Cerca

Intervista

Zheng non si arrende
sull'acquisto del Bari

«Le mie potenzialità non saranno mai un ostacolo»

Mister Zheng riflette ancora

Mister Zheng, il Bari è una società con una grande tradizione e una storia che merita rispetto. Quali sono i suoi programmi?

«Prima di tutto vorrei portare una stabilità finanziaria di lungo periodo. Poi vorrei dotare il club di un forte assetto organizzativo/societario coerente con il modello indicato dalle norme Uefa ed infine possibilmente migliorare i risultati sportivi mediamente ottenuti dal Bari nel corso della sua storia ultracentenaria».

Ha incontrato personalmente il presidente della società Paparesta? Cosa vorrebbe dirgli? E soprattutto gli offrirebbe di restare, anche se con un incarico diverso da quello attuale?

«Ho conosciuto Paparesta in video conferenza a giugno 2015. Avrei anche voluto incontrarlo quando sono stato a Bari a dicembre, ma purtroppo i suoi impegni non lo hanno reso possibile. Da lui vorrei sapere una cosa molto semplice: se ha effettivamente intenzione di vendere il Bari al mio Gruppo. Poi, di persona, vorrei anche sapere quale cifra richiede. Credo, invece, che la discussione sulla possibilità di affidargli un ruolo debba farsi, appunto, in futuro e non debba costituire pregiudiziale a proseguire o meno nella trattativa».

Ha firmato un patto di riservatezza?

«Ne ho firmati due. Uno a giugno, con altro advisor, ed uno a novembre perché nel frattempo la Banca Popolare di Bari era diventato advisor del club».

Facciamo chiarezza sulla storia delle garanzie finanziarie. Le ha mai esibite o no? In cosa consistono?

«Io credo che su questo argomento ci sia un po’ di confusione. La prassi internazionale di riferimento stabilisce che il potenziale acquirente debba fornire garanzie solo nel momento in cui presenta una formale offerta di acquisto. Ad oggi io ed il mio advisor abbiamo poche risicate informazioni su FC Bari, assolutamente insufficienti per eseguire una corretta due diligence, eseguita la quale saremmo in grado di presentare un’offerta di acquisto adeguatamente corredata da idonee garanzie bancarie. Paparesta mi ha però richiesto di presentare delle referenze bancarie sulle quali non ritengo opportuno dare alcun dettaglio. Posso solo garantire che, come è stato dimostrato alla Banca Popolare di Bari, non potrà mai essere questo un ostacolo a proseguire nella trattativa».

Quanto è disposto ad investire nel Bari calcio?

«Questa è una bella domanda, ma io non voglio e non posso fare cifre. Sia perché dovrei dire cose che sono oggettivamente coperte dall’accordo di riservatezza, sia perché non ho alcuna intenzione di creare aspettative che oggi possono essere fraintese.Come ho già detto se acquisirò FC Bari le garantirò innanzi tutto stabilità finanziaria e patrimoniale di lungo periodo».

Che idea ha sull’utilizzo dello stadio San Nicola?

«Io credo che una squadra di calcio debba avere una casa degna degli obiettivi che intende raggiungere e della propria ambizione. Avrei avuto piacere a visitare il San Nicola ma non mi è stato permesso anche se, al momento della mia visita, era completamente vuoto. Dalle poche informazioni in nostro possesso è evidente che così com’è il San Nicola non risponde minimamente a quello che noi riteniamo essere l’optimum. In base a queste considerazioni è evidente che le alternative saranno due: ristrutturazione o costruzione di un nuovo impianto. Ma è ovvio che questa è una cosa che dovremo discutere solo con il Sindaco e la Municipalità di Bari, preferibilmente il più presto possibile perché capite bene che questo si che potrebbe rappresentare un pre-requisito fondamentale».

Sogna un giorno di vedere giocare nel Bari un giocatore cinese?

«Assolutamente si. Il nostro Governo centrale ha avviato una imponente campagna di diffusione della pratica del calcio e del calcetto, addirittura inserendola nelle materie di insegnamento al programma di educazione fisica nazionale. Se riuscirò ad acquisire FC Bari avvieremo un programma per l’apertura di scuole calcio in Cina, ovviamente con il brand FC Bari e proprio con la speranza di avere un giorno una stella cinese nella nostra squadra».

Il suo Bari continuerà ad avere un management italiano?

