Lunedì 16 Luglio 2018 | 14:30

piano di riordino

Sanità, dilaga la protesta
tra Foggia e Taranto

Taglio di nove ospedali. Emiliano riunisce la maggioranza. Sindaci «amici» in rivolta

Sanità, dilaga la protesta  tra Foggia e Taranto

BARI - Comincia a dilagare, nelle diverse province colpite dal piano di riordino, la protesta dei cittadini contro la chiusura di 9 ospedali e le riconversioni previste. Oggi il governatore, Michele Emiliano, riunirà la maggioranza alla Regione, mentre mercoledì ha convocato i sindacati. Sabato prossimo, invece, parola ai sindaci (in vista dell’ok finale previsto lunedì 29), che in questi giorni stanno scendendo in campo un po’ ovunque per difendere il servizio sanitario locale.

In provincia di Foggia, si è tenuto ieri un sit in a Cerignola con l’amministrazione comunale, in testa il sindaco Metta, molto critico con le decisioni assunte dal Governo regionale. Ma dice no al «declassamento» dell’ospedale civile «Teresa Masselli» anche San Severo. Il sindaco Francesco Miglio (pure molto legato a Emiliano, visto che per oltre un anno ha affidato all’attuale governatore l’incarico di assessore alla legalità del Comune) gli assessori, i consiglieri comunali e il consigliere regionale Napoleone Cera (Popolari) si sono incontrati ieri mattina presso il nosocomio sanseverese per definire iniziative e strategie a difesa del territorio penalizzato dal piano. Nell’occasione è stato costituito il comitato «Pro Ospedale» e sono stati ascoltati gli operatori sanitari a seguito dell’annuncio di classificare il nosocomio come ospedale di base.«In questo momento – spiega il sindaco Miglio –, è importante che tutte le forze politiche, le associazioni civiche, gli operatori sanitari e i cittadini facciano squadra per difendere i servizi sanitari del territorio. La costituzione del comitato rappresenta un primo passo in questa direzione». Miglio, che è anche presidente della Provincia di Foggia, proprio nei giorni scorsi aveva organizzato un incontro dei sindaci per controbattere il piano regionale.

Non più ospedale, ma «presidio territoriale assistenziale» anche per il San Marco di Grottaglie. All’ipotesi dicono no le forze politiche e istituzionali locali. Dal Pd, a Forza Italia, ai movimenti civici, il fronte è bipartisan e chiede alla Regione un confronto con il territorio. Continua, intanto, la mobilitazione del «Comitato in difesa dell’ospedale» e degli operatori sanitari. Il sindaco di Grottaglie, Ciro Alabrese, ha chiesto un consiglio comunale, aperto al presidente della Regione, ai consiglieri regionali, ai primi cittadini del distretto sociosanitario Taranto 6. La protesta fa leva sui dati: l’ospedale San Marco conta, nel 2015, 600 parti, 21mila accessi al pronto soccorso, oltre 800 interventi nell’unità di ortopedia e traumatologia; la sua chiusura o ridimensionamento graverebbe sull’ospedale SS. Annunziata di Taranto (col quale, insieme al Moscati, costituisce un unico polo sanitario) e rappresenterebbe – secondo le voci del territorio – uno smacco per l’intero sistema tarantino, che sta gestendo una pesante emergenza ambientale e sanitaria.

Dal gruppo consiliare dei Conservatori e Riformisti (Ignazio Zullo, Erio Congedo, Luigi Manca, Renato Perrini e Francesco Ventola), intanto, arriva la controffensiva, con l’annuncio di una moblitazione per il 3 marzo a Ostuni. «Perde tempo chi, anche tra i nostri amici parlamentari, chiede al nostro Gruppo di essere responsabili e di non essere populisti e demagoghi sul Piano di riordino ospedaliero perché lo siamo già e tutta la nostra attività politica da inizio legislatura ne è testimonianza. Pensare però, che si possa essere consociativi con Emiliano e la sua Giunta - dicono - è da sciocchi perché noi in Regione vogliamo elevare il confronto. Qualcuno deve pur spiegare perché i costi nel pubblico per mantenere in attivo un posto letto sono il doppio di quelli sostenuti dal privato o dagli Enti Ecclesiastici e perché tutti gli ospedali pubblici, nessuno escluso, sono da Piano di Rientro perché il divario tra i costi e i ricavi supera di gran lunga il 10% e perché le perdite di esercizio superano i 10 milioni di euro. Nel tempo si è speso per gli ospedali molto di più del dovuto penalizzando la Prevenzione, la Medicina Territoriale e la Riabilitazione».

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Commenti all'articolo

  • Enzoscirocco

    23 Febbraio 2016 - 06:06

    La stupidità umana e' l'unica cosa più grande dell'universo. Questi politicanti micro territoriali non riescono a fare il bene della loro gente. I piccoli ospedali non hanno mai le vere competenze e mezzi per i casi importanti. Avere grandi ospedali con sufficienti mezzi va a tutto vantaggio. L'errore sta nel non dire di voler convertire questi nove micro ospedali in presidi ambulatoriali seri.

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