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Sabato 25 Novembre 2017 | 05:02

Si vota il 17 aprile

Trivelle, il referendum
Proroghe e piano aree
la parola alla Consulta

Oggi alla Camera conferenza stampa del comitato promotore

Trivelle, il referendum Proroghe e piano aree  la parola alla Consulta

ROMA - Il caso «trivelle» torna in Corte Costituzionale la prossima settimana, a poco più di un mese dal referendum. Il 17 aprile, infatti, sarà chiesto ai cittadini se vogliono abrogare la norma in base alla quale le concessioni petrolifere già rilasciate durano fino all’esaurimento dei giacimenti. Ma ci sono altre due importanti questioni pendenti: il doppio regime per il rilascio dei titoli e il piano aree, cioè lo strumento in base al quale pianificare. Per entrambi la Cassazione prima, e poi la Consulta per le sue competenze, non hanno ammesso il referendum. Ma sei Regioni - Basilicata, Puglia, Liguria, Marche, Sardegna, Veneto - sono decise a dare battaglia e, con l’obiettivo di far rivivere i referendum, hanno proposto il conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato su entrambi i punti: il primo nei confronti della Cassazione; il secondo, quello sul piano aree, anche nei confronti di Camera, Senato e Governo.

Alla vigilia dell’esame, oggi è prevista anche una conferenza stampa del comitato promotore del referendum, presso la Camera dei deputati, cui parteciperanno i rappresentanti delle Assemblee legislative di 9 Regioni (ci saranno anche Calabria, Campania e Molise) insieme al comitato nazionale «Vota Sì per fermare le trivelle», delle realtà associative e culturali, delle imprese della green economy, del turismo, dell’agricoltura e del settore del mare.

Il primo step, però, riguarda l’ammissibilità. Mercoledì 9 marzo la Corte Costituzionale dovrà valutare se i soggetti coinvolti e l’oggetto proposto hanno i requisiti per accedere alla fase di merito. Il giudice relatore è Aldo Carosi. E solo se arriverà il via libera, le istanze referendarie saranno esaminate nei loro contenuti. La Corte dovrà innanzitutto valutare se il Comitato promotore dei referendum è un potere dello Stato e come tale è legittimato a proporre il conflitto. Nei due ricorsi che l’avvocato Stelio Mangiameli ha steso per conto delle Regioni, si sottolinea che già a partire dal 1978 la giurisprudenza costituzionale ha qualificato come potere dello Stato il Comitato promotore del referendum abrogativo. La Consulta dovrà poi esaminare se le prerogative dei promotori siano state lese. I ricorsi, infatti, prospettano due conflitti per «menomazione», perché «senza usurpare un potere altrui, si impedisce ad altri poteri dello Stato di esercitare serenamente e pienamente il proprio». Il governo - sostengono i ricorrenti - è intervenuto con la legge di stabilità per modificare le misure stabilite precedentemente, nello Sblocca Italia, in materia di trivellazioni e giacimenti, ma in realtà «la richiesta referendaria è stata elusa». Perché «la legge di stabilità abroga» il piano aree, «facendo venir meno ogni forma di programmazione»; e sui titoli di concessione fissa un doppio binario, uno con e uno senza proroghe, che sembra offrire una «apparente opzione», ma in realtà «si risolverebbe sempre a favore dei titoli abilitativi che consentono la proroga».

Trattandosi di un passaggio tecnico, i conflitti dovrebbero essere ammessi. Poi, però, la Corte dovrà fissare una camera di consiglio per il merito e l’esito non è scontato, visto che anche quando si trattò di decidere sull’ammissibilità del referendum sulla durata delle concessioni, il «sì» non fu unanime. Se i conflitti - o uno dei due - passeranno al merito, ci sarà un altro referendum, i cui tempi sono legati alla pronuncia della Consulta: se arriverà entro l’estate, il governo potrebbe anche stabilire, in ogni caso con un atto normativo, una data per quest’autunno.

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