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Voci di sgombero
Emiliano: «Basta ghetti»

La Regione non vuole perdere altro tempo: entro fine mese, si vocifera, il governatore vuol chiudere gli accampamenti più grandi in Capitanata, quelli di Rignano, Tre titoli (Cerignola) e borgo Mezzanone

il ghetto per immigrati di rignano garganico

Rignano

di MASSIMO LEVANTACI

FOGGIA - Ghetti da sgomberare, sempre più malsani e pericolosi. Allungano anche un’ombra di illegalità sull’agroalimentare foggiano esportato in tutto il mondo, come ha denunciato il presidente nazionale della Fedagri, Giorgio Mercuri, sulle nostre colonne nell’edizione di domenica 10 gennaio. La Regione non vuole perdere altro tempo, il diktat di Emiliano sarebbe già scattato: entro fine mese, si vocifera, il governatore vuol chiudere gli accampamenti più grandi in Capitanata, quelli di Rignano, Tre titoli (Cerignola) e borgo Mezzanone vicino al Cara (il centro di accoglienza per i richiedenti asilo). Non meno di 2 mila persone da sgomberare, forse da trovare loro un ricovero sia pure temporaneo prima di studiare nuove forme di reinserimento o accoglienza (per chi ha il permesso in regola). Già, ma dove? Nessuno sa niente o, se lo sa, ha la consegna del silenzio. Martedì scorso l’argomento pare non sia stato neppure sfiorato durante il Consiglio territoriale per l’immigrazione in prefettura (a porte chiuse). Il problema però si pone, in attesa di capire come la Regione intende risolvere l’accoglienza dei migranti che hanno fatto dei ghetti la loro casa, il luogo degli averi e degli interessi.

Quei ghetti vivono tutto l’anno, non come un tempo quando - specie nei mesi invernali - si spopolavano lasciando non più di 300-400 persone a Rignano (crocevia e fulcro degli arrivi in Capitanata). Oggi nel «gran Ghetto» staziona una media di 700 persone, sono venute fuori nel frattempo altre bidonville: a Rignano gli africani, i romeni a borgo Mezzanone, i bulgari nel cerignolano e via di questo passo. Luoghi diventati inaccessibili per chi non ha contatti all’interno, dove non c’è solo il caporalato a lasciare una traccia dell’illegalità diffusa. Perché nei ghetti succederebbe un po’ di tutto, anche spaccio di droga e prostituzione oltre naturalmente ai «capò» che decidono il traffico delle braccia. Per questo Emiliano ha deciso di muoversi, la situazione rischia di sfuggire anche al controllo della nostra immaginazione.

Ma in Regione c’è la consegna del silenzio, operazione top-secret anche per i più stretti collaboratori del governatore. E, si sa, dietro ogni mistero nasce sempre un’aura di fascino e di suggestione. Fa bene il presidente della Puglia ad agire così? La Gazzetta lo ha chiesto a chi due anni fa a un piano di sgombero regionale, naufragato quasi subito, ha già partecipato come Tonino D’Angelo, storico attivista di Libera, che si è ritrovato senza più la casa di accoglienza che avrebbe dovuto ospitare parte dei migranti del ghetto di Rignano.

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