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tradizioni garganiche

Carpino in festa
per i cento anni di «zi Nton»

Un secolo di vita, storie, vicende, aneddoti, di un territorio straordinario “raccontato” nelle parole e nella magia di un sound senza eguali e di un cantore straordinario

Antonio Piccininno, l’ultimo dei “Cantori di Carpino"

Antonio Piccininno, l’ultimo dei “Cantori di Carpino

di ANTONIO D'AMICO

FOGGIA - «Canto la ninna-nanna perché a me quando ero piccolo nessuno l’ha mai cantata...». Bastano queste poche parole per raccontare i 100 anni di Antonio Piccininno, l’ultimo dei “Cantori di Carpino ancora in vita dopo la scomparsa di Andrea Sacco e Antonio Maccarone. Un secolo di vita, storie, vicende, aneddoti, di un territorio straordinario “raccontato” nelle parole e nella magia di un sound senza eguali che ha fatto dei “Cantori di Carpino” un esempio mirabile nel solco della tradizione popolare e capace di mettere in moto «sistemi» di promozione come il Carpino Folk Festival.

Il “maestro” t’accoglie nella sua residenza e ti chiede di leggergli la rassegna stampa delle ultime settimane sulle attività dei “Cantori”. E poi la chiacchierata che non poteva non partire dalla “Ninna Nanna”, canto straordinario che si perde nella notte dei tempi e che le donne di Carpino sussurravano ai loro figli. «Forse mamma me l’ha pure cantata - aggiunge Zi Nton (così è stato ribattezzato dai suoi... discepoli l’anziano artista - ma io non ricordo. E’ morta di “spagnola” (terribile epidemia che dopo la Prima guerra mondiale ha mietuto migliaia di vittime ndr) insieme a mio padre quando avevo due anni. Da quel momento la mia vita è cambiata a e a cinque anni facevo già il pastore».

L’amarezza di una terra, di un isolamento culturale e sociale che ha comunque permesso di preservare questo tesoro culturale di indescrivibile valore. «Sono nato nel 1916, non c’era niente, né luce né acqua né televisione. Avevamo questi canti. Non li ho fatti io, ce li hanno passati i nostri antenati e noi li abbiamo portati in giro facendo conoscere la nostra cultura e la nostra terra». Con un patrino d’eccezione. «Il merito - riprende Piccininno - è di Eugenio Bennato. Non smetterò mai di ringraziarli».
Ti ascolta e non perde nulla di quello che dici. E commenta con tanto di riferimento a fatti e personaggi che hanno costellato la sua vita. «L’ho detto - aggiunge - non ci rimaneva che cantare... Cosa poteva fare un uomo che lavorava tutto il giorno a raccogliere olive per tre lire al giorno? E che doveva dire una donna che prendeva una misera paga di 50 soldi per un giorno di lavoro?». Lo dice e stringe il pugno ricordando sprazzi amari di questi cento anni. Ma anche momenti belli, vissuti con i “Cantori”. Emozioni che non ha dimenticato. «E come faccio? Chi avrebbe mai pensato che avrei cantato sul palcoscenico del Teatro “San Carlo” di Napoli? O che avrei intonato la “Ninna Nanna” nella grotta della Natività a Nazareth, durante la nostra tournée in Israele? Mai lo avrei pensato, eppure è successo».

Ricco il programma della sua festa di oggi a Carpino. Alle ore 17, nel palazzo baronale, è in programma un incontro organizzato dal Carpino folk festival in collaborazione con il Comune il Parco nazionale del Gargano con gli studiosi e gli artisti che hanno attinto dal bagaglio di conoscenze popolari di Piccininno per narrarne la vita artistica attraverso il repertorio, le esperienze, le preferenze, gli atteggiamenti, le abilità, in una parola l'identità del cantore che instancabilmente continua a tramandare quella che fu la sua cultura: tra gli altri, son attesi lo studioso Francesco Nasuti, l'etnomusicologo Salvatore Villani, l'attrice Caterina Pontrandolfo, Eugenio Bennato e Teresa De Sio. A seguire la presentazione del cd "Chi sona e canta no nmore maje" dei Cantori di Carpino. E poi festa in piazza del Popolo con il taglio della torta organizzato dalla famiglia; a seguire spettacolo dei Cantori di Carpino e degli amici di Piccininno. Con tanto di intervento di Zi Nton.

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