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Lunedì 20 Novembre 2017 | 20:03

il caso

Al bar invece di lavorare
licenziato controllore zsr

Protagonista del caso di assenteismo un ausiliario barese della sosta, che doveva vigilare sul rispetto e sul pagamento dei grattini delle auto parcheggiate

ausiliario del traffico

di FRANCESCO PETRUZZELLI

BARI - Si è difeso sostenendo che quell’allontanamento era stato motivato da improcrastinabili bisogni fisiologici, ripetuti, impellenti perché causati «da un’infezione ricorrente alle vie urinarie». Insomma, aveva spesso bisogno di abbandonare i controlli sulle auto in sosta per andare in bagno nei locali pubblici come bar, centri scommesse, mercati e negozi di elettronica.
Ma nemmeno il giudice del lavoro gli ha dato ragione rigettando il suo ricorso e confermando il licenziamento per giusta causa deciso dall’Amtab.
Protagonista del caso di assenteismo un ausiliario barese della sosta, una delle unità incaricate dall’azienda di trasporto urbano di vigilare sul rispetto e sul pagamento dei grattini delle auto parcheggiate sulle strisce blu delle zone a sosta regolamentata del centro.

L’uomo lo scorso anno fu licenziato in tronco dall’azienda per i suoi continui allontanamenti dal posto di lavoro, documentati con un «book» fotografico prodotto da un’agenzia investigativa assoldata dall’Amtab.
Otto le giornate lavorative contestate, tra dicembre 2014 e gennaio 2015, e quasi tutte con lo stesso andamento: la chiacchierata al bar e al telefonino, il giro tra gli scaffali di un negozio, la puntatina davanti al monitor di un’agenzia di scommesse, la sosta dal meccanico e i continui ritardi sul posto di lavoro o anche il rientro a casa con un’ora e mezzo di anticipo rispetto al turno di servizio, soprattutto nella giornata del sabato che sulla carta doveva terminare alle 15.
Delle toilette, invece, nessuna traccia.

Tanto materiale fotografico insomma per decretare la fine del rapporto lavorativo per «assenze ingiustificate e abuso di fiducia», confermato in pieno dal giudice del lavoro che ha respinto punto per punto il ricorso del lavoratore.
«L’abbandono del posto del lavoro – si legge nell’ordinanza emessa lo scorso 24 febbraio – è più subdola rispetto all’assenza, perché mentre nel caso dell’assenza il datore di lavoro viene immediatamente a conoscenza del fatto e può attrezzarsi per far fronte all’emergenza, il caso dell’abbandono, soprattutto in assenza di controllo, non consente di adottare alcuna contromisura né di perseguire il responsabile».
Una interpretazione chiara che demolisce la linea difensiva del dipendente, che invece sosteneva una netta distinzione tra i due casi invocando la minor gravità di comportamento per l’abbandono.

Il giudice ha anche confermato come giustificata la necessità dell’Amtab di avvalersi di un investigatore privato, «non avendo l’azienda altri strumenti per verificare l’adempimento della prestazione lavorativa del dipendente», già recidivo in passato e segnalato per scarso rendimento nelle multe e nei controlli alle auto sprovviste di grattino orario della sosta.
«Appare certamente anomalo – ha scritto ancora il giudice nella sentenza di rigetto del ricorso – che un lavoratore che, peraltro in relazione ad impegni istituzionali, (l’uomo è anche consigliere municipale - n.d.r.) è autorizzato, al ricorrere di un certo orario, ad espletare i suddetti impegni, trascorra il breve orario di lavoro restante gestendolo in maniera abitualmente arbitraria».
È questa una storia che in sostanza farà scuola, anche alla luce delle ultime lettere di contestazione che nei giorni scorsi l’azienda ha inviato a una decina di ausiliari della sosta. La contestazione è sempre la stessa: scarso rendimento lavorativo per l’esiguo numero di sanzioni elevate nelle Zsr a più alta concentrazione di evasione tariffaria. Per questi altri al momento di bar, negozi e toilette però nessuna traccia.

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