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Rifiuti in bio-carbone
un impianto al vaglio

La struttura si dovrebbe estendere per circa 20mila metri quadri su un terreno adiacente l’ex mattatoio comunale

impianto rifiuti copertino

Il progetto

COPERTINO - Non ci sarà combustione e non verranno rilasciate polveri sottili in atmosfera. Sarebbero queste le garanzie fornite dal processo di decarbonizzazione idrotermale, ovvero la trasformazione in solo otto ore del rifiuto organico in biocarbone, sviluppato in un apposito impianto che potrebbe sorgere nella zona industriale di Copertino.
Il progetto preliminare, redatto dall’architetto Aldo Castrignanò e commissionato da Italpleco Energia s.r.l. e da Ingelia Italia s.r.l. è stato presentato ieri presso il comune di Copertino ed il sindaco, Sandrina Schito, ha dichiarato la sua disponibilità a dialogare. «Noi - ha detto – non ne escludiamo la realizzazione. Ma prima di qualsiasi fase successiva occorrerà sentire cosa ne pensa la popolazione attraverso verifiche e dibattiti pubblici. Soprattutto perché teniamo all’ambiente e alla salute dei cittadini».
E veniamo all’impianto che si dovrebbe estendere per circa 20mila metri quadri su un terreno adiacente l’ex mattatoio comunale. Lo stesso edificio, dopo essere stato ristrutturato e rigenerato, ospiterà una serie di attività a servizio della collettività tra cui uffici, un bar tavola calda, Point service per le imprese della zona industriale e spazi attrezzati da dare in uso a cooperative sociali e spin off.

«L’impatto ambientale – ha detto l’architetto Castrignanò - sarà assicurato attraverso una serie di scelte progettuali tra cui il tetto giardino e l’utilizzo di schermature in metallo che contengono i reattori con i colori dell’arcobaleno. Il costo delle opere edili e degli impianti si aggira intorno agli 8 milioni di euro ed avranno una ricaduta occupazionale per circa 20 persone».
Ma in cosa consiste la tecnologia Ingelia? E’ un processo ecosostenibile, assicurano i progettisti, che consente il passaggio dal rifiuto al biocarbone in solo 8 ore. I rifiuti organici e le biomasse di scarto, quindi, sono trasformate in un solido carbonosio, una forma di lignite. Le biomasse residuali umide non devono essere essiccate e questo fa risparmiare energia, riduce l’impatto ambientale e dà nuove possibilità per una migliore valorizzazione della frazione organica del rifiuto solido urbano e di tutti i rifiuti umidi organici.

«Si tratta di un vero e proprio processo di decarbonizzazione – ha aggiunto l’architetto - con evidenti vantaggi ambientali. Indipendentemente dalla tipologia di rifiuto organico da recuperare, il prodotto principale del processo di recupero sarà sempre una forma di lignite. Il processo è in continuo, completamente automatizzato e senza emissioni nella sezione di reazione, controllato in remoto ed è 150 volte più veloce delle attuali tecniche di recupero».

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