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Ligabue a Bari
«Che sia indimenticabile»

di NICOLA MORISCO
Numeri da capogiro per il «Mondovisione Tour» di Luciano Ligabue. Una tournée che il Liga nazionale ha deciso di chiudere a Bari, sabato 20 settembre alle 21, all’Arena della Vittoria. Sul mega palco la sua band formata da Federico «Fede» Poggipollini (chitarra), Niccolò Bossini (chitarra), Luciano Luisi (tastiere e programmazioni), Michael Urbano (batteria) e Davide Pezzin (basso)
Ligabue a Bari
«Che sia indimenticabile»
di NICOLA MORISCO

Numeri da capogiro per il «Mondovisione Tour» di Luciano Ligabue: 528 mq di schermo ad alta definizione, 700 fari, 1200 kw di corrente, 172 casse acustiche 800.000 watt di potenza acustica, 30 tonnellate di contrappeso per sorreggere il palco, 2 palchi identici che si alternano tra le varie date, 9 camion per il trasporto di ogni palco, oltre 100 persone coinvolte nella produzione e 15 camion per il trasporto. Anche il suo decimo album di inediti Mondovisione, già album più venduto del 2013 e ancora nella top ten della classifica Top Of The Music Fimi/Gfk, ad oggi raggiunto quota 6 dischi di platino, così come si sta delineando il sold out nelle 15 date del tour.

Una tournée che il Liga nazionale ha deciso di chiudere a Bari, sabato 20 settembre alle 21 (biglietti disponibili sul circuito www.ticketone.it), all’Arena della Vittoria. Sul mega palco la sua band formata da Federico «Fede» Poggipollini (chitarra), Niccolò Bossini (chitarra), Luciano Luisi (tastiere e programmazioni), Michael Urbano (batteria) e Davide Pezzin (basso). Ligabue, nella sua carriera si è cimentato con diverse espressioni dell’arte: cantante-musicista, autore, regista e scrittore.

Quanto è stato importante per le sue composizioni la scrittura, il cinema e l’arte in generale? Quale, in questo momento della sua vita, sente più vicina? «Il lavoro artistico per me ha sempre avuto a che fare con lo scavo, l’approfondimento. Questo credo possa essere finito di conseguenza nelle canzoni. Per il resto le tecniche sono molto diverse e le canzoni sono distanti dalle poesie che sono distanti dai racconti che sono distanti dai romanzi che sono distanti dai film».

Pensando alla copertina del disco in cui è ritratto un mondo accartocciato, metafora di quanto di sgradevole accade nel mondo, pensa sia difficile che la bellezza (quindi la musica e le arti), possano un giorno prevalere su tante brutture? In questo con la bellezza della sua musica e i suoi live, che raggiungono un’infinità di persone, sente un po’ il «peso» di doverla comunicare a tanta gente? «Penso che aldilà delle brutture reali, ci sia anche una difficoltà reale nel vedere la bellezza. Siamo troppo presi, impegnati, distratti, affannati e la diamo troppo per scontata. Mi piace pensare di contribuire, con quello che faccio, a una sorta di “sveglia” per pulire i propri filtri e riprendere contatto con la bellezza esistente. Nel frattempo, facendolo, cerco di ricordarlo a me per primo».

Anche per questo tour utilizzerà un palco megagalattico e supertecnologico. Quant’è rilevante la parte visiva per un suo concerto? «Diventa importante quando non ne puoi fare a meno. In uno stadio, a parte chi è nelle prime file il resto del pubblico vede appena te e la tua band. Gli schermi, per noi, servono soprattutto per mostrare le facce di chi sta interpretando musica e poi per restituire lo spettacolo del pubblico al pubblico stesso. Infine, per evocare o proporre suggestioni».

Fino a che punto ama curare i particolari dei suoi concerti? «Nonostante quello che si possa pensare, siamo una squadra piccola. Che può contare su un gruppo di tecnici collaudati e bravissimi con cui ci intendiamo con grande velocità. La motivazione di ognuno è sempre alta e il coinvolgimento altrettanto. In fase di progettazione chiunque è informato su qualsiasi avanzamento dei lavori (anche nelle parti che non lo riguardano direttamente). Ognuno di noi vuole pensare che lo sforzo di chi compra un biglietto anche, e soprattutto, in tempi duri come questi, sia ampiamente ripagato dal massimo che noi possiamo esprimere».

Quindici tappe, l’ultima delle quali a Bari: una città, e una regione come la Puglia, che non ha mai nascosto di adorarla. Come mai la chiusura del tour a Bari? «Arriviamo con il desiderio e la speranza di trovare lo stesso calore delle altre volte che abbiamo suonato a Bari. Per un’altra serata indimenticabile».

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