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Archinà corrotto?
Difesa respinge accusa

Il legale si è soffermato anche sull'episodio del 26 marzo 2010, quando Archinà incontrò il consulente della Procura tarantina Lorenzo Liberti in una stazione di servizio

Ilva, a dx girolamo archinà, a sx fabio riva

TARANTO - Ha nuovamente respinto le accuse di corruzione nei confronti del suo assistito l’avvocato Giandomenico Caiazza, che ha parlato oggi nel corso dell’udienza legata all’inchiesta sull'Ilva 'Ambiente svenduto', davanti al gup di Taranto Anna De Simone, in difesa di Girolamo Archinà, l'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva.
Il legale si è soffermato anche sull'episodio del 26 marzo 2010, quando Archinà incontrò il consulente della Procura tarantina Lorenzo Liberti in una stazione di servizio dell’autostrada Taranto-Bari, ad Acquaviva delle Fonti (Bari) e secondo il teorema accusatorio gli consegnò una busta contenente 10mila euro in contanti allo scopo di falsificare il contenuto di una consulenza tecnica sulle emissioni di diossina dallo stabilimento Ilva che gli era stata affidata. Secondo Caiazza, che ha confermato quanto già sostenuto in passato, in quell'incontro in autostrada ripreso dalle telecamere dell’autogrill, Archinà aveva con sè solo dei documenti in quanto i 10mila euro fatti prelevare dalle casse dell’Ilva sarebbero stati donati alla Curia arcivescovile di Taranto.

Hanno discusso anche gli avvocati Pasquale Lisco per Marco Andelmi, ex capo area parchi dello stabilimento, e il funzionario regionale Pierfrancesco Palmisano e l’avv. Massimiliano Madio per Angelo Veste (componente dello staff della Provincia di Taranto che risponde di favoreggiamento).
Sono 47 gli imputati: 44 persone fisiche (ex dirigenti Ilva, politici, imprenditori e funzionari ministeriali e regionali) e tre società (Ilva spa, Riva Fire e Riva Forni elettrici).

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