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dopo il sequestro

Piano antixilella, altro stop
dai giudici del Tar Lazio
In dubbio diktat di bruxelles

ulivo secco, xylella

Daniela Pastore

Ancora uno stop alle eradicazioni ed ai pesticidi previsti dal Piano Silletti per contrastare l’avanzata di «xylella fastidiosa». A incassare il duplice successo questa volta sono le 29 aziende biologiche del Brindisino e del Leccese che avevano presentato due ricorsi (al Tar del Lazio ed al tribunale europeo), e alcune associazioni di volontariato scese in campo in difesa del paesaggio contro ruspe e pesticidi.

Con due distinte ordinanze, il Tar (prima sezione, presidente Carmine Volpi), conferma da un lato la sospensiva delle misure di svellimento indiscriminato degli ulivi e di somministrazione di pesticidi sui terreni delle aziende ricorrenti e dall’altro sancisce la piena legittimazione delle associazioni di volontariato che si pongono a tutela della salute, del patrimonio paesaggistico e dei metodi di coltivazione biologica ad agire contro le disposizioni del Piano Silletti.

Per quanto riguarda le aziende bio, i giudici optano per la sospensiva in attesa che il tribunale del Lussermburgo si esprima sul ricorso proposto dalle stesse aziende contro la Decisione europea del 18 maggio. Passaggio ritenuto fondamentale prima di entrare nel merito della legittimità o meno degli atti esecutivi dello Stato italiano e della Regione Puglia. Per la prima volta, dunque, sul banco degli imputati compare la Commissione europea, che potrebbe, nella decisione, non aver rispettato i principi di precauzione e di proporzionalità nello stabilire le misure per contenere il batterio. Un probabile errore a monte che avrebbe poi determinato a cascata una serie di atti illegittimi. In attesa dunque del verdetto dei colleghi del Lussemburgo, i giudici amministrativi sospendono il processo e congelano ogni azione prevista nel Piano siglato dall’ormai ex commissario straordinario.

Il primo ricorso delle aziende biologiche era stato presentato il 30 marzo 2015, con gli avvocati Luigi Paccione e Valentina Stamerra, contro il primo Piano Silletti, mentre ad agosto era stato presentato un nuovo ricorso, questa volta contro la decisione europea del 18 maggio che prevedeva le eradicazioni delle piante infette ed anche di quelle sane nel raggio di 100 metri. La «patata bollente» ora passa dunque al tribunale del Lussemburgo che dovrebbe già nei prossimi giorni esprimersi sulla legittimazione ad agire.

Intanto il consigliere regionale dei Conservatori e Riformisti, Erio Congedo accende i riflettori sul dramma che stanno vivendo i vivaisti salentini ed in particolare i produttori dei barbatelle del distretto di Otranto. «La prossima settimana - dice - i vivaisti riceveranno i macchinari acquistati per il trattamento a caldo della barbatelle, la cui commercializzazione è bloccata perché pianta considerata a rischio contagio Xylella. Nonostante ci siano studi che dimostrino che non è così, l’Unione Europea ha mantenuto l’embargo salvo prevedere, appunto, un apposito trattamento termoterapico sulle piante».

I vitivivaisti pugliesi pur danneggiati dal fermo che dura ormai da molti mesi, hanno deciso di attenersi alle richieste dell’Unione Europea e hanno sborsato di tasca propria le somme necessarie per l’acquisto delle macchine, circa 180mila euro, «pur di non perdere altre quote di mercato a vantaggio di operatori del settore, in modo particolare veneti. Ma ora oltre il danno - incalza Congedo - si profila una vera e propria beffa. Dopo il trattamento per commercializzare le barbatelle servirà la certificazione dell’avvenuto “lavaggio a caldo”. Insomma, un certificatore riconosciuto dall’Unione Europea e quindi anche dalla Regione che, invece, non si è posta il problema e quindi rischia di trovarsi ad affrontare anche i contenziosi con i vivaisti per l’ulteriore tempo perso in un momento in cui sono andate in fumo sostanziose fette di mercato».

Commissione ue sotto esame

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