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La doppia partita biancorossa

La vera partita per il rilancio (o la sopravvivenza?) non si gioca sul campo. Ma nelle grandi manovre, iniziate in sordina e accelerate in fretta e furia negli ultimi tempi, per ristabilire i rapporti di forza (e il controllo reale) della societ

La doppia partita biancorossa

BARI - La vera partita per il rilancio (o la sopravvivenza?) del Bari non si gioca sul campo. Ma nelle grandi manovre, iniziate in sordina e accelerate in fretta e furia negli ultimi tempi, per ristabilire i rapporti di forza (e il controllo reale) della società biancorossa. Gli attori principali sono il presidente, il socio di minoranza Cosmo Antonio Giancaspro e l’imprenditore cinese Herman Zheng. Attorno a questi personaggi si muove una miriade di referenti, ambasciatori, emissari, amici degli amici.

Marzo senza dubbio si preannuncia come un mese cruciale per una programmazione tecnica e finanziaria ormai improcrastinabile in vista della prossima stagione. Chi ha i soldi, comanda, in queste cose. E a tal proposito, è lecito chiedersi quale sia la strategia del massimo dirigente: potrà continuare ad essere il referente pressochè unico del complesso progetto biancorosso?

Una cosa, intanto, è certa. Il peso specifico del socio di minoranza è in evidente aumento: sia per le risorse economiche già investite nel club, sia per quelle che sarebbe pronto ad immettere fino al termine della stagione, secondo un preciso ed organico piano finanziario. Interventi che, se a bersaglio, renderebbero difficilmente immaginabile una presenza ancora minimale (al solo 5%) di Giancaspro nella compagine sociale. Probabile, invece, che le sue quote possano salire (c’è chi lo ipotizza addirittura come socio di maggioranza) non oltre il termine del campionato. Una «scalata» che, inevitabilmente, creerebbe ripercussioni nei rapporti decisionali all’interno del club. Difficile capire se tale tipo di contesto sia davvero quello immaginato dall’attuale presidente. Ma potrebbe anche accadere che il socio di minoranza resti tale.

Il Bari ha la necessità di una tranquillità finanziaria, presupposto indispensabile per programmare senza affanni. Una variabile importante è il tempo. Se il presidente dovesse trovare soluzioni entro brevissimo tempo, si potrà guardare con maggiore serenità al futuro. Quella dell’acquisizione del Bari calcio resta una bella pagina di storia. Ma è una storia di ieri.

Oggi c’è da gestire un’altra fase cruciale. Le ambizioni personali del «Leader maximo» in questi giorni si stanno scontrando con la fatica di gestire in prima persona i tanti fronti aperti: la scarsità di risultati positivi per puntare con decisione alla serie A, la difficoltà nel trovare risorse finanziarie all'altezza dei sogni della piazza, i rapporti con la stampa incrinati anche dopo il caso Camplone. Insomma, i cuori iniziano a non surriscaldarsi più come una volta, le grandi vampate di passione sportiva rischiano di trasformarsi in fiammelle, l’avvento della primavera calcistica sembra in ritardo. Ma la speranza è l’ultima a morire.

Una nuova ristrutturazione del modello di gestione del potere, supportata da uno staff fidato e autorevole, che all’occorrenza sappia anche dirgli di no, per evitare di scivolare facilmente su una buccia di banana, è auspicabile. Soprattutto perché il Bari difficilmente potrà proseguire il suo cammino con l’attuale assetto, soprattutto se non arrivasse l’agognato salto in A. In tale evenienza, occorrerebbe immediatamente investire per ritentare il salto in paradiso riducendo il margine di errore.

Una permanenza prolungata in B è uno stillicidio, non solo per il Bari. Senza dimenticare che la tifoseria (finora sempre al fianco della squadra) accuserebbe il colpo e stenterebbe a rinnovare la fiducia concessa in dosi massicce in questo biennio di nuova era societaria. Dopo aver sopportato l’insopportabile (retrocessione in B, scandalo scommesse, penalità in serie, l’onta del fallimento), Bari pretende che si volti pagina. Per vincere. E per non sentire più promesse puntualmente disattese.

il grillo parlante

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