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morì il barese russo

Taurisano, ritrova medaglia
di pilota eroe: cerca i parenti

Nel 1967 il pilota puntò il suo velivolo militare in avaria sul fondo per non precipitare sul centro abitato

PIERANGELO TEMPESTA

TAURISANO - Giuseppe Russo era un allievo ufficiale dell’Aeronautica militare nato a Taranto e residente a Bari. Quando è morto aveva solo 21 anni e a Taurisano è considerato un eroe. Tutti quelli che hanno più di 40 anni, in paese, ricordano la sua storia: intorno alle 16.30 del 25 febbraio 1967 stava sorvolando il centro abitato a bordo di un reattore Mb 326 partito dall’aeroporto militare di Galatina. All’improvviso avvenne l’inaspettato: un’avaria al motore, la perdita costante di quota (c’è chi ricorda il velivolo sfiorare la torre della scuola di via Rimembranze), un rumore assordante, una scia di fumo nero e denso a solcare il cielo sereno di quel pomeriggio quasi primaverile.

Avrebbe potuto salvarsi, Peppino, lanciandosi con il paracadute. Ma che ne sarebbe stato del reattore? Sarebbe caduto sulle abitazioni, causando una strage. Ecco, allora, la decisione eroica: lasciarsi il paese alle spalle, continuare a volare fino a raggiungere la campagna. In contrada «Acquadolce», vicino alla provinciale per Miggiano, il reattore precipitò e, dopo aver tranciato un albero di ulivo, si schiantò sotto ad un grosso tronco, prendendo fuoco. Peppino, che faceva parte del 61esimo corso della Scuola di volo di Lecce, non fece in tempo a lanciarsi. Morì sul colpo, pagando con la vita la decisione di allontanarsi dal centro abitato. Il tremendo impatto dilaniò il suo corpo. Quei minuti di terrore sono ancora vivi nei ricordi di molte persone.

Ora, a distanza di 49 anni (e dopo l’approfondimento che la Gazzetta ha dedicato alla vicenda nel 2014, ricostruendo la storia e riportando diverse testimonianze), c’è chi vuole mettersi in contatto con i familiari del giovane eroe per consegnare loro qualcosa che, con tutta probabilità, è appartenuta al loro congiunto. Una medaglia di bronzo, trovata qualche anno dopo la tragedia proprio vicino all’albero contro il quale si schiantò il reattore.

«Mia madre è la proprietaria del terreno sul quale ha trovato la morte Giuseppe Russo - spiega Silvio Fuso - e circa trent’anni fa, mentre stavamo raccogliendo le olive, mi è capitata tra le mani una medaglia. Ho subito pensato che fosse del pilota: sempre nel raggio di pochi metri, infatti, nel corso degli anni avevo già rinvenuto alcuni bottoni della tuta mimetica e la mascherina del respiratore. Ho conservato la medaglia a casa - continua - ma, con il passare del tempo, avevo quasi dimenticato di averla. Però, quando la vicenda di Giuseppe Russo è tornata nuovamente alla luce, l’ho cercata e, ora che l’ho ritrovata, mi piacerebbe mettermi in contatto con i parenti di quel giovane per affidarla a loro. Credo che sia giusto così». Ciò che si sa con certezza è che il giovane risiedeva a Bari in via De Rossi, insieme ai genitori. Un mese dopo la tragedia avrebbe compiuto 22 anni.

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