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statale 172

Regione in pressing
«Potrebbe riaprire
entro 20 giorni»

Forse la previsione è un po’ ottimista. Ma, spiegano i tecnici, per scongiurare il rischio del crollo del muretto di contenimento, è possibile utilizzare dei blocchi di cemento armato

statale 172 pillinini

BARI - L’intervento per la realizzazione delle trincee drenanti e la messa in sicurezza dell’inghiottitoio avrà bisogno di almeno tre-quattro mesi, e dovrebbe risolvere il problema dello scarico del depuratore. Dopo, e solo dopo, l’Anas potrà completare i lavori sul tratto stradale che secondo i consulenti della Procura di Taranto sarebbe a rischio crollo. Ma la Regione va in pressing, e cerca di evitare che la statale 172 resti chiusa per tutta l’estate: se il Tribunale darà l’ok all’intervento di consolidamento urgente, quei 300 metri di strada potrebbero tornare percorribili entro 20 giorni.

Forse la previsione è un po’ ottimista. Ma il punto, spiegano i tecnici, è che per scongiurare il rischio del crollo del muretto di contenimento, è possibile utilizzare dei blocchi di cemento armato che avrebbero la funzione di rinforzare l’argine. L’Anas ieri ha depositato (ne parliamo nell’articolo accanto) istanza di Riesame contro il sequestro della strada, con l’obiettivo di acquisire la perizia tecnica che è posta alla base della decisione del pm Lanfranco Marazia. Ma - spiegano ancora i tecnici Anas - per chiedere l’autorizzazione ad effettuare i lavori non sarà necessario attendere il Riesame: l’acquisizione della perizia serve per effettuare una valutazione definitiva dei lavori di messa in sicurezza.

Anche la Regione, da parte sua, in queste ore prenderà contatto con i magistrati. Il presidente Michele Emiliano ha delegato Barbara Valenzano, ex custode giudiziario dell’Ilva che ha già lavorato con la Procura tarantina. Il provvedimento di sequestro assegna 60 giorni per la risoluzione del problema dello scarico, tuttavia è già chiaro da oggi che due mesi non saranno sufficienti e che quindi dovrà essere chiesta una proroga.

La gestione del depuratore, che è la causa primaria di tutta l’emergenza, è stata affidata all’Autorità idrica pugliese. Ma la stazione appaltante dei lavori è sempre Acquedotto Pugliese, che ha già pronto sia il progetto per l’adeguamento della capacità dell’impianto (oggi è sottodimensionato rispetto al carico, e per questo spesso i reflui non vengono depurati) che quello per la realizzazione del nuovo scarico. L’obiettivo progettuale è la creazione di trincee drenanti (è uno spandimento su un’ampia porzione di terreno) dall’altro lato della strada rispetto al depuratore, utilizzando l’attuale inghiottitoio - previo risanamento - come scarico di riserva per il «troppo pieno». Ma esiste la volontà di studiare l’ipotesi della condotta che da Martina Franca dovrebbe arrivare in Adriatico, attraversando tutta la Valle d’Itria: l’idea sarebbe che l’acqua del depuratore (previo affinamento) potrebbe essere utilizzata sia in agricoltura, sia - soprattutto - per gli usi industriali della zona di Fasanno. Ma il limite di questa proposta, oltre ai tempi e alle difficoltà paesaggistiche, sono i finanziamenti: la valutazione preliminare è di 35 milioni di euro, ma sicuramente il conto finale sarà parecchio più alto.

Anche quella del depuratore è una vicenda in mano alla Regione. Acquedotto Pugliese deve eseguire le previsioni contenute nel Piano di tutela delle acque, dove il caso Martina Franca è nel mirino da quasi dieci anni: il territorio locale, dalle amministrazioni che si sono succedute negli anni passati ad alcune associazioni, ha sempre detto «no» alle trincee drenanti, ed i Comuni vicini (Locorotondo) si sono sempre opposti all’eventualità che lo scarico sconfinasse nel loro territorio. Si è andati avanti così, nella più precaria delle situazioni, fino a quando a gennaio 2015 il Comune ha segnalato all’Anas le lesioni comparse sull’asfalto delle statale 172. Nel frattempo il depuratore continua ad avere uno scarico fuorilegge, ed i 6 km di strada tra Martina Franca e Locorotondo sono diventati 20. [red.reg.]

(la vignetta di illustrazione è di Nico Pillinini)

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