Lunedì 25 Giugno 2018 | 20:02

Ilva, preavviso infrazione Ue «No aiuti di Stato, vendete» Emiliano: spero compri l'Eni

Ilva, preavviso infrazione Ue «No aiuti di Stato, vendete» Emiliano: spero compri l'Eni
DOMENICO PALMIOTTI
TARANTO - Era prevista da settimane ed è arrivata. L’Unione Europea si appresta ad aprire una procedura di infrazione verso l’Italia a proposito dell’Ilva. A settembre 2013 toccò alle violazioni ambientali, stavolta, invece, finiscono sotto la lente i provvedimenti finanziari che, su proposta del Governo, il Parlamento ha approvato all’interno di varie leggi e che Bruxelles considera aiuti di Stato e quindi incompatibili con le regole dell’Unione. «Mi riferisco all’indagine preliminare in corso riguardante gli aiuti garantiti all’Ilva» scrive in una lettera di una cartella e mezza il commissario europeo Margrethe Vestager al sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, annunciando le intenzioni di Bruxelles. «Considerando le lamentele ricevute, come anticipato durante i nostri incontri del 10 settembre 2015, la Commissione dovrà presto decidere formali provvedimenti sulle misure finanziarie già garantite» specifica Vestager, responsabile della Concorrenza.«La lettera? Non costituisce affatto una sorpresa - commentano Piero Gnudi e Corrado Carrubba, commissari straordinari dell’Ilva -. Sapevamo che l’Unione Europea si stava muovendo su questa strada». «Il Governo ha già tenuto delle riunioni sul tema e altre ne convocherà - puntualizza Gnudi -. Alle obiezioni di Bruxelles sarà data risposta».

A quanto pare, se la Commissione ritiene che siano tutti aiuti di Stato i 300 milioni di prestito inseriti nell’ultimo decreto legge, gli 800 di prestito garantito dallo Stato inseriti nella legge di Stabilità 2016 e gli altri 400 di prestito garantito della legge 20 di marzo 2015, il Governo italiano intende far valere il principio che in materia di risanamento ambientale l’azione pubblica non è preclusa dalle norme europee. In sostanza, il messaggio che Roma lancia a Bruxelles è che il Governo è intervenuto intensamente per l’Ilva perchè c’è una questione ambientale grave e complessa. E che senza bonifica, l’azienda non potrà mai tornare a produrre a pieno regime, nè essere competitiva. Lo ha detto mesi fa il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, lo ha sottolineato giorni addietro a Bari il capo di gabinetto del Mef, Roberto Garofoli («l’ambientalizzazione e il risanamento ambientale costituiscono una sfera nella quale la disciplina dell’Unione Europea prevede che il pubblico possa intervenire»), e lo conferma addesso il sottosegretario Gozi.

In verità non è che Bruxelles non sappia che per l’Ilva il problema ambientale è prioritario. Scrive infatti Vestager a Gozi: «Sono consapevole dell’urgente bisogno di disinquinamento sia all’interno dell’Ilva che nell’area adiacente di Taranto. Ecco perchè sono pienamente a favore del supporto pubblico per il disinquinamento del sito e dell’area circostante». Così come «prendo nota dell’impegno dell’Italia a fare tutti i passi necessari per recuperare alla fine il supporto pubblico da coloro che sono i responsabili dell’inquinamento». Tuttavia, dice ancora il commissario, il salvataggio e gli aiuti per le fabbriche in pericolo dell’industria dell’acciaio «rimangono proibiti sotto le regole Ue» e «queste regole vengono applicate constantemente nei confronti di un numero di Stati membri da quando sono state introdotte». Esiste una «capacità produttiva strutturale», rammenta il commissario al Governo, e «le compagnie dell’acciaio non dovrebbero essere tenute nel mercato artificialmente a spese del contribuente se non sono economicamente autosufficienti». Questo non va bene, dice Vestager. Tant’è che il Consiglio dell’Unione del 9 novembre ha ribadito che non devono esserci «deroghe» nella disciplina degli aiuti di Stato. Invece «le parti stanno sostenendo che gli aiuti pubblici in corso stanno consentendo all’Ilva di continuare la sua produzione ed aggiornare i suoi impianti con i soldi del contribuente, così falsando la competizione». E’ vero che l’acciaieria va risanata, ma la strada giusta è coinvolgere i privati, suggerisce Bruxelles, che invita il Governo ad andare avanti con la vendita così come prevede l’ultimo decreto legge (cessione entro giugno 2016). Scrive infatti Vestager: «La migliore garanzia per lo sviluppo a lungo termine della produzione dell’acciaio e i lavori collegati nella regione di Taranto, è, non appena possibile, organizzare la vendita dei beni dell’Ilva agli operatori solvibili che possano aggiornarli per assicurare la compatibilità ambientale» e gestirli ad un uso produttivo. Segue quindi l’incoraggiamento della Ue al Governo: «L’annuncio, la scorsa settimana, dell’intenzione di organizzare il processo di vendita prima rispetto a quanto inizialmente pianificato, è un passo gradito». Basterà questo a disinnescare il conflitto tra Roma e Bruxelles? 

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