Martedì 19 Giugno 2018 | 18:06

Sanità

Nelle cantine dei distretti Asl
montagne di protesi e ausilii

La Cisl: la Regione non legifera sul riutilizzo, si buttano milioni di euro

Nelle cantine dei distretti Asl  montagne di protesi e ausilii

di GIANLUIGI DE VITO

BARI - Carrozzelle. Girelli. Aspiratori. Materassi. Triangoli sollevapazienti. E la lista continua. Una montagna di protesi e ausili ammassata negli scantinati dei distretti delle Asl. Migliaia di pezzi. Nemmeno tanto vecchi. Anzi. Semimuovi. Ma se consegnati alla polvere e all’incuria non fanno felice nemmeno i rigattieri in bolletta.

Una montagna di ferraglia e sprechi. Perché ogni anno la Asl autorizza nuovi acquisti. Per fare fronte alle richieste di una popolazione sempre più vecchia e sempre più in preda al bisogno di cura e riabilitazione se colpita da infortuni. Ma non si fa nessuna verifica sulla persona che cessa di utilizzare l’ausilio sanitario, vuoi perché morta vuoi perché riabilitata. Gran parte di protesi e strumenti non rientra nei depositi Asl e i pezzi riacquisiti finiscono nel sottoscala. Basterebbe, il più delle volte, semplicemente ripulirli. E invece finiscono all’ammasso.

Tutto questo mentre nei pronto soccorso, così come in molti reparti, sfilano carrozzine con ruote sblilenche e plastica logora, girelli claudicanti, trepiedi spuntati. È un film da vergogna.

Vecchia storia. Si dirà. Ma in tempi di riordino ospedaliero, di cordoni della borsa che si stringono perché i rubinetti dei finanziamenti languono, la ferita degli sprechi per un mancato riciclaggio che farebbe risparmiare milioni di euro, brucia di più.

A sollevare la vergogna è una nota dettagliata del segretario territoriale della Funzione Pubblica della Cisl, Giovanni Stellacci. Ci mette un attimo a spiegare il perché della vergogna: «La Asl Bari nel 2011 aveva speso più di 4 milioni di euro per l’acquisto degli ausili protesici ricompresi. La maggior parte di questi ausili, al termine del loro utilizzo non sono più fruibili in favore di altri pazienti, sia per mancanza di apposito servizio di ricondizionamento sia per mancanza di adeguato sistema di sanificazione. Pertanto in gran parte vengono dismessi o abbandonati senza possibilità di essere riutilizzati. Al fine di fermare questo ingente spreco di risorse, con delibera 457/2013 la Asl Bari indiceva una gara per l’affidamento del servizio di consegna e ritiro a domicilio degli ausili protesici per disabili. Tale gara veniva annullata con sentenza n. 1365/2013 dal Tar Puglia a causa della mancanza di una normativa regionale specifica che disciplinasse la cessione in comodato dei dispositivi summenzionati. Dal 2013 a oggi nulla è cambiato e i dispositivi che spesso sono stati utilizzati per pochissimo tempo, o rimangono in possesso delle famiglie degli assistiti che non sanno cosa farne, oppure sono stipati nei depositi della Asl. La mancanza di una semplice norma determina l’impossibilità di conseguire ingenti economie di gestione».

Dal 2013, governava la giunta Vendola, la Regione non ha mai legiferato sul riciclo e sul riutilizzo. Un disinteresse che significa vagoni di soldi. Che finiscono in tasca a lobby di commercianti interessati alla vendita e a gruppi di interesse. Ed è lo stesso Stellacci e svelare il meccanismo: «Per non farci mancare nulla, abbiamo verificato che un libero cittadino rispetto alla Asl può spendere molti soldi in meno. Per esempio, l’acquisto di una carrozzina munita di unità posturale, al cittadino costa 4200 euro Iva inclusa, mentre il costo per le Asl è di 4722.19 più iva al 4%, così come stabilito dal nomenclatore tariffario delle protesi (Gazzetta ufficiale Decreto 27 agosto 1999, n. 332). Un deambulatore pieghevole regolabile in altezza con due ruote e due puntali, al cittadino costa 120 euro e alle ASL 173.86 più Iva. Sono solo due esempi, ma non capiamo come mai le Asl, che dovrebbero avere maggiori sconti, date le richieste, paghino più di un privato. Se le segnalazioni che riceviamo su un’altra cattiva abitudine dei cittadini risultassero veritiere, il quadro che andiamo descrivendo è ancor più grave».

Facendo i conti all’ingrosso, le sei Asl (Foggia, Bat, Bari, Brindisi, Lecce e Taranto) spendono ogni anno in media non meno di 20 milioni di euro. Per acquistare pezzi a tariffe del 1999, quando non c’era l’euro, la tecnologia non era così avanzata e diffusa tanto da consentire economie di scala. Basterebbe una semplice norma sul riciclo e il riutilizzo a dimezzare la spesa. Col vantaggio che i dieci milioni di euro risparmiati - e parliamo di cifre approssimate per difetto - potrebbero essere riutilizzate dalle singole Asl, così come legge prevede: per fare assunzioni e per dare più soldi ai dipendenti in cambio di prestazioni integrative a valenza sociale.

E invece, continua a denunciare Stellacci, «sembra che in alcuni comuni, per evitare lungaggini burocratiche, gli utenti anziché andare prima dal medico specialista per ottenere la prescrizione, si recano in prima battuta al negozio di sanitaria ortopedica, la quale senza indicazione medica, redige il preventivo che successivamente sarà autorizzato dallo specialista senza ulteriori approfondimenti. Inoltre il collaudo dell’ausilio prescritto, non avverrebbe esaminando lo stesso ma semplicemente vidimando il modulo di prescrizione che la sanitaria aveva compilato. Questo stato di cose se risultasse veritiero concretizzerebbe una grave mancanza di vigilanza sull’effettiva qualità e appropriatezza dell’ausilio consegnato al paziente». Da qui la richiesta di un giro di vite su quello che se confermato sarebbe il business delle protesi.

Il direttore generale della Asl Bari, Vito Montanaro, su qesto ultimo punto, prende posizione: «La vigilanza è stata aumentata, in tutti i Comuni».

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