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Imprenditore russo:
«Così il fotovoltaico
ha arricchito la Puglia»

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - «Il sole della Puglia è un regalo di Dio, una ricchezza che hanno solo tre posti al mondo: la California, la Baviera e voi». Igor Akhmerov, russo residente a Zurigo, 49 anni, del sole pugliese è uno dei padroni: tramite la lussemburghese Aveleos, la sua Avelar possiede campi fotovoltaici per 63 megawatt, ed ha interessi nel gas in Basilicata. Ma Akhmerov è anche l’uomo dietro Aion e la catena di fallimenti che ha colpito anche la Puglia portando - da ultimo - al sequestro di 28 impianti sulla Murgia
Imprenditore russo:
«Così il fotovoltaico
ha arricchito la Puglia»
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - «Il sole della Puglia è un regalo di Dio, una ricchezza che hanno solo tre posti al mondo: la California, la Baviera e voi». Igor Akhmerov, russo residente a Zurigo, 49 anni, del sole pugliese è uno dei padroni: tramite la lussemburghese Aveleos, la sua Avelar possiede campi fotovoltaici per 63 megawatt, ed ha interessi nel gas in Basilicata. Ma Akhmerov è anche l’uomo dietro Aion e la catena di fallimenti che ha colpito anche la Puglia portando - da ultimo - al sequestro di 28 impianti sulla Murgia: «Abbiamo - dice - la volontà di risolvere la situazione. Altro che fuga dei russi, come si continua a dire. Personalmente amo la Puglia, qui ho tanti amici e qui vorrei continuare a investire. Il fotovoltaico vi ha portato un enorme sviluppo».

Su questo c’è chi non è d’accordo: il punto è proprio capire cosa è rimasto dopo un decennio di grande crescita e miliardi di euro in incentivi.

«Quanti impianti fotovoltaici ci sono oggi in Puglia?».

Circa 38mila, di cui 1.800 di taglia media e 92 oltre il megawatt.

«Per la sola manutenzione, i nostri 60 impianti danno lavoro ai 70 dipendenti della Saem di Altamura. Parliamo di 30mila euro all’anno per ciascun impianto. E nei prossimi 10 anni andrà effettuata la sostituzione dei pannelli fotovoltaici con moduli di nuova generazione. Sono migliaia di posti di lavoro».

Eppure il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha di recente chiesto al governo di mettere un tetto all’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici, considerando «saturo» il territorio. Lei cosa ne dice?

«Ho incontrato Vendola nel 2009, il giorno della visita a Bari del presidente Vladimir Putin. All’epoca nel settore le aziende erano pochissime, oggi ce ne sono centinaia».

Il suo interesse per l’energia rinnovabile in Italia, tramite Aion, ha prodotto una serie di fallimenti. Può raccontarci cosa è accaduto, e soprattutto perché?

«Con le rinnovabili siamo partiti nel 2007, nell’eolico, con un parco da 9 megawatt in Toscana e progetti per 160 megawatt che abbiamo venduto quasi subito. Nel 2008 abbiamo investito 25 milioni per acquistare il 15% della Kerself, gestita dal fondatore Masselli con un progetto molto ambizioso. Ma progressivamente ci siamo accorti che le cose non andavano bene, e così nel 2010 siamo entrati nella gestione pur senza avere il controllo di Aion. Non avevamo scelta. La società era già in una situazione difficile. Ho lavorato un anno per trovare l’accordo con le banche, abbiamo fatto un aumento di capitale da 29 milioni di euro, abbiamo ottenuto dai cinesi un investimento da 20 milioni e abbiamo definito un piano industriale asseverato. Il valore della ristrutturazione era pari a 80 milioni in equity. Poi è intervenuto il quinto Conto energia ed il valore del nostro parco progetti e di Aion è drasticamente calato».

Sta dicendo che la colpa del fallimento sta nel fatto che lo Stato ha ridotto gli incentivi per l’energia fotovoltaica?

«Avevamo ben chiaro, nel 2011, che Aion poteva anche non farcela. Dico però che con quell’aumento di capitale e 3 anni di tempo avremmo potuto salvare la società, ma sarebbe servito un regime di incentivi stabile».

Il fallimento di Aion ha trascinato anche Saem, che ha realizzato gli impianti sulla Murgia e non è stata pagata.

«Il progetto dei 32 campi da un megawatt in Puglia e Basilicata, il primo dopo l'aumento di capitale, era di acquistare da Aion progetti completati e finanziati. Abbiamo pagato il 45% in via anticipata ed eravamo disponibili a pagare il resto una volta che Aion avesse consegnato gli impianti. Però Aiòn è stata dichiarata fallita nel 2012 e abbiamo trattato con il commissario per pagare il restante valore».

Ma oggi 28 impianti sono stati sequestrati per ordine del Tribunale di Reggio Emilia, su disposizione del curatore fallimentare di Aion, che chiede ad Aveleos di pagare altri 40 milioni.

«Il sequestro non era necessario. Siamo disponibili a trovare l’accordo economico. Ma al curatore abbiamo detto chiaro che se gli impianti restano sotto sequestro, se non viene eseguita una manutenzione professionare, il loro valore scende a zero e perdiamo tutti».

Saem può ancora essere salvata?

«I fratelli Maggi sono imprenditori di qualità. La loro competenza tecnica, quello che abbiamo imparato da loro, ci è utilissimo per gli investimenti sul fotovoltaico che stiamo facendo in Russia. Il fallimento di Saem, per me, è incomprensibile: come ho detto, la sola gestione dei nostri 63 impianti a terra è più che sufficiente per mantenere la società. Spero che il Tribunale non confermi la decisione di far fallire la società».

Con Avelar siete anche impegnati in Basilicata, nel progetto Geogastock per lo stoccaggio di gas.

«Premetto che dal 2013 non ho più la gestione di Geogastock. È un progetto da 600 milioni che coinvolge tre partner industriali. Porterebbe enormi benefici al sistema energetico italiano: dico solo che se fosse realizzato, la logica del South Stream e di Tap sarebbe molto diversa. Ma il progetto Gigastock aveva senso economico nel 2008, nella situazione odierna di sovrafornitura di gas ne ha molto meno. Forse è già tardi. E mi è dispiaciuto non essere mai riuscito a spiegare ai sindaci dei Comuni interessati e il presidente della Basilicata che il progetto va realizzato in tempi rapidi».

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