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Giovedì 23 Novembre 2017 | 12:19

Sanità in Puglia

Sul Piano di riordino
parte il tutti contro tutti

Insorgono da «Noi a Sinistra» e Pd. E i Cor chiamano Fitto

Sul Piano di riordino  parte il tutti contro tutti

Chiuse (per ora) le proteste di piazza contro il piano di riordino e la chiusura di nove ospedali in Puglia, partono le mobilitazioni dei partiti di opposizione contro la decisione assunta dal governatore-assessore Michele Emiliano di mettere mani alla riorganizzazione ospedaliera. Oggi, alle ore 10, nella sede regionale dei Conservatori e Riformisti, i consiglieri regionali hanno chiamato il leader del movimento Raffaele Fitto, insieme ai parlamentari, sindaci e amministratori, per rilanciare le contro-proposte. Mentre domani è la volta del Gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, che annuncerà in consiglio regionale iniziative sul territorio per convincere il direttore d’area e il governatore a rivedere il pallottoliere venuto fuori dalla revisione. Revisione che, a dirla tutta, non piace anche a vasti pezzi della maggioranza, con i consiglieri Pd costretti a difendersi dagli strali dei cittadini nei rispettivi collegi elettorali e gli alleati vendoliani inviperiti per il caos che, a loro dire, verrà fuori dalla delibera di giunta. Giovedì, poi, appuntamento per i direttori generali delle Asl, i responsabili delle Sanità Service di Puglia, il direttore dell’area salute Gorgoni e il capo gabinetto del Presidente della Regione, Stefanazzi, sulla mancata stabilizzazione degli operatori delle società in-house, finita sotto la tegola delle normative nazionali. « La politica non può dimenticarsi dei problemi di questi migliaia di lavoratori», tuona Nicola Brescia, segretario del sindacato Usppi.

Tornando al piano di riordino, Cosimo Borraccino (noi a Sinistra) punta l’indice: «Taranto non doveva subire ridimensionamenti nel piano ospedaliero e quindi Grottaglie non doveva essere riconvertito in PPA (Polo Riabilitativo), privando un bacino di oltre 100mila abitanti del proprio ospedale di riferimento». E annuncia voto contrario, se quel taglio rimane, nel «parere non vincolante» che il consiglio regionale sarà chiamato ad esprimere. Duro anche il Pd Filippo Caracciolo per la soppressione del reparto di Unità terapia intensiva coronarica dell'ospedale di Barletta. «Proprio con Emiliano si era convenuto di potenziare l’assistenza sanitaria nelle strutture del territorio in funzione della chiusura di due ospedali nella Bat, cioèTrani e Canosa. Così si annulla l'assistenza cardiologica per i cittadini di Barletta e del territorio che fa riferimento all'ospedale Dimiccoli». Uno squilibrio testimoniato dalle cifre: se il governo nazionale prevede un posto letto Utic ogni 20.000 abitanti, «nella Bat è destinato un posto letto ogni 50.000 abitant». Marco Lacarra (Pd) , invece, dice no alla soppressione del reparto di Ginecologia di Putignano. «È esigenza ineludibile dotare sia Putignano che Monopoli di punti nascita che, qualora opportunamente organizzati e non de-strutturati, com’è stato fatto in passato, possono tranquillamente superare entrambi l’obiettivo minimo dei mille parti l’anno». Non solo, «occorre dare risposte immediate per quegli ospedali che sono oggetto di riconversione» come Triggiano e Terlizzi. Al piano Emiliano arriva il plauso di Massimo Colia, segretario regionale dell'IdV e sindaco di Stornarella, mentre Guglielmo Minervini, capogruppo di Noi a Sinistra alla Regione, attacca: «sulle spalle della sanità troppe volte si giocano altre partite, disegnando non la mappa delle risposte ai bisogni, ma quella dei rapporti di forza della politica». «Cambiano gli assessori, i direttori generali ed i piani di riordino, ma i problemi atavici della sanità targata centrosinistra restano gli stessi: i casi di Tac rinviata di due anni ai pazienti oncologici nell'Asl di Lecce - dice Andrea Caroppo, capogruppo di FI alla Regione - sono una fotografia drammatica della situazione». «La Regione intende tagliare ulteriormente i servizi sanitari a Bitonto - denuncia Domenico Damascelli (FI) - rimangiandosi per l’ennesima volta la promessa del potenziamento della medicina territoriale». Le polemiche, dice Napoleone Cera (capogruppo dei Popolari) «nulla hanno a che fare con le valutazioni scientifiche ed organizzative: non è possibile sentirsi accusare che “stiamo difendendo una sanità da ultimo posto”, specie se si considera quanti sono i pazienti che cercano fuori regione la soluzione e le cure migliori». Giannicola De Leonardis, capogruppo Ap-Schittulli, attacca: «la delibera ha apparentemente “salvato” l’ospedale Lastaria di Lucera (del quale era stata in precedenza annunciata la chiusura): mentre il decreto Balduzzi prevedeva una dotazione di 20 posti di medicina interna, il nuovo Piano di riordino prevede 18 posti letto distinti, 12 per la medicina interna e 6 per la chirurgia. Una distinzione che rischia di compromettere il futuro dell’ospedale». Sono tutte scelte «ispirate dalla voglia smisurata del presidente Emiliano di penalizzare i vendoliani - dice Ignazio Zullo, capogruppo dei Cor - i loro territori di residenza o di origine, e gli esponenti del Pd suoi antagonisti nella scalata alla segreteria regionale». «Emiliano batte Trani-Canosa 2 a 0. Ma la partita non è ancora finita» incalza Francesco Ventola (Cor). A Manfredonia «l’ospedale è ancora lì, ma la vittoria ha un retrogusto amaro, con la riduzione del numero dei posti letto da 156 a 135. Come si dice - sottolinea Giandiego Gatta (FI) - meglio feriti che morti».

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