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economia

Grano, prezzo ancora giù
vale meno di quanto costa

Gli agricoltori foggiani cominciano a temere il peggio: «Il rischio è che il peggioramento del mercato sia strutturale e che dovremo abituarci a questi ribassi»

spighe di grano

di MASSIMO LEVANTACI

FOGGIA - «Con venticinque euro al quintale non copriamo più nemmeno le spese per coltivare un ettaro», sbotta il coordinatore di Agrinsieme che riunisce ben quattro organizzazioni agricole (Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative). Mercato del grano duro, altra settimana di passione: il prezzo continua a scendere da settembre scorso, siamo al 30% in meno rispetto ai prezzi dell’autunno di un anno fa. E gli agricoltori cominciano a temere il peggio: «Il rischio è che il peggioramento del mercato sia strutturale e che dovremo abituarci a questi ribassi. Se così fosse avremmo conseguenze negative sulla qualità del prodotto e sulla sostenibilità degli investimenti da parte dei produttori», aggiunge sconsolato il coordinatore Michele Ferrandino. La questione grano duro è molto semplice nella sua complessità: l’Italia compra dall’estero circa 15 milioni di quintali per il proprio fabbisogno (60 milioni di quintali), un quarto della disponibilità di prodotto nazionale proviene dal bacino di Foggia. In condizioni di mercato tranquillo, tuttavia, alla borsa merci della Camera di commercio è facile ascoltare parole rassegnate. La borsa si rianima quando dall’estero arrivano notizie di catastrofi, come l’alluvione in Canada del settembre scorso o la penuria di grano russo, qualche anno fa, che fece schizzare le quotazioni fino a 50 euro.

Oggi siamo in una fase di stanca del mercato, gli operatori non vendono (perché il prezzo è basso), ma succede la stessa cosa anche quando il prezzo è più sostenuto (perchè vorrebbero guadagnare di più). Mugnai e pastai invitano a tener conto anche di queste dinamiche e accusano gli agricoltori di aver tenuto i mulini pieni da settembre a dicembre convinti che le notizie dello scampato pericolo in Canada fossero un’invenzione dei mercati per tenere bassi i prezzi.

«La massiccia offerta dall’estero c’è sempre stata – ricorda Mario De Meo, memoria storica della borsa foggiana, ex componente della commissione prezzi in rappresentanza della Barilla – il problema in Italia è che il grano si vende quando va su, non quando i mulini ne hanno bisogno: per questo gli industriali si organizzano e comprano grano un anno per l’altro. Oggi si stanno già facendo i contratti con l’estero per il 2017». De Meo assolve i produttori foggiani: «Hanno ragione, con 25 euro a quintale non ci fai niente. Ma d’altronde qual è l’alternativa? Piuttosto va detto che per anni in commissione agricoltori e pastai si sono fatti la guerra per tenere troppo basso o troppo alto il prezzo, a seconda delle convenienze. Un prezzo equilibrato dovrebbe essere invece interesse di entrambi, perché a furia di tirare troppo la corda da una parte o dall’altra poi si spezza».

Agrinsieme si chiede quale sia la strategia alla base dei ribassi: «Mi chiedo se mugnai e pastai ritengono possibile che il mercato e tutto il sistema produttivo del grano riesca a reggere a lungo una situazione simile. Noi pensiamo di no. Per avere una produzione di qualità sono necessari cura, lavoro e investimenti. Per fare gli investimenti, però, è fondamentale che i produttori vedano assicurata una redditività sufficiente a giustificare i loro sforzi». «Il grano – conclude Ferrandino – ha un valore inestimabile per l’economia della nostra provincia e non possiamo accettare che sia messo a rischio da chi si illude di acquisire vantaggi dal crollo dei prezzi».

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