza il sito con guaina impermeabile e che nulla è dato di sapere sulla tipologia e sulla pericolosità di quanto è sepolto, allora ci rendiamo conto che la somma da mettere a disposizione per ogni sito va ben oltre i 3 milioni di euro che qualcuno ha preventivato, pensando magari di grattare solo la superficie per stendere il manto impermeabile a pochi metri. Non dimentichiamoci - tuona - che dalle testimonianze raccolte sappiamo che gli operai a volte svenivano mentre effettuavano le operazioni di occultamento, quindi lascio immaginare cosa può esserci là sotto, forse si sono anche accumulati gas pronti ad esplodere».

Da qui l’invito a riconsiderare la seconda parte del tracciato.
«La ditta che sarà chiamata a realizzare l’opera dovrebbe comunque aprire un’area di cantiere che va oltre le quattro corsie e le complanari previste - spiega Russo - andando anche a comprendere quei siti inquinati individuati nelle vicinanze del tracciato che insieme a quelli che potrebbero finirci sotto ammontano a un totale di undici. Secondo una nostra stima bonificarle tutte significa superare abbondantemente i 100 milioni di euro facendo quindi venir meno l’economicità del progetto così come previsto. La nostra proposta è quella di riprendere in mano la prima idea di tracciato che passava dal territorio di Specchia – conclude – e si innestava all’attuale asse».

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  • Soteraner

    Soteraner

    21 Marzo 2016 - 17:05

    Passano gli anni, le generazioni cambiano e cambiano anche le esigenze di una popolazione. Questa vicenda ha giovato solo ai noti studi legali leccesi. Il progetto è ormai obsoleto. Per stare al passo con i tempi e non rimanere isolato, al Salento serve una metro di superficie con 4 fermate: Brindisi aeroporto - Brindisi Centrale - Lecce Centrale - Maglie - Santa Maria di Leuca.

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