Domenica 22 Luglio 2018 | 10:41

una decina gli arresti

Operazione antidroga nel Barese
Intercettata "lezione di mafiosità"

Carabinieri Bari

di DONATELLA LOPEZ

BARI - Operazione antidroga, all’alba, dei carabinieri che durante le indagini hanno addirittura assistito, attraverso le intercettazioni, a una lezione di “mafiosità” tra padre affiliato e figlio 16enne aspirante criminale. Una lezione di vita criminale che agli investigatori ha consentito di ricostruire gli assetti mafiosi, in seno alla criminalità locale, proprio prendendo spunto dalla lezione paterna.

In tutto sono stati una decina gli arresti eseguiti oggi e tra i nomi dei destinatari dell’ordinanza ci sarebbe anche quello di una persona contigua al clan Capriati di Bari.

Un’ indagine quella odierna, coordinata dalla Dda di Bari, che ha svelato l’esistenza di un gruppo attivo nei comuni di Trani, Bisceglie, Corato e Terlizzi, specializzato nello spaccio di cocaina, hashish, marijuana ed eroina. Tra le accuse mosse agli arrestati c’è l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal numero delle persone, e la disponibilità di armi: una pistola e 50 cartucce.

Le indagini, condotte dai Carabinieri di Bisceglie, in collaborazione con la Compagnia di Trani, a partire dal luglio 2014 e fino al giugno 2015, hanno accertato come la tentacolare presenza del cartello della droga, disarticolato questa mattina, si estendeva ai Comuni di Trani, Bisceglie, Corato e Terlizzi, potendo contare in ognuno dei centri cittadini su decine di pusher assoldati per rifornire con continuità le piazze di spaccio di cocaina, hashish, marijuana ed eroina.  

L’attività investigativa ha permesso, tra l’altro, di ben delineare la struttura della consorteria criminale, all’interno della quale spiccano: Domenico Amoruso (detto “Mimmo il biondo”), vero e proprio promotore dell’associazione nell’area biscegliese; Michele Migliaccio (detto “il napoletano”) in qualità di organizzatore, partecipante e fornitore di stupefacenti nelle aree di Corato, Trani e Bisceglie; i fratelli Gioacchino (detto “u kiù”) e Vincenzo Baldassare,  con il ruolo di partecipanti all’associazione e di fornitori di stupefacenti in tutta l’area, attori in prima persona del panorama malavitoso del nord-barese ed in grado, unitamente ai restanti membri del gruppo, di acquistare e rivendere cospicui quantitativi di stupefacente.

La pericolosità dell’associazione è risultata ancor più marcata per l’accertata disponibilità di armi e munizioni (acquistate anche on-demand con estrema facilità e a prezzi contenuti), nonché per la diversificata natura degli interessi nutriti.

Emblematica è la conversazione captata dai militari dell’Arma durante uno spostamento in auto ed intrattenuta da uno dei membri con il proprio figlio sedicenne. Da “buon” padre di famiglia, l’uomo illustra la sua collocazione all’interno dell’associazione per delinquere, augurando al proprio discendente di acquisire presto il know-how e l’adeguato spessore criminale, per potersi affiliare. Gli spiega l’articolazione dell’associazione e i sette gradi: 'picciotto', 'camorrista', 'sgarro', 'santo', 'vangelo', 'crimine' ed infine 'medaglione', detto anche 'carica completa'. Per ambire al livello apicale - spiega ancora l’uomo - il giovane dovrà acquisire prestigio ed affidabilità criminali sperando che un appartenente alla società noti le sue potenzialità e lo avvii alla cerimonia di iniziazione: un rito che prevede il fumo di sigarette 'benedette', l’incendio di santini e la recitazione di frasi rituali che sanciscono un vero e proprio patto di sangue.

Gli arresti (nove in carcere e quattro ai domiciliari) sono stati eseguiti sulla base di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Le indagini, condotte tra luglio 2014 e giugno 2015, hanno accertato la capillare presenza di quello che gli investigatori definiscono un vero e proprio 'cartello della droga' che gestiva lo spaccio di cocaina, hashish, marijuana ed eroina nelle piazze di Trani, Bisceglie, Corato e Terlizzi, grazie ad una rete di decine di pusher.

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