Cerca

inchiesta

Penalisti contro pm sulle mazzette show

teatro Petruzzelli

BARI - Dura posizione dei penalisti dopo il video diffuso dalla Polizia sugli arresti del Petruzzelli. Di «Oscar della spettacolarizzazione delle indagini» parla la Camera penale di Bari, sottolineando come il premio "per quest’anno non ha più concorrenti, perché sarà sicuramente assegnato al cortometraggio realizzato dagli operatori di polizia che, impiegando meritoriamente le proprie energie nella sceneggiatura del trailer delle indagini preliminari relative ad alcune ipotesi di reato nella gestione degli appalti del Teatro Petruzzelli di Bari, hanno mostrato indubbie capacità artistiche".
In particolare - spiegano gli avvocati baresi - è stato diffuso un video, contrassegnato dal logo della Polizia di Stato, con sottotitolo "Questura di Bari" durante le immagini di apertura, nel quale sono montati alcuni spezzoni di filmati frutto di attività investigativa, con un sottofondo di musica classica, enfatizzati da effetti di dissolvenza tra un video e l'altro e scene ripetute al rallentatore, preceduti, intervallati e conclusi con immagini ritraenti il Teatro Petruzzelli. In altre parole, una vera e propria spettacolarizzazione degli atti processuali, attraverso un montaggio televisivo che mortifica la serietà delle indagini, con una sorta di condanna
romanzata a reti unificate, prima ancora di iniziare il processo e addirittura prima che si instauri alcun contraddittorio e che gli indagati potessero disporre degli atti così artisticamente diffusi".
La Camera penale denuncia il suo sconcerto per quanto verificatosi, anche per le energie distratte con questa “opera” da altre attività ben più serie ed istituzionali, a dispetto della denunciata carenza di risorse e personale. Insomma, un poderoso e concreto contributo alla spettacolarizzazione dei processi ai danni di tutti i cittadini che incorrono, come indagati, persone offese o anche come semplici testimoni, nelle maglie della giustizia penale. Ma non preoccupatevi, non c’è mai fine al peggio! Per l’Oscar 2017 qualcuno si attrezzerà per andare oltre gli effetti speciali realizzati nell’occasione, magari passando al 3D!!!"

Anche l'Osservatorio sull'informazione giudiziaria dell'Unione camere penali italiane interviene sulla vicenda stigamtizzando «gli stacchi visivi alternano le riprese all’interno degli uffici di polizia giudiziaria a quelle girate nell’ufficio del direttore indagato, con suggestivi squarci del Teatro Petruzzelli. Il tutto allietato da una coinvolgente e deliziosa colonna sonora di musica classica», ironizzano i penalisti che definisco «opera da dilettanti» il video del furgone di Bossetti (omicidio Yara Gambirasio, ndr).

Una sorta di «trailer della vicenda processuale» dice l’Osservatorio, che denuncia «l'ennesima violazione del divieto di pubblicazione di atti coperti da segreto» da parte della Procura di Bari. «In questo caso il filmato, una sequenza di stralci di video e intercettazioni, e dunque di atti di indagine non pubblicabili neppure parzialmente nel loro tenore testuale fino alla chiusura delle indagini preliminari, - denunciano i penalisti - è stato addirittura trasmesso e diffuso prima che il difensore avesse precisa e adeguata contezza degli atti, sui quali peraltro è fondata la richiesta di arresto e la relativa ordinanza di custodia cautelare».

Nella nota si sottolinea inoltre che «la autorizzazione alla diffusione del video ha inteso rivestire non solo una finalità autoincensatoria degli investigatori ma anche un aperto intento moralizzatore posta dichiaratamente a fondamento, da parte del procuratore di Bari, di una esigenza di deterrenza nei confronti dei cittadini. Come se l’ufficio di Procura avesse una missione etica, da condurre, appunto, anche con l’ausilio di filmati propagandistici diretti a rappresentare una sorta di gogna mediatica». «Spiace constatare - concludono - che, nonostante le segnalazioni ripetute di episodi di questo genere, nessuno avverta l’esigenza di arrestare la costante degenerazione del processo, trasformato ormai in evento mediatico già nella fase delle indagini, e che, da parte dei mezzi di informazione, si stenti a comprendere la consistenza del problema in termini di civiltà giuridica, aprendo una seria riflessione sugli effetti devastanti di questo circo mediatico giudiziario».

