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Vincita negata al totocalcio
dopo 35 anni, 36 indagati

La schedina è stata dichiarata autentica, ma il Ministero delle Finanze e il Coni si sono sempre rifiutati di pagare perchè sostengono che la matrice del tagliando non sia mai arrivata all’archivio corazzato del Totocalcio

Martino Scialpi e la sua schedina

Martino Scialpi e la sua schedina

TARANTO - Ci sono 36 indagati per abuso d’ufficio per l’infinita vicenda giudiziaria della mancata corresponsione della vincita per un 13 da circa un miliardo di lire realizzato il primo novembre del 1981 da Martino Scialpi, commerciante ambulante di Martina Franca (Taranto). Il gip del Tribunale di Potenza, Michela Tiziana Petrocelli, dopo aver accolto l’opposizione della parte offesa alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero, ha fissato l’udienza camerale per il 6 aprire per discutere sul da farsi.
Tra i 36 indagati vi sono i vari presidenti del Coni che si sono succeduti in oltre 30 anni di cause, 11 magistrati dei tribunali di Taranto, Bari e Roma, ufficiali della Guardia Finanza, un dirigente dell’Azienda Monopoli di Stato e alcuni avvocati del foro di Roma, di Taranto e dell’Avvocatura dello Stato.

La vicenda penale è approdata a Potenza perché la sede giudiziaria competente ad indagare su vicende che riguardano magistrati in servizio presso il distretto della Corte di appello di Lecce, al quale Taranto appartiene.
La schedina è stata dichiarata autentica, ma il Ministero delle Finanze e il Coni si sono sempre rifiutati di pagare perchè sostengono che la matrice del tagliando non sia mai arrivata all’archivio corazzato del Totocalcio. L’indagine penale è scaturita da una denuncia depositata da Scialpi il 29 maggio 2014.

La causa civile per adempimento contrattuale avviata al tribunale di Roma è invece fissata per il 27 ottobre. Il giudice civile Federico Salvati aveva sollecitato le parti a tentare una conciliazione in considerazione - scriveva nell’ordinanza - sia dell’obiettiva incertezza dell’esito della lite (resa palese dalle contrastanti ordinanze del 9 febbraio e 14 marzo 2012), sia della particolarità della vicenda oggetto di causa, ma il Coni non ha poi ritenuto di aderire alla richiesta.

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