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Mafia e Basilicata
Matera «fa gola»
a 'Ndrangheta e Scu

Il quadro descritto dalla Direzione nazionale antimafia (Dna) per il periodo compreso tra la seconda metà del 2014 e il primo semestre del 2015

contro la mafia a potenza. Libera

POTENZA, 02 MAR - Messa da parte, da tempo, la definizione di «Basilicata isola felice» - con l’avvento di clan lucani, poi in gran parte debellati da inchieste e arresti - il territorio lucano oggi diventa «terra di conquista» delle mafie, calabresi e pugliesi, a cui fa «gola» la crescita economica dell’area materana (con lo sviluppo di Matera Capitale della cultura per il 2019 e la crescita imprenditoriale del Metapontino) e la partita dello sfruttamento delle risorse naturali e dello smaltimento dei rifiuti.
E’ questo, in sintesi, il quadro descritto per la Basilicata dalla Direzione nazionale antimafia (Dna) per il periodo compreso tra la seconda metà del 2014 e il primo semestre del 2015. Pur non destando «particolare» allarme sociale, la Basilicata diventa quindi un boccone prelibato per la 'Ndrangheta e la Sacra corona unita, che vedono in questo territorio limitrofo un’adeguata area d’infiltrazione. L'Antimafia evidenzia prima di tutto «il pregevole risultato dell’attività di contrasto» della Dda lucana, non solo per i risultati conseguiti, ma soprattutto per la «costante sensibilità a percepire la reale complessità del fenomeno" strutturato in diversi ambiti, dal traffico di droga agli appalti.

Un tema cruciale è quello della tutela ambientale: la Basilicata, secondo la Dna, «rischia di veder frustrata la legittima aspettativa al rilancio economico» nel caso in cui si realizzassero solo «spregiudicate politiche di sfruttamento» e «miopi logiche di profitto», che potrebbero «lasciare solo una grave devastazione ambientale», con la magistratura chiamata a «sopperire all’inerzia, ovvero disattenzione, da parte degli enti che istituzionalmente - è scritto nella relazione - dovrebbero monitorare la salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica». Passando ad altri settori, gli storici clan lucani «appaiono scompaginati» ma dalle indagini emerge anche «la loro ininterrotta e attuale influenza» assicurata «dalle nuove leve, spesso di derivazione familiare». Sottovalutarli è «oltremodo pericoloso», così come è importante accentuare il controllo sulle infiltrazioni mafiose dalle regioni limitrofe che rendono la Basilicata «particolarmente vulnerabile» allo "sfondamento» dei clan pugliesi e calabresi.
Analizzando nel dettaglio i contesti geografici, la Dna parte dalla considerazione che la provincia di Matera «sta vivendo un felice momento di crescita economica» con lo sviluppo dell’agricoltura e del turismo nel Metapontino, e i progetti per Matera 2019, che «merita una particolare attenzione da parte degli inquirenti».

Estorsioni e danneggiamenti rappresentano «segnali inquietanti» di queste infiltrazioni, ed è «urgente trovare una chiave di lettura a gravi episodi di intimidazione consumati ai danni di amministratori locali». Senza dimenticare l'ampio fenomeno del caporalato in diverse aree della regione. Nel Potentino, invece, il mutamento della geografia giudiziaria, con l’accorpamento dei Tribunali di Melfi (Potenza) e Sala Consilina (Salerno) ha «prodotto importanti mutamenti anche sugli assetti e dinamiche della criminalità organizzata" accentuando «purtroppo l’influenza e le interessenze, prevalentemente nelle zone del Lagonegrese e del Salernitano», con un aumento dell’attività della 'Ndrangheta. Gli appalti sul tratto lucano della Salerno-Reggio Calabria, e il ruolo dell’autostrada nel traffico di droga, rappresentano i capitoli principali di queste attività, a cui si lega un collegamento tra le 'ndrine e i clan lucani nel traffico di rifiuti (anche in altre zone del Paese) e nella gestione delle slot machine. Nella zona di Melfi, infine, secondo l’Antimafia «è emersa anche una significativa infiltrazione dei clan mafiosi nell’attività amministrativa e negli appalti indetti dal Comune». (di Davide De Paola, ANSA).

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