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«Sono Valeria», ma è uomo condannata una trans

di FRANCESCO OLIVA
LECCE - Condannata per aver difeso la sua identità femminile. All’anagrafe è registrata come Gino. Ma ai poliziotti ha detto di chiamarsi Valeria. Gli agenti, però, non hanno voluto sentire ragione. Ed una trans è finita in un’aula di tribunale per aver reso false attestazioni ad un pubblico ufficiale sull’identità. Il processo si è concluso con una sentenza di condanna: Gino Ciurlia, alias Valeria, 30 anni, di Taurisano, (cittadina del Sud Salento) deve scontare un anno di reclusione senza la sospensione della pena
«Sono Valeria», ma è uomo condannata una trans
di Francesco Oliva

LECCE - Condannata per aver difeso la sua identità femminile. All’anagrafe è registrata come Gino. Ma ai poliziotti ha detto di chiamarsi Valeria. Gli agenti, però, non hanno voluto sentire ragione. Ed una trans è finita in un’aula di tribunale per aver reso false attestazioni ad un pubblico ufficiale sull’identità. Il processo si è concluso con una sentenza di condanna: Gino Ciurlia, alias Valeria, 30 anni, di Taurisano, (cittadina del Sud Salento) deve scontare un anno di reclusione senza la sospensione della pena.

L’episodio risale a sei anni fa. Nel corso di un controllo nella zona a luci rosse di Lecce (quella a ridosso della stazione ferroviaria), i poliziotti hanno fermato anche la trans che, al momento di fornire le proprie generalità, ha riferito di chiamarsi Valeria, fornendo cioé un’identità diversa da quella certificata nel documento anagrafico. Gli agenti, però, sono andati a fondo. I controlli, infatti, sono proseguiti negli uffici della Questura dove la trans, che si sente donna, ha continuato a difendere la sua identità femminile, dicendo di chiamarsi Valeria. Ma gli accertamenti anagrafici hanno rispolverato il certificato di identità dove compare il nome di Gino Ciurlia. Da qui la denuncia e, addirittura, il processo concluso con la sentenza di condanna.

Il difensore di Valeria, l’avvocato Giovanni Battista Cervo, sta già lavorando all’appello per far valere il diritto nell’esprimersi con la propria identità sessuale al di là di quello che dice l’anagrafe.

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