Cerca

Stermina famiglia
Si cerca di capire
se era premeditato

POTENZA – Sono cominciate nel pomeriggio, a Potenza, le autopsie sui cadaveri di Vito Tronnolone, di 65 anni, della moglie e dei due figli che l’uomo – forse in preda ad un raptus di follia, forse avendo tutto pianificato – ha ucciso sabato scorso a San Fele (Potenza), nella casa dove la famiglie avrebbe trascorso un periodo di ferie, prima di suicidarsi. Gli esami certamente non si concluderanno oggi e proseguiranno anche domani
Stermina famiglia
Si cerca di capire
se era premeditato
POTENZA – Sono cominciate nel pomeriggio, a Potenza, le autopsie sui cadaveri di Vito Tronnolone, di 65 anni, della moglie e dei due figli che l’uomo – forse in preda ad un raptus di follia, forse avendo tutto pianificato – ha ucciso sabato scorso a San Fele (Potenza), nella casa dove la famiglie avrebbe trascorso un periodo di ferie, prima di suicidarsi. Gli esami – che quasi certamente non si concluderanno oggi e proseguiranno anche domani – dovranno fornire risposte decisive per permettere ai Carabinieri dei reparti speciali del comando provinciale di Potenza di ricostruire in modo definito il triplice omicidio e il suicidio.

Il nodo principale da sciogliere è se Tronnolone avesse pianificato l’uccisione della moglie, Maria Stella Puntillo, di 57 anni, e dei figli (Luca, di 32 anni, disabile, e Chiara, di 27) o se la strage covasse nella sua mente e sia avvenuta sabato mattina per un litigio o qualcosa che ha scatenato l’assassino. Un particolare importante è l’arma del delitto: una pistola calibro 38 che Tronnolone ha portato con sè da Lastra a Signa (Firenze) – dove la famiglia dell’ex carrozziere viveva - insieme ad un fucile. L’uomo deteneva le armi legalmente ma non aveva chiesto alcuna autorizzazione per portarle a San Fele: ma non si sa se lo ha fatto perchè aveva progettato la strage o perchè lo faceva abitualmente, temendo magari il furto delle armi nella casa lasciata vuota. L’autopsia dirà con quanti colpi sono stati uccisi la moglie e i figli di Tronnolone che, prima di spararsi, ha telefonato ad una sorella, in Toscana, raccontandole ciò che aveva fatto e suicidandosi subito dopo.

Così sarà “collocato” definitivamente anche un altro particolare: la visita all’ospedale di Melfi (Potenza) che Tronnolone si era fatto fare la sera prima del triplice omicidio e del suicidio, quando aveva accusato un malore che però non era grave. Lui aveva comunque rifiutato il ricovero, decidendo di tornare a San Fele. Gli investigatori cercano di mettere in relazione tale fatto con l’eventuale preoccupazione per la sua salute e il timore che il figlio disabile rimanesse senza cure.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400