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La chiesa della Trinità
diventa un vespasiano

La situazione sta degenerando di giorno in giorno. Il luogo è tristemente noto per aver «nascosto» il corpo di Elisa Claps

chiesa della Trinità a Potenza

di MASSIMO BRANCATI

POTENZA - Il tempo cancella tutto. Appelli, polemiche, rivendicazioni, critiche, «veleni». Più passano gli anni e più ci si assuefa ad una situazione. Negativa o positiva che sia.
Ecco perché della chiesa della Trinità, luogo tristemente noto per aver «nascosto» il corpo di Elisa Claps nel sottotetto, nessuno ne parla. È come se non esistesse. D’altra parte, il suo volto è diventato «invisibile», nascosto da impalcature-bunker che non sono il preludio di lavori di ristrutturazione. È un involucro per evitare problemi di sicurezza pubblica, con l’edificio abbandonato a se stesso e alle sue infiltrazioni d’acqua.
Paradossi potentini: involucro che nei giorni in cui Eolo ha soffiato con rabbia sulla città ha costituito esso stesso un pericolo tra teloni svolazzanti e pezzi di legno traballanti (rima voluta).

Sul destino della chiesa l’ormai ex vescovo di Potenza, mons. Agostino Superbo, si era chiuso a riccio.
Al nuovo pastore della diocesi potentina, mons. Salvatore Ligorio, diamo il tempo di ambientarsi e di capire. Però si faccia di tutto per evitare ciò che sta accadendo: non solo il progressivo decadimento dell’antico luogo di culto, ma anche la trasformazione del suo ingresso principale, quello al lato ovest, in un vespasiano. Le impalcature hanno, di fatto, creato un luogo riparato che, a tutte le ore, viene scambiato come bagno pubblico. I più assidui frequentatori, ci dicono alcuni commercianti, sarebbero gli zingari e i mendicanti che si aggirano da mesi lungo via Pretoria. Di sera, invece, è terra di conquista per i giovani consumatori di alcol che lasciano in eredità vomito, bottiglie vuote e bicchieri.

La situazione sta degenerando di giorno in giorno. Forse è giunto il momento di decidere una volta per tutte che farne della chiesa: riaprirla, abbatterla o modificarne la destinazione d’uso. Tutto va bene, l’importante è non lasciarla in questo stato.

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