PM STUDIA I PC E I CELLULARI - Intanto una consulenza tecnica disposta dalla Procura di Bari verificherà il contenuto di computer e telefoni sequestrati dagli agenti della Digos nell’ambito dell’inchiesta su presunte tangenti e appalti truccati al Petruzzelli. 
Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire, attraverso i contratti degli appalti sospetti e le fatture, il giro di tangenti legato a quelle gare e sperano di trovarne traccia nei pc. Otto fino a questo momento sono gli episodi di presunte mazzette accertati anche grazie a intercettazioni telefoniche, ambientali e video che hanno immortalato i passaggi di denaro. Il passaggio successivo riguarderà gli accertamenti contabili e altri appalti che potrebbero essere stati pilotati. Ieri i cinque arrestati (oltre a Longo ci sono gli imprenditori Franco Mele, Nicola Losito, Giacomo Delle Noci e Vito Armenise) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere dinanzi al gip Gianluca Anglana. Agli atti dell’indagine ci sono almeno tre informative. La prima, depositata nel maggio 2015, riguarda due presunte turbative d’asta relative ad altrettanti appalti per servizio di vigilanza e forniture luci. La seconda, che approfondisce le stesse ipotesi investigative, è stata depositata nel settembre scorso e poi c'è quella di dicembre - alla base della richiesta cautelare - sugli otto presunti episodi di corruzione per complessivi 20mila euro in meno di due mesi.

MELE E IL PALCO PER RENZI E DECARO - «Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sulla vicenda riguardante il teatro Petruzzelli con l’arresto del direttore amministrativo dell’ente lirico, Vito Longo, e di quattro imprenditori, indossa i panni di «Alice nel Paese delle meraviglie». Ne è convinto il deputato pugliese dei Conservatori e Riformisti, on. Antonio Distaso il quale evidenzia in una nota che «Emiliano si indigna e minaccia querele nei confronti di un collega del Movimento 5 Stelle che ha 'osatò rivolgergli qualche domanda sulle ultime scandalose vicende che riguardano la gestione del Teatro Petruzzelli».


«Rinunciando, sin da ora, ad avvalermi di ogni guarentigia parlamentare e quindi pronto a essere anch’io querelato, anch’io - dice - ho degli appunti che vorrei rivolgere al presidente della Regione, sindaco di Bari per dieci anni (fino al giugno del 2014), in qualità di ex presidente della Fondazione Petruzzelli. Mi chiedo e gli chiedo: come può egli oggi indossare i panni di 'Alice nel Paese delle Meravigliè prendendo le distanze da Vito Longo, in qualità di direttore amministrativo dell’ente lirico, solo perchè nominato dal suo predecessore Simone di Cagno Abbrescia? Anche in Regione, dove lui è arrivato da pochi mesi, il suo predecessore Vendola aveva nominato uomini di sua fiducia in ruoli apicali e dirigenziali e come leggiamo la prima operazione messa in atto è quella di una totale riorganizzazione della 'macchinà, con conseguente azzeramento di ruoli passati. Perchè non lo ha fatto al Petruzzelli, dove, non solo ha mantenuto nel ruolo Longo, ma ha nominato sua moglie, Antonella Rinella, nel primo mandato da sindaco assessore della sua Giunta e nel secondo come Capo di Gabinetto, a conferma di un rapporto umano e politico di natura personale».

«Il ruolo di "tuttofare" di Mele era così noto - aggiunge Distaso - che nella campagna elettorale per le Amministrative del 2014, quando Emiliano passò il testimone a Decaro, che fu proprio lui a occuparsi dell’allestimento dei palchi 'elettoralì sia in occasione dell’arrivo a Bari del premier Matteo Renzi per il comizio a favore del candidato sindaco del Pd, sia per la chiusura della campagna elettorale con il concertone sul mare. Emiliano 'poteva non saperè? Oppure il 'non poteva non saperè si applica solo quando ci sono esponenti di centrodestra?»

Nel maggio del 2014, infatti, lo stesso Mele - ai microfoni della testata on line Quotidiano italiano - ammise il suo percorso professionale, da fornitore del Petruzzelli e responsabile luci e fonica dello stesso teatro in cui, guarda caso, continuava a lavorare la sua azienda (intestata alla moglie). Nell'occasione era alle prese con il montaggio del palco per il comizio di Renzi proprio all'esterno del teatro: Sono qui per dare una mano a degli amici, disse. La ditta, di Terlizzi, sarebbe stata regolarmente pagata dall'associazione che sosteneva l'allora candidato sindaco Decaro.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400