Cerca

Giovedì 23 Novembre 2017 | 17:58

Kursaal, dopo i cinesi anche un night di rumeni

Kursaal, dopo i cinesi anche un night di rumeni

di LIA MINTRONE

BARI - Dopo i cinesi, arrivano i valacchi. Un night club con gestione rumena si starebbe aprendo in alcuni dei locali al piano terra del già chiacchieratissimo palazzo del Kursaal Santalucia, precisamente quelli dove un tempo sorgeva il «Reiff-Miles» Jazz Caffè, tra largo Adua e largo Giordano Bruno. Le voci, insistenti, si rincorrono da settimane tra bar, ristoranti e locali alla moda di quel quadrilatero della nuova movida barese che sta dando una spallata a quella di Bari vecchia. Ieri, alcune indiscrezioni più fondate sono trapelate da parte di alcune maestranze impegnate nei lavori di ristrutturazione dei locali.

A distanza di poche settimane dall’annuncio dello sbarco di investitori cinesi nei locali all’angolo di via Cognetti e dell’apertura di un ristorante giapponese lì dove un tempo sorgeva il ristorante Dèco, il Kursaal torna a far parlare di sé ma non come ci si sarebbe aspettato. Qui non è in ballo alcuna ripresa dell’attività dello storico cine-teatro barese, riportato in auge negli anni ‘80 dalla famiglia Buompastore dopo un restauro milionario affidato all’archistar Paolo Portoghesi e massacrato nelle aule dei tribunali passando per una sentenza tranchant del Consiglio di Stato alla fine del 2015. Né tantomeno la Regione Puglia, proprietaria del corpo centrale dell’immobile che include il teatro e la Sala Giuseppina, ha annunciato, dopo esserselo aggiudicato all’asta per la ridicola cifra di 2milioni di euro, di aver deciso cosa fare di questo gioiello liberty adagiato sul mare e i cui interni sono ormai andati in malora.

Le uniche certezze che ad oggi si hanno su questo angolo prestigiosissimo della città che guarda il mare è che a breve apriranno un ristorante giapponese con soldi cinesi e un night club gestito da rumeni. E pensare che la chiusura del Kursaal, avvenuta il 31 gennaio del 2011 con un blitz da film poliziesco in cui mancavano solo le teste di cuoio e i servizi segreti , fu dettata da una semplice scala, quella antincendio, che secondo i condomini di un palazzo confinante di via Cognetti entrava direttamente nelle loro case. Da allora, per il Kursaal e per la famiglia Buompastore, è iniziato un inesorabile declino a colpi di estenuanti cause giudiziarie che non hanno portato a nulla se non alla chiusura di uno dei pochi teatri funzionanti della città. Quando il Kursaal riaprì, infatti, il Petruzzelli era ancora chiuso. Sorvoliamo, per pietà, sul Margherita e il Piccinni.

È evidente che a Bari vale il detto che con la cultura non si mangia e che si preferisce favorire attività dove invece si mangia eccome. Vuoi mettere il tedioso Molière con un bel sushi? Un superato Goldoni e una sempre verde pizza capricciosa? Non è un caso che a due passi dal Kursaal, sempre su via Cognetti, stiano ristrutturando altri due locali dove verranno aperti altrettanti ristoranti, uno nei locali di uno storico negozio di elettronica.

Come si mangia a Bari non si mangia in nessuna altra parte del mondo. Vero. E tra un po’ si balla pure, magari con una bella lap dance vista mare? D’altronde è evidente il fortissimo interesse imprenditoriale e multietnico per questa zona della città, per il famoso quartiere umbertino che ricade su Madonella, quello dove insistono i più bei palazzi di Bari, lo stesso che i modaioli chiamano il Marais barese disdegnando l’impronta trasteverina e popolana di Bari vecchia, meta di ragazzini e della provincia poco glamour. Qui dominano, invece, la borghesia e il rampantismo professionale fronte mare, ca va sans dire, i negozi di tendenza di arredamento e le botteghe del vintage. Ma alla notizia della probabile apertura di un night club, salta sulla sedia Cinzia Buompastore, legale rappresentante della Fabris, la società ex proprietaria del Kursaal: «Sono allibita, pensavo che il peggio fossero i cinesi dal lato via Cognetti al posto del Dèco e, invece, al peggio dovevamo ancora arrivare. Un night club dove c’era il nostro Reiff , un locale jazz dove facevamo concerti di alto livello musicale. Non so se ridere o piangere. A noi, i confinanti, hanno reso la vita un inferno sia per il teatro che per la musica, ora voglio vedere se faranno la stessa cosa con i rumeni. Oppure, sarà favorita quella integrazione multietnica di cui tanto si parla?».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione