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il caso

Aqp, Costantino su dimissioni
«Un gesto di coerenza»
Il conflitto sulle deleghe

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI L’avventura di Nicola Costantino alla guida di Acquedotto Pugliese è una parentesi chiusa. Il giorno dopo il polemico addio del presidente, Michele Emiliano si dice «sorpreso e dispiaciuto», ma garantisce che indietro non si torna: «Accetto le dimissioni – fa sapere – perché le modalità con cui sono state presentate chiudono ogni spiraglio. Costantino avrebbe dovuto confrontarsi prima con noi». Aqp resta dunque provvisoriamente in mano a Lorenzo De Santis, il costruttore barese che Emiliano ha scelto anche per la sua provata fedeltà. Dopo averlo voluto in Fiera del Levante, il presidente della Regione lo ha designato in Aqp insieme all’avvocato romano Francesca Pace per rivedere la governance aziendale.

Una rivoluzione che Emiliano aveva deciso di condurre insieme a Costantino, considerandolo tecnico capace ed esperto. Ecco perché il governatore venerdì sera è apparso molto irritato: se l’ex rettore del Politecnico non condivideva il nuovo progetto, è il ragionamento di Emiliano, avrebbe dovuto dirlo prima. Al termine della riunione di venerdì, De Santis ha insistito perché Costantino soprassedesse: alle dimissioni, di cui Emiliano è stato informato solo a cose fatte. Ma il governatore ha ritenuto che le dimisiosni abbiano avuto come unico scopo quello di mettere in difficoltà la Regione. Accuse cui Costantino ribatte seccamente. «Il mio riferimento è sempre stato il capo di gabinetto – dice – non vedo perché avrei dovuto chiamare Emiliano, scavalcandolo».

La Regione contesta di non essere stata nemmeno avvertita delle dimissioni. «Ho detto fin dal primo momento – ribatte l’ingegnere barese - che piuttosto che accettare lo spezzettamento delle deleghe operative, rispetto alla collegialità del consiglio di amministrazione, mi sarei dimesso. Quando De Santis e Pace mi hanno detto che non intendevano sedere in cda senza deleghe e che si riservavano di proporle e assegnarle, naturalmente a maggioranza, in una prossima riunione, ho tratto le dovute conseguenze».

Con Costantino, sul punto c’è stata una lunga trattativa, mediata dalla Regione che però giovedì aveva concordato con i due nuovi consiglieri di opporsi alle scelte già fatte dal presidente. In particolare a quella di nominare il direttore generale come segretario del cda (è su questo punto che Costantino ha annunciato le dimissioni), ma anche alle nomine per l’Organismo di Vigilanza (Pace ha criticato l’istruttoria con cui sono stati individuati i 5 candidati, tra cui almeno due sarebbero in conflitto di interessi) e soprattutto sulla delibera che disponeva l’incremento del 6% della tariffa idrica per il 2016. «Sostanzialmente un atto dovuto – si difende Costantino –, già fatto lo scorso anno appena l’Autorità di vigilanza ha deliberato l’aggiornamento della tariffa. Rimandare la delibera sarebbe servito solo a far arrivare l’aumento in bolletta tutto insieme, con gli arretrati, alla fine dell’anno. Ritengo di aver operato nell’interesse della società e dei cittadini, ma il cda può sempre revocare la mia delibera visto che non ha ancora sortito alcun effetto».

Dietro la battaglia sulla gestione di Aqp ci sono un paio di avvenimenti che hanno fatto accendere un faro alla Regione. Il primo riguarda gli appalti per lo smaltimento dei fanghi, quattro lotti con un partecipante ciascuno e un ribasso (sempre uguale) del 3%: una «stranezza» di cui è stata informata l’Autorità anticorruzione, che ha risposto con una nota molto critica (ipotizza in sostanza un bando fatto su misura) di cui la Regione ha avuto conoscenza solo dopo molto tempo. Il secondo nodo è un fascicolo della Finanza sulle forniture di cloro, vinte per 10 volte di seguito dalla stessa azienda: tra i quattro indagati c’è anche il dirigente degli appalti di Acquedotto. Una situazione che Emiliano ritiene sintomo di mancanza di controlli, ed è per questo che ha voluto varare un consiglio di amministrazione con un esperto di affari societari (Pace) e un uomo di appalti (De Santis).

L’idea è che le decisioni più importanti (dal piano industriale ai grandi appalti) siano di competenza dell’intero cda, mentre il presidente dovrebbe occuparsi di strategie e progetti. Venerdì, durante la prima riunione, a Costantino sono state confermate tutte le deleghe, quindi De Santis è stato nominato vicepresidente. Poi le delibere e quindi la lite. Ora l’ordinaria amministrazione è in mano a De Santis almeno fino a lunedì 25, quando il cda verrà reintegrato con il terzo consigliere. La Regione sta cercando un tecnico (si parla di Roberto Sabatelli, ma anche di Antonio De Risi) cui potrebbe spettare la carica di presidente. Ma Emiliano non esclude di sparigliare ulteriormente, affidando la poltrona più importante a De Santis o alla Pace.

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