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a foggia

L'ambulatorio dei poveri
Inaugurato il «Sosan»

Il centro, il primo autorizzato in una struttura pubblica in Puglia, è intitolato a Madre Teresa di Calcutta e si trova a piano terra sul retro dell’ospedale di viale Ofanto

ambulatorio dei poveri

di MASSIMO LEVANTACI

FOGGIA - Arrivano anche a Foggia i volontari della sanità pubblica, medici al servizio dei poveri che svolgono una funzione sociale particolarmente avvertita in questi tempi difficili. Il centro di solidarietà Sosan (acronimo di Solidarietà sanitaria Onlus) è stato inaugurato ieri nell’ospedale Colonnello D’Avanzo: quattro locali adibiti ad ambulatorio dove un tempo c’era la Reumatologia, in cui opereranno medici organizzati dalla onlus dei Lions e che faranno visite specialistiche. Si tratta di una rete di servizi di volontariato a livello nazionale, presente già in numerose regioni, attiva anche in Puglia all’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti e in una struttura religiosa di Bari. Il centro foggiano, il primo autorizzato in una struttura pubblica in Puglia, è intitolato a Madre Teresa di Calcutta e si trova a piano terra sul retro dell’ospedale di viale Ofanto, lato destro rispetto all’ingresso principale. Apertura effettiva del servizio e orari sono ancora tutti da concordare con il personale che aderirà all’iniziativa. «La struttura si avvale già di un gruppo di medici, me compreso – dice Giuseppe D’Alessandro,medico ai Riuniti e ispiratore del Sosan in Capitanata – che ha dato la propria disponibilità ed è pronto a mettersi in gioco. Ora si tratta di stabilire un calendario di aperture settimanali, fissare gli orari e stipulare le assicurazioni per i medici volontari. Confido che nel giro di un mese ce la faremo a fare tutto e cominciare con le prime visite».

Servizio che non si sostituirà a quello già erogato dall’Azienda ospedaliera, ma che andrà a integrare tutti quei bisogni cui oggi il policlinico fa fatica a star dietro come l’eliminazione delle liste d’attesa: «I pazienti che si rivolgeranno al Sosan hanno già l’esenzione delle spese con il Servizio sanitario nazionale – spiega Laura Moffa, direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera – dunque in ospedale vengono loro erogate le stesse prestazioni che avranno nel centro. La struttura pubblica però ha i suoi tempi, il centro potrebbe avere uno schema di prenotazione più snello almeno all’inizio di questa esperienza».
Del Sosan potranno usufruire anche i cittadini migranti privi di esenzione, che della moltitudine di degenti sono forse la categoria più a rischio (anche epidemiologico). Il presidente del Sosan nazionale, Salvatore Trigona, ha citato a mo’ di esempio i servizi della onlus a Siracusa e Termoli («la visita non finisce al primo incontro, migranti e italiani hanno un codice per andare avanti») per dare un’idea di come potrebbe funzionare anche la struttura foggiana. Molto dipenderà dalla rete di volontariato che si riuscirà a stendere intorno al centro e alla capacità di coinvolgere i privati che potrebbero finanziare l’attività del centro e il suo sviluppo.

Quanto ai migranti «c’è l’intenzione - dice D’Alessandro - di aprire anche a loro i servizi, ma non subito. Dovremo entrare prima a regime». Il contatto con i Servizi sociali «sarà costante», assicura l’assessore Erminia Roberto. Il Comune ha firmato con i Lions un protocollo d’intesa, ora si tratta di gettare le basi per una collaborazione di cui a parole ieri tutti ringraziavano per il coinvolgimento. Il Lions partecipa al progetto a costo zero, con il coinvolgimento diretto di quattro club: Foggia host, Foggia Arpi, Manfredonia e Cerignola. «Non sarà una scatola vuota», assicura Enrichetta Fatigato, presidente del Foggia host: «Poniamo la prima pietra, ma il più è da fare». Oggi il centro Madre Teresa di Calcutta si compone di quattro stanze, un paio di lettini, qualche suppellettile: tutto offerto dall’Azienda ospedaliera. C’è tutto per l’assistenza ambulatoriale, ma trattandosi di visite specialistiche forse servirà qualcos’altro come ha sottolineato Trigona: «In altri centri è già successo, le apparecchiature sono state acquistate dall’interno. Se ci riusciamo è bene, altrimenti ci avremo provato».

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