«Come sapete ho firmato una procura speciale per la costituzione di una società, il cui consiglio di amministrazione sarà formato da un gruppo di manager e imprenditori locali. Affiderò la gestione del club a manager che abbiano le capacità e le competenze necessarie a portare il club ai livelli che ci attendiamo, a partire da quello di giocare il campionato di Serie A. Ovviamente lo stampo italiano di questa squadra e la sua storia sono ciò che lo rendono attraente anche se non escludo, soprattutto con il passare del tempo ed in considerazione degli altri nostri ambiziosi obiettivi di espansione in Europa, che possano essere integrati anche manager stranieri».

Sarà vicino alla squadra o punterà sulle deleghe da affidare a qualcuno?

«Cercherò di essere il più vicino possibile alla squadra e a tutti gli altri investimenti che cercheremo di mettere a segno, ma è ovvio che le deleghe operative saranno affidate ad un gruppo di manager capaci e competenti».

Come intende valorizzare il brand sotto il profilo del marketing?

«Sicuramente ampliando i mercati di riferimento tradizionali, a partire da quello cinese ed asiatico, dove intendo avviare uno specifico piano di marketing che miri ad utilizzare la mia consolidata esperienza. Ma anche potenziando l’offerta di servizi e prodotti. Penso ad esempio che una società come FC Bari che muove la passione di una città e di una tifoseria tra le migliori al mondo debba dotarsi di un canale tv dedicato e molto altro ancora».

Bari è una città molto passionale. Vive in maniera esagerata sia le gioie che i dolori. Cosa vuole dire ai tifosi biancorossi?

«Non mi piace fare troppi proclami ma, bensì, fatti. Posso solo dire che voglio acquisire FC Bari per garantire una stabile partecipazione alla A, per fare crescere il numero dei suoi tifosi fidelizzandoli sempre più e rendendoli orgogliosi di essere sostenitori del club, anche con riferimento alla sua stabilità finanziaria e patrimoniale».

Un americano a Roma, un indonesiano a Milano e un cinese a Bari. Perchè le interessa la società biancorossa?

«A marzo 2015 ho deciso di investire in Europa sia per la presenza di un elevato numero di aziende sottovalutate sia per il grande fascino che l’Europa esercita su noi cinesi. Inizio dal calcio ma intendo investire anche in altri settori, dall’agricoltura alla moda. Ho già valutato possibili opportunità e non ho mai avuto dubbi nello scegliere Bari e la Puglia come porta d’ingresso verso l’Europa. Qui ci sono una squadra di grande tradizione, un territorio meraviglioso, una tifoseria dalla passione unica ed infine ampi margini di crescita per risultati sportivi e in termini economici».

Cerca altri imprenditori o intende acquistare da solo tutto il pacchetto societario?

«Non ho bisogno di cercare altri imprenditori sia per la dimensione dell’investimento sia perché ho già altri investitori cinesi, con cui da anni faccio affari, che credo possano essere interessati ad acquisire quote di minoranza. Questo non significa però che non sono disponibile a valutare partnership con altri imprenditori locali, partendo dalla considerazione che Winston sarà sempre il socio di maggioranza ed avrà ben salda nelle proprie mani la governance di tutte le società in cui investirà».

Ci racconta come è nato l’interessamento per il Bari?

«Una casualità ed una benedizione! Me lo ha proposto un mio collega americano che conosce bene un pugliese tifoso del Bari. Volevo espandere in Europa le attività di Winston e di investire in un club con potenziale inespresso come il Bari».

Se l’acquisto della società biancorossa non dovesse andare in porto, cosa farà?

«Spero non accada, ma in caso contrario credo di poter realizzare diversamente gli obiettivi del Gruppo Winston che, ripeto, sono quelli di investire in Europa a partire dal calcio. Ma sono ottimista per tutte le opportunità che la Puglia offre e desidero chiudere questa trattativa.

L'interessamento cinese per il nostro calcio, stupisce. Cosa c'è

dietro questa operazione?

«Basta leggere i quotidiani economici internazionali, ma anche alcuni recenti articoli dei vostri quotidiani sportivi, per rendersene conto e farsene una ragione. La Cina ha fame di cose europee e di calcio in particolare. Poi è ovvio che anche il calcio, se gestito bene, può diventare un grande business e noi cinesi siamo sempre interessati a sviluppare al meglio le opportunità che il mercato mondiale offre».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400