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in basilicata

Piove e scatta l'allarme
ma poi zero prevenzione

Quello del dissesto era e rimane una costante in Basilicata, della quale, però, ci si ricorda soprattutto in occasione degli eventi meteorologici, come quello di questi giorni

allagamento campagne

di PIERO MIOLLA

POTENZA - Dal viadotto «Calciano 2» sulla Basentana, alla frana di Montescaglioso, dallo smottamento che interessò Montemurro a febbraio 2015 ai problemi di dissesto idrogeologico comuni a tanti centri lucani, causati anche dalle numerose perturbazioni che hanno interessato, specie negli ultimi anni, la nostra regione.
Quello del dissesto era e rimane una costante in Basilicata, della quale, però, ci si ricorda soprattutto in occasione degli eventi meteorologici, come quello di questi giorni, quando il problema diventa acuto e deve essere gestito in emergenza. Nelle «more», però, cosa si fa? Poco. Lo sanno bene gli agricoltori del Metapontino che, ancora oggi, e siamo nel 2016, attendono risposte concrete ed efficaci tanto dal Governo nazionale, quanto da quello regionale sulla devastazione del marzo 2011, quando tra Metaponto e Ginosa il Bradano esondò creando una sorta di unico lago. Nel 2013, poi, a ottobre una bomba d’acqua colpì il Metapontino: lo stesso anno, ma a dicembre, piogge intense produssero, tra le altre cose, la frana di Montescaglioso. Nel mezzo, tanti altri fenomeni, magari meno acuti, ma che, messi insieme e «compattati» con l’inerzia, continuano a produrre problemi.

Come detto, pochi gli interventi effettuati: tra gli ultimi, si ricorda lo stanziamento, da parte della Giunta regionale, di 18 milioni di euro per il dissesto idrogeologico con una riprogrammazione delle risorse del Po/Fesr Basilicata 2007/2013: 5 progetti finanziati in provincia di Matera e 15 in quella di Potenza. Praticamente una goccia nel mare. In quel caso fu finanziata la messa in sicurezza dell’abitato di Montemurro, mentre al Comune di Rapone venne sovvenzionato un progetto per la messa in sicurezza del cimitero. Progetti di riduzione del rischio idrogeologico, inoltre, furono ammessi per Senise, Ripacandida, Picerno, Bella, Brienza, Satriano di Lucania, San Fele, Calvello, Guardia Perticara e Missanello.

In provincia di Matera fu finanziato un primo stralcio funzionale per mettere in sicurezza l’abitato di Stigliano e quello di Pomarico, fu prevista la riduzione del rischio idrogeologico a Salandra. Al Comune di Tursi fu finanziato un progetto per risolvere definitivamente il rischio idraulico del torrente Pescogrosso, e così via. Finanziamenti che arrivano a distanza di anni dagli eventi, con somme che spesso non somme sufficienti a terminare gli interventi. Un numero dice tutto: in merito al finanziamento sopra descritto, basti pensare che su oltre 400 progetti costituenti la banca dati costruita dall’Ufficio Difesa del Suolo, solo 20 furono finanziati.

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