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Culle vuote in Basilicata
meno nascite, più decessi

Lo certificano i dati dell’Istat sulla situazione demografica. La nostra regione è fanalino di coda del Mezzogiorno

culle vuote, pochi neonati

di GIANNI RIVELLI

POTENZA - Si nasce di meno, di muore di più, si vive meno a lungo, si emigra di più e nemmeno l’arrivo di immigrati bilancia i dati.
La Basilicata si avvia ad essere un ricordo. Lo certificano i dati dell’Istat sulla situazione demografica del Paese a tutto il 2015 che nel fotografare una situazione di decrescita generalizzata non solo mostrino come questa pesi di più su realtà minori, quali appunto la Basilicata, ma certificano un’incidenza maggiore proprio qui, con indici, tutti negativi, ben più alti della media, da fanalino di coda del Mezzogiorno e che, con tutti gli sforzi, lasciano poco spazio per chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno.
Solo 554mila lucani Subito il dato. Al primo gennaio scorso gli italiani residenti in Basilicata sono 554mila. Se si risale un po’ è solo grazie alla presenza di circa 20mila stranieri, il 3,4 per cento della popolazione lucana totale, comunque meno della media del Paese, (8,3%) perché, evidentemente, nemmeno per loro siamo proprio la «terra promessa».

Continua emorragia La «terra promessa» è evidentemente altrove anche per i lucani se l’Istat certifica nel 2015 un calo della popolazione del 5,2 per mille pari a circa 3mila unità. Siamo terzultimi nel paese, alle spalle della regione più vecchia d’Italia, la Liguria, che fa segnare un incremento del 7,9 per mille (ma che comunque nella sola Genova ha più residenti che l’intera Basilicata) e della Valle d’Aosta che con un calo del 7,2 per mille si attesta a 127mila residenti ma su una superficie che è meno di un terzo di quella lucana e con il 60% del territorio oltre i 2mila metri. E quanto al Sud va detto che dopo di noi il maggior indice di calo lo ha il Molise, terra ugualmente interna e montuosa, che si attesta un meno 3,8 per mille, comunque quasi un punto e mezzo in meno.

Aumenta il numero dei decessi Nel 2015 ci sono stati più decessi che negli anni precedenti. Va chiarito subito che questo fenomeno ha interessato tutta l’Italia, anzi va detto che tra le componenti che hanno prodotto il calo della popolazione questa è quella che ha inciso relativamente di meno in raffronto al resto del Paese. Perché in Basilicata, nel 2015, ci sono stati 6.395 decessi, 431 in più dell’anno precedente con una crescita del 7,2% a fronte del +9,1 che ha fatto registrare il dato nazionale. Sul banco degli imputati, a livello paese, gli eccessi di caldo e freddo nei relativi mesi con i picchi di decessi che ci sono stati, nell’ordine, a gennaio, febbraio, marzo, novembre ed agosto. Ma viene da pensare che con l’invecchiare della popolazione inevitabilmente la curva statistica in un momento produrrà aumento dei decessi.

Calano le aspettative di vita Nella terra dell’aria e l’acqua buona e del cibo sano i residenti vivono meno che nella media italiana. Poco meno, in verità, i maschi 79,9 anni contro gli 80,1 di media nazionale, le donne, 84,7, proprio come la media paese. Ma nel 2015 entrambi hanno visto un arretramento delle aspettative di vita, gli uomini di un mese, le donne di due. Ma se proprio ci si vuole sforzare di vedere il bicchiere mezzo pieno qui è possibile farlo facendo il raffronto col resto del Mezzogiorno, dove gli uomini vivono 79,4 anni e le donne 83,9.

Nascono meno bambini Se in Italia nel 2015 sono nati 8 bambini ogni mille residenti, in Basilicata si scende a 7,2. Ma il dato non è l’unico problema della situazione demografica lucana, visto che la crescita naturale (o meglio la decrescita naturale) si ferma al meno 3,9 per mille (a fronte di un 2,7 italiano) mentre il dato complessivo lucano sale al 5,2. Certo è che le donne lucane fanno meno figli di quelle del resto del Paese, con una media di 1,17 in Basilicata a fronte dell’1,35 italiano. Una differenza totalmente imputabili alla componente italiana della popolazione, con le donne italiane residenti in Basilicata che hanno un indice di fecondità di 1.14 (a livello nazionale per le italiane è di 1,28), mentre le straniere residenti in Basilicata con l’1,95 superano di un po’ il dato delle straniere residenti in Italia che è del 1,93. Il risultato è che pur avendo la Basilicata la stessa percentuale di over 65 della media Paese (22%) i giovanissimi con meno di 14 anni sono di meno (12,5 contro 13,7), peggio di noi solo Liguria, 11,5, e Sardegna (11,8).

La piaga dell’emigrazione II saldo migratorio è di per sé negativo con un indice (1,3 per mille) triplo rispetto alla media italiana e tra i peggiori del Paese. Ma il dato sarebbe ancora peggiore e di molto, se non ci fosse l’immigrazione. Il dato del solo «saldo migratorio interno», che pure tace il numero di lucani emigrati all’estero, è del 3,3 per mille, ben 11 volte l’indice nazionale dello 0,3 e sul fondo della classifica meglio solo della Calabria, che presenta un meno 3,4. Ma è troppo poco per consolarsi. La Basilicata sembra destinata ad avere sempre meno residenti e una percentuale sempre più alta di immigrati, mentre i lucani sembrano avere nel proprio destino quello di un popolo errante.

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