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Domenica 19 Novembre 2017 | 02:30

l'omicidio di pordenone

Trifone e Giosuè ai ferri corti
La difesa: «È un'invenzione»

Alla ricerca di un movente credibile. Teresa contesa tra i due. Falso profilo Facebook per farla ingelosire?

Trifone e Giosuè ai ferri corti La difesa: «È un'invenzione»

PORDENONE - Omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza, l’accusa comincia a definire il quadro all’interno del quale sarebbe maturato l’efferato delitto la sera del 17 marzo 2015. Secondo il pubblico ministero, all’origine ci sarebbe una discussione degenerata tra una delle vittime e il commilitore ed ex coinquilino Giosué Ruotolo. Proprio quest’ultimo, al momento unico indagato, sarebbe l’anonimo celato dietro un profilo Facebook; attraverso il quale, fingendosi una sua ex fiamma, avrebbe rivelato a Teresa presunti tradimenti del fidanzato. Quando Trifone lo scopre, ne nasce un litigio con Giosuè. E sarebbe dalla violenza di questo litigio che matura l’intenzione di architettare il duplice omicidio come risposta estrema. Dal punto di vista dell’accusa, il mosaico sembra ora completo. Ma a stretto giro ecco la replica de difensore di Giosué, l’avvocato Rigoni Stern, il quale ridimensiona la presunta lite avvenuta, nella caserma di Cordenons, nei mesi precedenti il delitto. «Non ci risulta che ci sia stato alcun alterco così grave. Non capisco - spiega il legale - da dove escano certe affermazioni, che ciclicamente vengono rilanciate dalla stampa, e da dove derivi questo attrito così forte tra i due, che hanno invece sempre avuto rapporti normali».

Le conclusioni ipotizzate dagli investigatori sarebbero la colonna portante dei termini dell’inchiesta contenuti nel fascicolo inviato dai due sostituti procuratori, Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro, al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pordenone. Al di là delle indiscrezioni, i magistrati continuano a mantenere il massimo riserbo sul contenuto dell’istruttoria, anche se da molte settimane circola con insistenza la voce secondo cui l’accusa intenda richiedere una misura cautelare nei confronti di Ruotolo. Sull’arresto o sulla successiva richiesta di rinvio a giudizio, il gip potrebbe esprimersi già nella prossima settimana.

Il Procuratore di Pordenone, Marco Martani, si è limitato a ricordare come, «in questa lunga indagine, che procede ormai da un anno, è stato fondamentale accertare ogni minimo dettaglio. Per questo, non intendiamo diffondere alcun elemento fino a quando non si sarà chiusa».

Da parte sua, l’avvocato della difesa di Ruotolo, Roberto Rigoni Stern spiega «Trovo improbabile che si possa richiedere la misura di custodia cautelare perchè fino ad ora non si è riusciti a far emergere indizi gravi, precisi e concordanti circa la riconducibilità di questo fatto all’odierno indagato. Non sussistono, dunque, i presupposti della misura restrittiva della libertà personale di Ruotolo, che peraltro da settembre vive all’interno di una caserma, dove i suoi spostamenti sono facilmente controllabili».

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